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• LA NEMICA DELLA PORTA ACCANTO

M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: n.d.N° COMMENTI PRESENTI: 0
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 23/5/19 DAL DAVINOTTI
Per il filone vicini molesti ecco pronto un tv-movie facile facile d'impronta tutta femminile con una madre (Paul) che subisce nell'incipit l'intrusione domestica di un ladro; questi di notte la minaccia con la pistola e prima di andarsene le accoppa il cane cui la figlia (Solo) era affezionatissima. Scioccata, la donna accetta il suggerimento del marito (Hudson) e insieme comprano una villetta nel più tipico dei ricchi comprensori americani, sorvegliatissimo e attrezzato con allarmi di ogni tipo. Il rapinatore, che la donna rivede ancora nei propri incubi, è stato preso, ma il suo complice rilasciato su cauzione. Sarà lui che spedisce messaggi minatori alla donna non appena il marito parte per l'ennesimo viaggio d'affari piantandola in casa da sola con la figlia? O invece la vicina (Lawson), tipico esemplare di falsa amicona invadente che minuto dopo minuto passa da una smielata gentilezza all'ossessionante imposizione della propria presenza? Sulle prime comprensiva e solidale, dà l'impressione di poter essere la nuova amica ideale, ma chi bazzica questo tipo di film ci mette meno di un minuto a capire l'antifona: una torta di qua, un invito a cena di là e poi te la ritrovi davanti ogni volta che apri la porta. D'altra parte il titolo italiano (e pure quello originale, più ironico) non lascia spazio a dubbi: il nemico ce l'hai di fianco. E dire che il marito, prima di partire, proprio a quella si era raccomandato, chiedendole di stare accanto alla moglie ancora scossa dalla rapina precedente... Alexandra Paul interpreta un ruolo che in tv va moltissimo, quello della madre preoccupata per sé e per la figlia, turbata dalle eccessive attenzioni della vicina, giocoforza comprensiva nei confronti di un marito che parte in trasferta per far carriera (e quindi pagare il mutuo di casa, visto che dopo la rapina lei si è licenziata). E che si ritrova la vicina lì, con la sua stazza piuttosto ingombrante e le sue insistite citazioni da letterati celebri che dovrebbero caratterizzare in qualche modo il personaggio (ne ha una per ogni occasione). Laura in breve comincia a stare in pena per sua figlia, prima ancora che per sé, e respira a fatica, si muove angosciata per la casa, stacca e riattacca l'allarme... Non si può chiedere molto di più a tv-movie così, senza alcuna pretesa, confezionati un po' tutti allo stesso modo e penalizzati da dialoghi che lasciano regolarmente una sensazione di artificioso, con gran sorrisoni, tenere dimostrazioni d'affetto in famiglia e una recitazione sopra le righe che sconfina talvolta nel ridicolo. Un briciolo di tensione si avverte, ma tutto sa di costruito, di fasullo, a cominciare appunto da certi botta e risposta che si vorrebbero studiati ma ottengono solo di risultare imbarazzanti quanto le espressioni minacciose della Lawson. E che dire della figlioletta accusata di drogarsi senza uno straccio di prova da un preside che, poco dopo, accusa un suo insegnante di farsi la madre di un'alunna senza permettergli di dire una parola per difendersi? Confezione leggermente sopra la media, ma solo perché la media di certi thriller televisivi è davvero bassa... Il fiacchissimo finale, poi, sceglie la via più facile tanto per chiudere in fretta e senza sorprese.
il DAVINOTTI