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• MARINA MONSTER

M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: n.d.N° COMMENTI PRESENTI: 0
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 9/10/19 DAL DAVINOTTI
L'inizio con un narratore (Swerling) che in pieno stile Ed Wood ciancia di squali specificando che si cibano di esseri umani ovunque vadano e le immediate scene successive, che sembrano uscite direttamente dalle telenovele fasulle lanciate dalla Gialappa's (dando subito l'idea dei mezzi impiegati), promettevano bene. Purtroppo presto si capisce quanto gli obiettivi del film siano dichiaratamente parodistici e ricercatamente trash. Girato quasi per intero al porticciolo di Hamilton, in Ontario (si riconosce il grattacielo sullo sfondo), MARINA MONSTER comincia come detto in modo spassoso: un pescatore cade in acqua dalla banchina spinto da un tizio che passava di lì, il quale poi fa lo stesso con una ragazza avvicinatosi al bordo tuffandosi quindi a sua volta. Sullo sfondo si vedono affiorare, immobili, una pinna e una vaga sagoma di squalo; i poveretti a bagno cominciano ad agitare le braccia, la musica (clamorosamente clonata da quella immortale di John Williams) sale ma al momento dell'attacco l'unica cosa che vediamo sono riprese subacquee di bollicine e alcune ombre indistinguibili che passano nell'inquadratura. E' già questo l'attacco più significativo e meglio realizzato del film (rendiamoci conto...). La medesima sequenza di eventi verrà in seguito ripetuta infinite volte: gente che passeggia sulle passerelle e che quasi sempre senza un perché finisce in acqua a gridare, affogando subito dopo. Una vera calamità, si dirà. Decine di decessi in un paio di giorni e nessuno che si muova per evitarne di ulteriori, a quanto pare, né qualcuno che parli della cosa ad esclusione dei tre o quattro protagonisti. D'altra parte il gioco viene reso chiaro dopo un paio di minuti, quando vediamo un uomo grattarsi i testicoli con primi piani della mano che ravana nel costume. Poco dopo una scoreggia e un rutto, tutt'insieme per far più rumore. Insomma, più che un film uno scherzo di lunga durata (per modo di dire, visto che si arriva a fatica all'ora e dieci), con personaggi caricaturali che definire macchiettistici è poco e che palesano fin da subito il senso dell'operazione, segnata da una fotografia digitale amatoriale quanto il resto. Le donne son tutte in forte sovrappeso compresa Oceanna Anchor (LaHaise), figlia di un commodoro e fidanzata con Earl Molar (Crane), a sua volta figlio di un altro commodoro (che chiama “Papà... ehm voglio dire commodoro Molar”). Quest'ultimo evidentemente piace, perché ogni femmina che gli si avvicina mette immediatamente in mostra il generoso seno e comincia a fare chiare avance irritando Oceanna, che accorre a liberare l'amato dall'imbarazzo. Inimmaginabili i dialoghi, volutamente idioti, tra i giovani ma anche tra tutti gli altri, a conferma che il film non è da intendersi seriamente nemmeno per sbaglio. Dopo essersi fatti però qualche sghignazzata alle spalle dei protagonisti e aver assistito alla quarantesima persona (sono davvero 40, tutte citate come “victims” nei titoli di coda) che finge di cadere per errore o viene spinta nel lago Ontario (ci viene spiegato che gli squali arrivano lì dal fiume Mississippi!) le braccia cascano e tocca attendere la classica “regata” per incontrare qualcosa di nuovo. Di cosa si tratta? Clamorosi fotomontaggi - come neanche negli Anni Cinquanta - di un gommone attaccato da uno squalo gonfiabile (proprio di quelli che si vedono in spiaggia) il quale grugnisce “Give me some gnam gnam” pretendendo di essere cibato! Oceanna gli tira il remo in testa senza nemmeno colpirlo, il suo degno compare aziona l'elica e ne fa polpette. La regata prosegue senza che nessuno lì intorno si accorga di nulla, come sempre. Christine Whitlock, che ha scritto e diretto questo gioiellino in 4:3, aveva le idee chiare e ha prodotto un film che non è né carne né pesce (c'è solo quello di plastica), privo persino dei soldi e dello sforzo minimi per ambire a diventare una vera parodia. Candidato ad essere il peggior shark-movie di ogni tempo, ma così è troppo facile...
il DAVINOTTI