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IL VEGETALE

M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: N° COMMENTI PRESENTI: 3
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 20/1/18 DAL DAVINOTTI
Con un gran pubblico di bimbi pronti a seguirne il percorso artistico (non se ne capisce bene il perché ma "Andiamo a comandare" era popolarissima, tra i giovanissimi), Rovazzi trova non a caso la Disney, a sponsorizzargli l'ingresso al cinema. A scrivergli il copione e a dirigerlo Gennaro Nunziante, transfuga da un Checco Zalone che per il 2018 abdica. Nei panni del volonteroso neolaureato milanese subito spedito - dopo un colloquio invero soddisfacente - a distribuire volantini pubblicitari nei condomini, Fabio Rovazzi (nome e cognome reali son mantenuti, così da sfruttarne fino in fondo la popolarità) fa quel che può: non è un attore, lo sa lui meglio di noi e punta giustamente sulla spontaneità, con apprezzabili risultati. Il suo personaggio è indifeso, ingenuo, managerialmente incapace (porta la ditta di suo padre al fallimento quando quest'ultimo finisce in coma dopo un incidente stradale), il prototipo di come viene vista la gioventù d'oggi da chi occupa i posti di potere. Tornato col cappello in mano laddove si era licenziato una volta appreso di dover seguire l'azienda del padre, lo spediscono a fare uno stage in un paesino sperduto, dove affiancherà un gruppo di extracomunitari nella raccolta di ortaggi nei campi. Il vegetale quindi, che poteva dapprima identificarsi col padre (Bruschetta) in coma, fa riferimento anche al nuovo lavoro, dove nemmeno a dirlo Fabio conoscerà una giovane e bella maestrina (Calliari) di cui s'innamorerà. Lo schema si fa insomma piuttosto scontato, dopo un avvio meno tradizionale nel quale si analizzava per sommi capi il rapporto tra i giovani e il lavoro. Ma mantiene una sua eccentricità involontaria nell'interpretazione acqua e sapone di Rovazzi; che non può certo essere paragonato a un comico vulcanico come Zalone né troppo ci prova, a far ridere; se a tratti ci riesce comunque è per la qualità di una sceneggiatura ben calibrata, che conferma Nunziante come umorista di buon livello in grado di sostenere con una regia competente le qualità dello script. Gradevole ad esempio il modo in cui si descrive il rapporto col coinquilino (Giannoni, ottimamente in parte), mentre più fastidiosamente stereotipato è il personaggio della sorellina saccente (Franzese), anaffettiva e odiosetta. A Zingaretti è assegnato un ruolo ambiguo, che non si sa bene dove collocare se non nel finale: si limiterà a spalleggiare senza troppa fantasia sfruttando le qualità che gli si riconoscono. Nunziante ha qualche pausa di troppo, ma sa infilare battute che colgono nel segno (notevole tutta la scena dal venditore di auto usate) e coprire con intelligenza i limiti recitativi di Rovazzi permettendogli di cavarsela con espressioni tra il malinconico e il rassegnato alle quali alterna rari picchi di gioia riassorbiti in pochi minuti dal più consono grigiore. Più in ombra il rapporto col padre, che pareva poter essere al contrario centrale: lo si recupera nella seconda parte, dà il via a un paio di simpatiche battute e poco altro. Barbara D'Urso, nella parte di se stessa, dà un tocco di scontato cinismo all'ennesima parodia della tv del dolore.
il DAVINOTTI

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Markus 20/1/18 16:28 - 2550 commenti

Idolo di bambini e teenager con il famoso brano "Andiamo a comandare", ecco l'esordio cinematografico di Fabio Rovazzi: un volto anonimo come tanti che però prendo e gli va dato atto di essere una specie di mito (la sala era zeppa di ragazzini) a me sconosciuto. La pellicola, piuttosto divertente e con buoni momenti, segue i dettami di molti esordienti giovani con vicissitudini raccontate in maniera scanzonata (mondo del lavoro in epoca di crisi, un amore tra timidi...) con la forza e lo stile narrativo ideato da Gennaro Nunziante.
I gusti di Markus (Commedia - Erotico - Giallo)

Paulaster 24/5/18 9:55 - 1843 commenti

Giovane laureato si adatterà ai mestieri più umili pur di lavorare. Trama esile, guidata dalla voce fuori campo, che racconta i dolori di un neoassunto pieno di buona volontà. Rovazzi ha i modi gentili adatti ma purtroppo per lui la maggior parte delle battute sono banalotte (il lavoro in nero, l’innamoramento ovvio, il coinquilino). Consigliato anche a un pubblico imberbe per l’assenza di volgarità, camei piacevoli e per la classica iniezione di buoni sentimenti di Nunziante.

• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: “Listen to me”; Il ballo africano; L’urlo per svegliare la sorella in macchina.
I gusti di Paulaster (Commedia - Documentario - Drammatico)

Gabrius79 24/1/18 0:32 - 1046 commenti

Gennaro Nunziante cerca di plasmare questo film nel segno di un esordiente Fabio Rovazzi. Certo non sta dirigendo Checco Zalone, peró riesce in qualche maniera a dirigere un film piuttosto piacevole, nonostante le acerbe doti di attore di Rovazzi. I momenti divertenti non mancano (infarciti con una timida storia d’amore) e spiccano se non altro una buffissima Rosy Franzese (la piccola sorellastra) e un carismatico Alessio Giannone (il coinquilino), che forse avrebbe meritato più spazio. Ironica presenza di Barbara D’Urso.
I gusti di Gabrius79 (Comico - Commedia - Drammatico)