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• ALLEANZA MORTALE

M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: n.d.N° COMMENTI PRESENTI: 0
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 13/6/19 DAL DAVINOTTI
Ennesima rilettura dello scambio di delitti tra sconosciuti che si tende sempre a far risalire all'hitchcockiano L'ALTRO UOMO; il film TV di John Lyde riprende l'idea aggiungendovi un terzo elemento per rendere il patto più articolato. In realtà a suggerire la natura assassina dello stesso, ancor prima della trama che inizialmente sembra raccontare solo di un possibile scambio di favori tra i personaggi principali, è il titolo originale: THE KILLING PACT dice già tutto, e così quando troviamo seduti al tavolo di un pub una giovane (Stone) vessata dalla zia proprietaria del teatro dove entrambe lavorano, un impiegato d'azienda (Olive) mobbizzato da una sua vecchia fiamma e la vera protagonista Hayley (Rose), tempestata di chiamate dell'ex marito falso disabile che pretende gli alimenti per giocarseli al casinò, capiamo subito a quale tipo di patto si sta andando incontro. Convinta Hayley a parlare con loro dei suoi problemi, gli altri due le spiegano come si potrebbe organizzare di eliminarli in modo che la polizia non possa arrestarla, né lei né nessuno. E' sufficiente crearsi degli alibi a prova di bomba per l'ora del delitto e lasciare che ad agire sia un altro di loro. Hayley non crede alle sue orecchie e si tira subito indietro, ma i due amici decidono di agire ugualmente: ben presto l'ex marito (falso) invalido farà una brutta fine. Il meccanismo è quindi innestato (come vuole lo schema classico è sempre il più deciso dei contraenti a dare l'accelerata agendo autonomamente) e Hayley si ritrova, con figlia adolescente a carico, a fronteggiare i primi interrogatori della polizia e nel contempo ad arginare l'invadenza di Melanie, che più di tutti ora esige che si pensi a sua zia. Una confezione dignitosa (fotografia superiore alla media dei TVmovie), una protagonista che col suo comprensibile spaesamento riesce almeno sulle prime a convincere: molto misurata, Emily Rose interpreta bene la figura della donna sincera che vorrebbe uscire il prima possibile dal gioco in cui non ha mai scelto d'entrare. Nel contempo anche la calma olimpica dei due poliziotti incaricati delle indagini non dispiace. Almeno fino a quando non si capisce che tanta placidità si traduce in una fiacchezza registica a rischio sbadigli. Ci sono poi momenti in cui si ha la netta impressione che si aggiungano riempitivi pericolosi e si diluiscano le scene (si veda ad esempio il lungo confronto tra Hailey e l'uomo del patto in preda a una crisi depressiva). Perché il soggetto a ben vedere è striminzito e non riesce a dare forma originale a sviluppi in defintiva elementari che solo lo sguardo spietato della Stone fa sembrare a tratti plausibili. Il finale è comunque discreto e sufficientemente teso, sostenuto da una recitazione nel suo insieme gradevole. Curioso il fatto che quando la donna cerca il nome dell'amico Kevin Moore su internet i primi risultati non visualizzino in primis – come dovrebbero - l'ex tastierista dei Dream Theater.
il DAVINOTTI