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DESTINAZIONE BUDAPEST

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Destinazione Budapest
Titolo originale:Assignment Paris
Dati:Anno: 1952Genere: spionaggio (bianco e nero)
Regia:Robert Parrish, Phil Karlson (n.c.)
Cast:Dana Andrews, Märta Torén, George Sanders, Audrey Totter, Sandro Giglio, Donald Randolph, Herbert Berghof, Ben Astar, Willis Bouchey, Earl Lee
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M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: n.d.N° COMMENTI PRESENTI: 0
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 24/7/19 DAL DAVINOTTI
Nella redazione parigina del New York Herald Tribune si ascolta alla radio la voce di tale Robert Anderson che a Budapest, nel processo a suo carico, confessa di essere una spia americana. All'ambasciata ungherese di Parigi, per raccogliere informazioni, s'incontrano due giornalisti del Tribune che non si erano mai conosciuti, Jimmy Race (Andrews) e Jeanne Moray (Torén), destinati presto a innamorarsi. Race tuttavia è uno dei migliori reporter del Tribune e per questo viene spedito dal suo capo Nick Strang (Sanders) oltrecortina, a Budapest, quando è il momento di sostituire un collega vittima d'un attacco di cuore e cominciare a capire quali siano le vere responsabilità di Anderson. E' qui che il giornalista comincerà a far luce su una serie di misteriosi accadimenti legati alla politica da Guerra Fredda del tempo (con l'implicazione dell'allora presidente slavo Tito), caratterizzata da operazioni di copertura, spionaggio e controspionaggio che vedono implicati membri dell'ambasciata in Francia e naturalmente i servizi segreti ungheresi. La love story tra Jimmy e Jeanne fortunatamente si prende meno spazio del previsto, anche perché lei rimane a Parigi dove deve già sostenere la corte di Nick, il quale parrebbe avere perlomeno diritto di precedenza, visto che con lei ci prova da anni... Il film di Robert Parrish non si distacca molto dalla routine del tempo, andando a toccare argomenti da spy tradizionale ma giovandosi di qualche bella ripresa nella capitale ungherese. L'intreccio si sviluppa guardando alle maggiori figure di spicco dell'epoca (Stalin, Tito) ma utilizzandole marginalmente e aggiungendoci l'idea della foto compromettente da nascondere nonché quella del solito disertore che guarda caso starebbe proprio a Parigi, dato per morto senza certezze. Un meccanismo già alla base di tante pellicole simili alle quali questa si apparenta senza brillare per fantasia ma mantenendo una professionalità di base che permette di seguirla con discreto coinvolgimento (necessita però di molta attenzione, o il rischio è di perdersi qualcosa per strada). Il cast è quello delle produzioni minori ma nient'affatto scalcinate, che garantisce un godimento standard soprattutto a chi ama il genere, contaminato in questo caso da qualche vezzo romantico e comprendente il classico scambio notturno d'ostaggi sul ponte. Il blocco comunista viene dipinto come ricettacolo di falsità: agisce senza rispetto per l'uomo e definisce l'altra metà del cielo un “mondo capitalista e guerrafondaio”. Retorica scontata per una coproduzione franco-americana cui abbiamo partecipato pure noi (presenti con l'attore Sandro Giglio), solida quanto basta per soddisfare gli amatori dello spy senza tuttavia entusiasmare, anche per colpa di una regia fiacca.
il DAVINOTTI