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APPUNTAMENTO COL PONTE

M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: n.d.N° COMMENTI PRESENTI: 0
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 18/10/18 DAL DAVINOTTI
L'appuntamento del titolo italiano se lo danno due coinquilini insoddisfatti riprendendo un vecchio patto che avevano stretto da bambini: se al compimento dei trent'anni non avremo ancora trovato il partner che ci soddisferà, vorrà dire che sarà giunto il momento di suicidarsi. Dal ponte di Brooklyn magari. Joe (Schaeffer, anche sceneggiatore e regista del film) sogna la vicina di casa (Macpherson) che spia quotidianamene dalla finestra, Lucy (Parker) incontra, pur andandoci a letto, solo ragazzi per cui non prova nulla. Che sia giunto davvero il momento di rispettare il triste impegno ricordato da Joe a Lucy a distanza di tanti anni? No, mancano ancora 28 giorni e le cose postrebbero migliorare. E miglioreranno, dal momento che il film è la più tipica delle commedie sentimentali made in USA. Che qualche freccia al suo arco l'ha anche, perché l'inizio è scoppiettante: la Parker fa la psicanalista, sufficientemente squinternata da uscirsene con frasi spiazzanti magari sulla lunghezza media del pene (non dimentichiamo che è la diva di SEX AND THE CITY) o chiedendo a Joe se berrebbe la sua saliva. Meno brillante Schaeffer e lo sarà per l'intera durata, a rimorchio di un personaggio timido e impacciato come mille altri, maestro di scuola materna (sogna di aprirne un giorno una con Lucy) e pittore per diletto; a una sua mostra conosce finalmente la splendida vicina che - figurarsi - mostra di avere un debole per lui. Ma il momento d'oro del film è già passato, i rari spunti originali si perdono sempre più tra valanghe di luoghi comuni che prevedono tra l'altro l'entrata in scena di un artista di quelli che dipingono mettendo i piedi nel colore e appendendo grosse tele al muro da “imbrattare” seguendo tecniche "rivoluzionarie"; ha il volto di Ben Stiller con berretto e treccine, ma è un personaggio molto meno brillante di quanto il ruolo e l'attore sembravano promettere. Anzi, si perde nello stesso anonimato dal quale il film non riesce più a emergere, con la caduta in quel sentimentalismo di maniera che inizialmente sembrava rifuggire attraverso l'ironia e una certa spinta dissacratoria. Se non altro non ci si annoia troppo, per fortuna, e qualcosa di buono a tratti s'intravede. In un baby-cameo d'una certa rilevanza una dolcissima Scarlett Johansson allora undicenne, che si fa portavoce dell'artista “moderno” ansioso di uscire con Lucy. Schaeffer arruffato e con cerchiello in testa non ispira la necessaria simpatia, anche se il personaggio aveva la carte per riuscirvi (specie quando dice di essersi fatto 15 test sull'HIV nonostante si limiti da cinque anni alla sola masturbazione) e nel complesso il film può definirsi una dimenticabile commedia romantica che funziona molto di più sul secondo versante.
il DAVINOTTI