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• SHARK KILL

M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: N° COMMENTI PRESENTI: 1
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 20/9/18 DAL BENEMERITO HERRKINSKI POI DAVINOTTATO IL GIORNO 10/10/18
E' un film televisivo, i mezzi son limitati e la cosa è evidente; possiamo anzi dire che siamo di fronte allo shark-movie con meno attacchi nella storia del genere (e ancor meno vittime). Non ci si aspettino quindi sangue e arti strappati, in un film che ha poco da dire anche a livello di storia. Protagonista è l'immancabile biologo marino (Clark), che alla vista di uno squalo bianco nei pressi di una piattaforma al largo avverte preoccupato i lavoranti, lì per dei lavori subacquei. Nessuno gli crede e tutto riprende senza problemi. Passato qualche giorno tuttavia, il fratello del più scettico dei sub (Yniguez) viene attaccato da uno squalo e perde le gambe, gettando nel panico la cittadina (si fa per dire, gli abitanti non si vedon praticamente mai). Il biologo si sente responsabile, nonostante abbia passato il tempo ad avvertire chiunque dell'avvistamento, mentre il sindaco stanzia una ricompensa di 20.000 dollari per chi riuscirà a far fuori la bestia (lunga circa 5 metri: non si esagera anche perché le riprese son di repertorio, con squali autentici). Il giorno dopo decine di imbarcazioni stazionano vicino alla piattaforma rumoreggiando alla caotica ricerca del pescecane. Il biologo e il fratello dell'azzoppato, che inizialmente non si vedevano certo di buon occhio, decidono di sommare le forze e di mettersi in caccia pure loro: noleggiano quindi una bagnarola buona al massimo per due persone - sulla quale non si capisce bene come pensino di trasportare la bestia, una volta eventualmente catturata - e partono. Allontanatisi dal gruppo di sciamannati si ritrovano nel silenzio: cominciano a pasturare, a diffondere suoni di pesci sott'acqua e... lo squalo arriva; ma i due non lo vedono. Anche perché l'interazione tra fiction e riprese documentaristiche non avviene praticamente mai e i risultati, per gli amanti del genere, sono avvilenti. Si fa minutaggio riempiendo il film di dialoghi, di personaggi superflui (l'amica del biologo), di chiacchiere al bar e in famiglia per poi aprire a un'ultima parte “survivor” di rara debolezza, conclusa nel peggiore dei modi possibili. Si posson solo constatare la decenza del cast e la direzione non del tutto peregrina, ma a livello di suspense proprio non ci siamo; e visto che la ferocia, il sangue, l'orrore mancano del tutto non resta poi molto, da vedere: giusto qualche buona ripresa marina dello squalo, un'ambientazione piacevole, personaggi non disdicevoli. Il confronto col classico di Spielberg di pochi anni prima è impietoso e la coppia sulla “Candy Bar”, rispetto al trio sull' “Orca”, fa solo rimpiangere i secondi.
il DAVINOTTI

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Herrkinski 20/9/18 3:38 - 3904 commenti

Film per la Tv dal cast tecnico e artistico competenti ma nel complesso piuttosto fiacco. Si cerca ovviamente di capitalizzare il successo de Lo squalo, ma il pescione si vede solo in filmati d'archivio (pur integrati discretamente) nemmeno troppo minacciosi; una scena è nota per aver anticipato l'idea di Open water, ma è risolta in maniera del tutto anti-spettacolare, così come il finale; la dice lunga che nonostante la breve durata buona parte del minutaggio sia riempita da stralci di vita familiare, risse al porto e discorsi tra amici...
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