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LA CORSA PAZZA DI SORELLA SPRINT

M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: n.d.N° COMMENTI PRESENTI: 0
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 16/11/17 DAL DAVINOTTI
Ben più significativo e simpatico il titolo originale, che con Suor Citroën fa riferimento al soprannome di Suor Tommasa (Morales), fresco acquisto dell'orfanotrofio madrileno ove è ambientata la vicenda. Superate le non poche difficoltà agli esami di guida è infatti lei a prendere la patente riuscendo a convincere le altre che spostarsi con l'auto, anche solo per andare a chiedere l'elemosina porta a porta, rappresenta un guadagno irrinunciabile, in termini di tempo. Muoversi però con quello che amichevolmente chiaman tutte "catorcio" (una gloriosa Citroën 2CV) diventa un vero azzardo, se c'è Tommasa alla guida: i danni prodotti dagli incidenti a ripetizione dovuti, più che all'alta velocità, all'incapacità della donna al volante, diventano proverbiali in zona e dovrebbero regalare quel po' di spiritosaggine in più a una storia che punta innanzitutto a commuovere, sottolineando il buon cuore delle suore e il loro ruolo importante nella società. Il film ha una svolta in questo senso quando arrivano all'orfanotrofio due bimbi sopravvissuti all'incidente stradale dei genitori: il sesso diverso dei due costringerà le suore a poter ospitare solo la piccola Luisa spedendo il fratellino Nando altrove, in un asilo. E' un dramma per entrambi, che si protrarrà a lungo dando un po' di varietà a una vicenda che si stava facendo fin troppo ripetitiva. L'importanza del “catorcio” viene intanto sottolineata proprio dall'aggravarsi delle condizioni di Luisa, che dovrà essere operata d'urgenza: il trasporto veloce fino in ospedale le salverà la vita facendo capire anche alle più refrattarie quanto un'auto al giorno d'oggi sia ormai indispensabile per chiunque. Assimilabile al filone dei MARCELLINO, PANE E VINO, dal quale si distacca parzialmente per l'approccio meno serioso nei frangenti in cui non sono in scena i due fratellini, il film è un prevedibile tuffo nei buoni sentimenti nel quale l'auto ricopre una funzione fortemente sdrammatizzante (fin dalle lezioni di teoria e pratica pre-esame): i battibecchi coi negozianti danneggiati dal passaggio poco controllato di Suor Citroën, che investe venditori di palloncini, fruttivendoli e tutto ciò che si trova nei pressi della carreggiata, ben si sposano al carattere dolce ma fumantino della donna, costretta a frequenti puntate al confessionale per gli ovvi pentimenti. Curiosi i flashback “ferroviari” con il padre capostazione di Tommasa, figura che diverrà sorprendentemente aggregante nella seconda parte, quando il piccolo Nando fuggirà dall'asilo. Lo scarso budget a disposizione è evidente, la recitazione appena passabile, l'umorismo puerile e legato a gag innocue, che incredibilmente fecero ugualmente alzare la scure della censura spagnola in una scena in cui la protagonista, al refettorio, recitava il codice della strada invece delle preghiere di rito!
il DAVINOTTI