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• L'ULTIMO SHARKANADO - ERA ORA!

M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: n.d.N° COMMENTI PRESENTI: 0
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 17/7/19 DAL DAVINOTTI
Sembra uno scherzo, il titolo, ma è quello che a questo punto ci si augura davvero: che sia l'ultimo (era ora!). L'idea simpatica alla base di un successo clamoroso e inaspettato aveva già esaurito nel corso d'un paio di film ogni cartuccia a disposizione, finendo col ripetersi svogliatamente fino a diventare un coacervo di immagini senza senso che si rincorrevano vuote sullo schermo. Non si può dire che questo numero 6 sia la summa perché lo è tanto quanto i due o tre precedenti capitoli, che si confondono e si sovrappongono nella memoria offrendo sempre la solita minestra a base di squali che dal loro tornado vengono sbattuti violentemente addosso ai malcapitati nei pressi. Qui, come spesso capita quando una saga esaurisce le idee (vedasi il nostro Fantozzi, senza dover cercare tanto lontano), il viaggio nel tempo offre l'occasione per variare un po' le ambientazioni, ma se poi quel che capita in ogni epoca è semplicemente che d'improvviso salta fuori un nuovo sharknado da annientare, si capisce bene che il livello (bassissimo) resta inevitabilmente quello abituale. Si parte subito con Fin (Ziering, of course) nel giurassico a combattere contro i dinosauri. E' suo figlio che l'ha spedito lì dicendogli che per eliminare il problema sharknado bisogna distruggere il primo di essi. E così, ritrovata April (Reid) a cavallo di una sorta di pterodattilo nonché i due o tre amici di sempre resuscitati senza tante spiegazioni, il nostro eroe compirà il proprio dovere. Basterà? Ovviamente no. Il tempo di saltare avanti fino al Medioevo di Merlino che pure lì, dopo breve lotta contro un'ambigua principessa transgender, si genera il solito sharknado. La differenza è che di volta in volta va sconfitto con le armi utilizzabili nelle diverse epoche; per cui quando si passa agli anni della Guerra d'Indipendenza e di George Washington gli squali vengono bombardati con le palle di cannone, mentre nel successivo Far west di Billy The Kid gli si spara con le pistole. Poco efficaci? Fossimo in un film serio lo si potrebbe anche pensare, ma dal momento che qui capita tutto e il contrario di tutto senza che sia lecito chiedersi il perché... L'ambiente successivo è la California dei Sessanta: sulle spiagge si surfa e si balla e Fin incontra lì sua madre (interpretata da Tori Spelling, la Donna Martin partner di Ziering ai gloriosi tempi di BEVERLY HILLS 90210!). Un veloce passaggio nella San Francisco del 1997 dove Nova (Scerbo) incontra se stessa bambina e il nonno che venne mangiato dagli squali (lei vorrebbe salvarlo ma...) che è già il momento di ritrovarsi nel futuro, addirittura nel 20013, in un mondo dove tutti gli umani sembrano avere le fattezze di April. Caos totale, squali d'acciaio sospesi nel cielo e bestialità senza fine. La saga si chiude nel modo peggiore, facendoci quasi rimpiangere i tremendi capitoli precedenti dove almeno una parvenza di storia vagamente si scorgeva. Qui siamo al grado zero di scrittura e veniamo seppelliti da un tale ammasso di (disgustosa) computergrafica da riconoscere a fatica qualcosa di riconducibile al cinema classicamente inteso. Il povero Ziering, ancora in forma, è l'unico tangibile contatto con qualcosa che possa ricordare la realtà, ma ormai le battute scarseggiano e pure il minimo tasso di divertimento non è più garantito. Tara Reid invece spara raggi laser dalle mani e perfino dagli occhi della sua testa staccata dal corpo che Fin si porta dietro fin dall'inizio in un sacchetto... I protagonisti che roteano all'interno del tornado assieme a decine di personaggi storici che declamano frasi celebri la dice tutta sull'operazione, come sempre folle ma frastornante e sfinente. Era proprio ora che si desse un taglio...
il DAVINOTTI