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• THEY SAVED HITLER'S BRAIN

All'interno del forum, per questo film:
• They saved Hitler's brain
Titolo originale:They Saved Hitler's Brain
Dati:Anno: 1968Genere: thriller (bianco e nero)
Regia:David Bradley
Cast:Walter Stocker, Audrey Caire, Carlos Rivas, John Holland, Marshall Reed, Scott Peters, Keith Dahle, Dani Lynn, Nestor Paiva, Pedro Regas, Bill Freed, Chuck Beston, Larry Burrell, Hap Holmwood, Dick McHale
Note:Rimontaggio con ampie aggiunte del film "The Madmen of Mandoras" (1963).
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M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: n.d.N° COMMENTI PRESENTI: 0
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 10/12/18 DAL DAVINOTTI
E' cosa nota, ma è impossibile non ripeterla perché le differenze tra la prima mezz'ora e il resto del film hanno del clamoroso: THEY SAVED HITLER'S BRAIN è, per la sua parte più importante, una pellicola del 1961 intitolata THE MADMEN OF MANDORAS. E' da lì che provengono le idee più bizzarre e interessanti nonché la parte coerente dello svolgimento. Dal momento tuttavia che l'originale durava troppo poco (un'ora e un quarto), si è optato per una riedizione in chiave televisiva che accorcia ancor di più la pellicola esistente aggiungendovi una prima mezz'ora girata per l'occasione (quindi cinque anni più tardi) in cui una coppia di improbabili agenti segreti - lui un tizio con baffi e sguardo perso, lei una corpulenta donnona – si dan da fare per conoscere il passato del dr. Bernard - uno scienziato ucciso a cui è stata sottratta la formula di un antidoto al tremendo "G-gas" - e capire chi sia il professor Coleman (Holland), ultimo rimasto in possesso della medesima formula. Chiusa la suddetta prima parte, legata alla seconda con un “virtuoso” gioco di campi e controcampi e farcita di insulsi dialoghi, inseguimenti in casa e sparatorie da spionistico di serie Z concluso con la doppia morte dei due agenti, si apre finalmente il film “vero”, in cui la figlia (Caire) di Coleman e suo marito (Stocker), un agente federale, si vedono morire in auto un tizio che mentre agonizza svela dove sia tenuto segregato il professore: a Mandoras, nei Caraibi, dove infatti i due si recano immantinente e dove incontrano pure la sorella (Lynn) di lei, la quale si presenta baciando in bocca il cognato... Il tutto per arrivare poi alla fase più importante del film, ovvero quella in cui il cervello di Hitler entra finalmente in scena, preceduto da un flashback di guerra nel quale vediamo il fratello del tizio morto in auto svelare come dal famoso bunker di Hitler i medici riuscirono a portar via la testa del Führer per conservarla e ridarle vita in vista di una nuova ricostituzione del Reich. E allora ecco a voi la testa, piazzata all'interno di una teca su un dispositivo che la tiene in vita (in realtà poi la si porta via in un contenitore di plastica come si fa col gatto), che apre e chiude gli occhi, fa le faccette, sbraita... Le sottotrame son di scarsa presa, il finale tra le rocce di montagna patetico, la regia semidisastrosa (il semi lo si può invece tranquillamente elidere per la prima mezz'ora, a livello del peggior Ed Wood) e, al di là della bizzarra idea intelligentemente sfruttata dalla furba rititolazione, c'è poco o niente, con l'aggravante in questo caso di aver per l'appunto devastato il poco di buono che si aveva in origine tagliando e cucendo come peggio non si poteva. Decisamente meglio rivolgersi al film da cui si è partiti per lo sciagurato processo di rimontaggio, a questo punto, più lineare e godibile...
il DAVINOTTI