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L'ATTACCO DELLE SANGUISUGHE GIGANTI

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L'attacco delle sanguisughe giganti
Titolo originale:Attack of the Giant Leeches
Dati:Anno: 1959Genere: animali assassini (bianco e nero)
Regia:Bernard L. Kowalski
Cast:Ken Clark, Yvette Vickers, Jan Shepard, Michael Emmet, Tyler McVey, Bruno VeSota, Gene Roth, Dan White, George Cisar, Guy Buccola (n.c.), Joseph Hamilton (n.c.), Walter Kelley (n.c.), Ross Sturlin (n.c.)
Note:Aka "The Giant Leeches".
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M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: n.d.N° COMMENTI PRESENTI: 0
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 26/9/18 DAL DAVINOTTI
Ai limiti del mediometraggio (1h02!), un horror prodotto dai fratelli Corman (Roger e Gene) che punta ad attrarre qualche fan del genere proponendo l'insolita idea di gigantesche sanguisughe killer (due, ma di fatto pare quasi sempre la stessa). Vivono in una palude dove un cacciatore, gironzolando di notte, le vede e spara. Serve a nulla, come si può immaginare, ma intanto l'uomo ha modo di raccontare l'esperienza al bar facendo sghignazzare gli amici, ovviamente scettici. Purtroppo c'è poco da ridere: nelle grinfie dei mostri finiscono presto una splendida ragazza (Vickers) e il suo amante (Emmet), sorpresi ad amoreggiare tra le canne dal grasso marito di lei (VeSota), che prima li minaccia col fucile e poi li spinge in acqua senza poter immaginare che le sanguisughe non aspettano altro. A vederle bene, in un secondo tempo dove le seguiamo portarsi le prede nella loro caverna per succhiarne il sangue attraverso antiestetiche ventose, esse si presentano come semplici uomini coperti da sacchi dell'immondizia cui sono state appiccicate “decorazioni” ispirate alle terminazioni d'un polipo e una specie di sturalavandini senza manico al posto della bocca. Si muovono sott'acqua goffamente, faticando a muovere i costumi e anche il regista fa presto a capire che meno le inquadra meglio è. Ma se non lo fa che gli resta? Davvero poco, e difatti l'avventura coi due amanti sorpresi dal marito dura ben dieci inutili minuti, mentre la guardia forestale protagonista (Clark) insiste che anche se i cadaveri dei dispersi non si trovano non accetterà mai di farli riemergere colla dinamite come suggerisce il padre della sua fidanzata (medico, appena un po' più sveglio di lui). La ragazza cerca di farlo ragionare, lui niente ma qualcosa prima o poi dovrà fare (e farà). Non prima però che la canoa di due poveracci del posto venga attaccata dalle sanguisughe, leste ad aggiungerli alla collezione di deportati in caverna (dove i poveretti respirano ma vengono “succhiati”). Con effetti speciali simili non era lecito aspettarsi granché, ma nemmeno i dialoghi aiutano visto che non si va oltre a battibecchi elementari e a una dinamica che in fondo è la stessa di gran parte degli eco-vengeance (con la variante kingkonghiana della bella in pericolo tenuta in vita dai mostri "eccitati"), aggravata da una totale assenza di tensione e da un finale che definire sbrigativo è un eufemismo (oltre a palesare una preoccupante carenza di fantasia). Se si pensa al MOSTRO DELLA LAGUNA NERA, antecedente di cinque anni e di ambientazione simile, si ha la misura della povertà di questo dimenticabilissimo monster-movie.
il DAVINOTTI