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THE MADMEN OF MANDORAS

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The madmen of Mandoras
Titolo originale:The Madmen of Mandoras
Dati:Anno: 1963Genere: thriller (bianco e nero)
Regia:David Bradley
Cast:Walter Stocker, Audrey Caire, Carlos Rivas, John Holland, Marshall Reed, Scott Peters, Keith Dahle, Dani Lynn, Nestor Paiva, Pedro Regas, Bill Freed
Note:Rimontato con ampie aggiunte e rititolato "They saved Hitler's Brain" (1968).
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M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: n.d.N° COMMENTI PRESENTI: 0
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 10/12/18 DAL DAVINOTTI
Il G-gas produce in chi lo respira effetti letali mostrati in un video nel quale un elefante si accascia: uccide l'uomo come fa il DDT con le mosche. L'antidoto è top-secret e ne illustra le doti il professor John Coleman (Holland) in conferenza, prima di apprendere via telefono che qualcuno ha rapito sua figlia Suzanne (Lynn). Poco dopo viene sequestrato pure lui e portato a Mandoras, nei Caraibi, come un misterioso personaggio rivela in auto alla figlia rimasta (Caire) e a suo marito (Stocker) prima di rimanere ucciso da due killer che gli sparano dall'auto a fianco. Lascerà sufficienti indizi perché i due raggiungano in aereo Mandoras, dove si aprirà un vero vaso di... Pandora. E' lì infatti che un ricostituito esercito nazista sta tenendo in vita nientemeno che la testa pensante di Hitler, salvata dalla distruzione del celebre bunker (al tempo era opinione comune che il Führer si fosse salvato per riparare in Sudamerica o chissà dove) grazie alla collaborazione di una specializzatissima equipe medica di cui faceva parte proprio l'uomo morto in auto. Ora è suo fratello a raccontare ai due la storia in albergo (via flashback, con tanto di immagini belliche di repertorio e Hitler che dà istruzioni a tutti), aggiungendo che sa dove il professor Coleman è tenuto prigioniero. I nostri eroi ci arriveranno, naturalmente, nel covo del Nuovo Reich, dopo aver recuperato in un bar la sorella scomparsa; e assieme al professore troveranno lì pure la testa del Führer, racchiusa in una teca e appoggiata sopra una macchina che la tiene in vita (divertente vederla aprire e chiudere gli occhi velocemente, sogghignare, sbraitare in tedesco e venire trasportata in un fustino di plastica trasparente), vera idea vincente non a caso utilizzata fin dal titolo nel rimontaggio televisivo del film, THEY SAVED HITLER'S BRAIN. Una trovata efficace, bizzarra, che connota un film per il resto mediocre, non così terribile ma condotto pedestremente, simile nella costruzione ai mille altri B-movies americani del periodo, in cui l'intreccio spionistico si mescola con tracce da horror fantascientifico d'occasione e ambientazioni straniere appena abbozzate. Un bianco e nero che dà un tocco di gusto in più, un finale incendiario (con testa) bizzarro in linea col resto preceduto da una lunga caccia tra i monti. In definitiva una produzione di bassa categoria che fino alla comparsa della famigerata testa e dei nazisti (ahinoi, dopo oltre metà film) aveva fatto temere il peggio. Divertente l'entrata in scena della scatenata sorella della co-protagonista nel locale: si siede sui piatti appena acquistati dalla poveretta frantumandoli e le bacia a lungo in bocca il marito lasciandola di stucco! Il citato THEY SAVED HITLER'S BRAIN eliminerà i primi minuti e parte del finale sostituendoli con una mezz'ora in più diretta nel peggior modo possibile dando il colpo di grazia al film e spedendo il rimontaggio nell'empireo trash.
il DAVINOTTI