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SUPER KONG

All'interno del forum, per questo film:
Super Kong
Titolo originale:Ape
Dati:Anno: 1976Genere: animali assassini (colore)
Regia:Paul Leder
Cast:Rod Arrants, Joanna Kerns, Alex Nicol, Nak-hun Lee, Yeon-jeong Woo, Jerry Harke, Larry Chandler, Walt Myers, J.J. Gould, Charles Johnson, Paul Leder, Choi Sung Kwan, Bob Kurcz, Jules Levey
Note:Aka "The king ape".
Visite:271
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Approfondimenti:1) TUTTI GLI SQUALI AL CINEMA E IN TV
M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: N° COMMENTI PRESENTI: 1
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 17/8/12 DAL BENEMERITO DIGITAL POI DAVINOTTATO IL GIORNO 14/6/19
Coproduzione tra USA e Sudcorea che sfrutta l'eco del remake di John Guillermin per proporsi come rivisitazione ironica del mito, senza nascondere gli intenti semiparodistici (Kong che alza il dito medio dopo aver mandato un elicottero a schiantarsi contro le rocce non lascia dubbi) ma allo stesso tempo cercando di mantenere una “dignità” autonoma, da low budget vicino ai film paragodzilleschi di Honda con Kong. Certo è che già dalla prima scena, in cui il gorillone fugge dal battello che lo stava portando a Disneyland (!), si capisce molto: un modellino penoso di barchetta si inclina ed esplode liberando in mare la creatura, che subito s'impegna in una prolungata, ridicola lotta con uno squalo grande quanto lui (cioè 36 piedi, una decina di metri). Il tempo d'arrivare a riva e cominciare la classica distruzione di plastici approssimativi che si passa alla presentazione dei pochi attori in scena: da una parte l'attrice Marilyn Baker (Kerns) che, arrivata a Seoul per girare un film diretto da tale Dino (è il regista Paul Leder stesso, che sbeffeggia il De Laurentiis produttore del coevo KING KONG “ricco”), incontra un suo amico reporter (Arrants), dall'altra il colonnello americano Davis (Nicol), che tenta di minimizzare l'avvento della bestia molto più del suo collega coreano (Lee Nak Hoon). La suddetta bestia intanto si palesa in un luna park semiabbandonato facendone scappare i pochi bimbi presenti per poi ripararsi da frecce infuocate lanciategli addosso e che facendo due calcoli dovrebbero essere grandi tre o quattro metri ciascuna (per dire come il rispetto delle proporzioni sia evidentemente l'ultimo dei pensieri, per gli autori). Proseguendo oltrepassa una mucca di plastica con coda meccanica (non ci si vorrà far credere che è vera, quella cosa lì!) e abbranca un povero fesso che si era messo a volteggiare nei pressi col deltaplano (l'uso di un terrificante pupazzetto nelle riprese da lontano è palese). Ci si prepara alla trasferta nella Capitale, dove si ricostruirà il modellino di qualche isolato per farlo spaccare a Kong con pugni che fan capire la fasullissima natura degli edifici. Le parti col gorillone vengono alternate con quelle dei militari (il colonnello si perde in 300 telefonate ripetendo sempre le stesse cose mostrando così come le fasi con gli umani siano semplici riempitivi) e quelle con l'attrice sul set del film di Dino, fuggendo dal quale finirà dritta nella manona del gorilla, pronto a rapirla come da tradizione. Incredibile come nelle inquadrature da lontano la donna sia sfacciatamente sostituita da una Barbie vestita di rosso! Gli attacchi di decine di paracadusti che finiscono poi chissà dove, di elicotteri presi a pugni (col dito medio alzato di cui si parlava) e di gesti inconsulti del gorilla - che danza allegramente tra gli inutili colpi sparati da carrarmati di nuovo incredibilmente finti - fanno volutamente emergere la pacchianaggine del tutto senza che mai si capisca il confine tra ridicolo volontario e involontario: quanto delle follie che vediamo è voluto e quanto semplicemente frutto dell'approssimazione generale? L'importante è che si rida, e va detto che la regia di Leder in questo aiuta: poche pause, scempiaggini a profusione, errori di ogni genere (Kong sta su un pianoro ma quando lancia massi in controcampo sta su di un monte), sovrapposizioni fotografiche maldestre... Esilaranti le distruzioni in città alternate allo spettacolino di marionette improvvisato da bimbi coreani nella casa dove è ospitata Marilyn, meraviglioso il botta e risposta su cui si chiude il film. Lei: “Perché è morto?” Lui: “Era troppo grande per un mondo piccolo come il nostro”. Davanti a una risposta così che vuoi fare se non applaudire?
il DAVINOTTI

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Digital 17/8/12 19:51 - 977 commenti

Nel 1976, oltre all'ufficiale, inutile remake di King Kong, usciva Ape. Ma se la pellicola prodotta da Dino De Laurentiis è una pizza tremenda, il film diretto da Paul Leder (qui anche in veste di attore), grazie al fatto di essere estremamente trash, riesce se non altro a far sbellicare dalle risate (a tal proposito segnalo la lotta in mare aperto tra il gorillone e uno squalo di plastica e la bestia che dopo aver abbattuto un elicottero fa il gesto dell'ombrello). Insomma, i pallini sono solo due, ma le risate che provoca sono molte di più!
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