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• LA RAGAZZA DELLA PORTA ACCANTO

All'interno del forum, per questo film:
• La ragazza della porta accanto
Titolo originale:The Girl Next Door
Dati:Anno: 1998Genere: thriller (colore)
Regia:Eric Till
Cast:Henry Czerny, Polly Shannon, Simon MacCorkindale, Robin Gammell, Alberta Watson, Gary Busey, Janet-Laine Green, Vlasta Vrana, Daniel Enright, Amy D. Jacobson, Wayne Robson, Janet Kidder, Marc Cohen
Note:Aka "Fatale innocence".
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M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: n.d.N° COMMENTI PRESENTI: 0
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 17/12/18 DAL DAVINOTTI
Se la ragazza della porta accanto è una gran bella figliola, l'armonia familiare dei vicini è a rischio. Lei, Fiona (Shannon), è la figlia del sindaco, giovane e spregiudicata, insoddisfatta del suo boyfriend e segretamente innamorata del medico di base che le abita a fianco, Arthur Bradley (Czerny). Questi, sposato in attesa di una figlia che non sembra desiderare con troppa intensità, viene chiamato dal sindaco per dare un occhio a Fiona nel periodo in cui lui e la moglie devono assentarsi per un viaggio. Arthur accetta volentieri senza sapere che la provocante ragazzina ha segrete mire su di lui, e la seconda volta che lei lo chiama di sera perché dice di sentirsi osservata da qualcuno (pare che in giro ci sia un molestatore) ci casca. Prima un po' di confidenze intime, poi gli sguardi languidi, fuori la pioggia... Arthur non avrebbe dovuto farlo ma lo fa. Ancora più grave, il giorno dopo Fiona viene ritrovata morta, strangolata. La polizia sospetta del boyfriend rifiutato, che è difeso dal padre avvocato, ma nemmeno lo sceriffo (Busey) pare troppo convinto dell'ipotesi. Anche perché gira voce che Fiona avesse detto ad amici di essere innamorata di un uomo molto più grande di lei. Tracce di sperma sul divano, fili di una giacca verde sulle unghie. I genitori intanto fanno ritorno e lo strazio collettivo comincia. Perché sui sentimenti il regista punta molto, senza accorgersi di scadere nel patetico quando esplicita quelli tra Fiona e il medico condendoli con romanticherie evitabili (le foglie che cadono sotto la pioggia, gli sguardi teneri in penombra, la mano nella mano...) e di allentare il ritmo quando prova a raccontare i turbamenti di Arthur ottenendo solo di far apparire l'uomo come un bradipo dai riflessi tragicamente lenti (Czerny sembra sotto effetto di sedativi dall'inizio alla fine). La modesta riuscita è quindi in parte da imputare a un cast non proprio sensazionale, molto a una regia che invece di sfruttare in chiave di thriller teso una trama in realtà articolata discretamente, si sofferma nel tentativo fallito di dare spessore a personaggi che finiscono solo con l'apparire goffi (si veda la moglie del medico) quando non antipatici. Peccato, perché per l'appunto le idee in grado di sviluppare degnamente il film non mancavano, a cominciare dal videodiario lasciato dalla povera Fiona o dalla figura marginale del giornalista (Vrana), che insieme ad altri racchiude la vicenda in un microcosmo strapaesano dove tutti conoscon tutti, con case confinanti da cui chi vuole spia il vicino senza troppe difficoltà. I tormenti del protagonista sarebbero comunque credibili, se non li si volesse caricare di una melodrammaticità eccessiva, mentre gli sporadici interventi di Gary Busey aggiungono quella professionalità che viene invece altrove a mancare. Perché seguire la vicenda fino alla sua conclusione darebbe anche una certa soddisfazione ai giallisti, se non fosse per la pedestre messa in scena (si veda come viene resa male la ricercata ambiguità dell'incidente in auto o del finale in ospedale). Certo, è un prodotto televisivo e i limiti del mezzo si conoscono, ma una regia più briosa e interpretazioni più grintose avrebbero senza dubbio aiutato a far emergere il film dalla pletora di thriller analoghi.
il DAVINOTTI