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THERE'S ALWAYS VANILLA

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There's always vanilla
Titolo originale:There's always vanilla
Dati:Anno: 1971Genere: drammatico (colore)
Regia:George A. Romero
Cast:Ray Laine, Judith Streiner (Judith Ridley), Johanna Lawrence, Richard Ricci, Roger McGovern, Ron Jaye, Bob Wilson, Louise Sahene, Christopher Priore, Robert Trow, Bryson Randolph, Val Stanley, Bill Hinzman
Visite:249
Filmati:
M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: N° COMMENTI PRESENTI: 1
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 22/11/10 DAL BENEMERITO HERRKINSKI POI DAVINOTTATO IL GIORNO 16/10/19
Abbandonati metafore e morti viventi, Romero si tuffa in quel cinema d'autore personale e minimale che caratterizzerà anche altre sue opere future e che troverà in WAMPYR un'inattesa, singolare fusione con l'horror. THERE'S ALWAYS VANILLA non è nient'altro che la cronaca dell'appassionata e naturalmente contrastata relazione tra un uomo e una donna: lui, Chris (Layne), è un sedicente artista che tira avanti tra una schitarrata e qualche lavoro da nulla; lei, Lynn (Ridley), una splendida modella specializzata in short pubblicitari. S'incontrano (o per meglio dire si scontrano, visto che lei gli apre una porta girevole in faccia facendolo cadere a terra) in una piccola stazione dove lui ha appena accompagnato il padre e non si lasciano più. Il rapporto, inizialmente scherzoso, modulato su reciproche prese in giro e una ricercata futilità, si fa giorno dopo giorno più intenso e maturo, non mancando d'incrinarsi nel momento in cui lei capisce che lui non sembra aver alcuna voglia di impegnarsi seriamente nella vita: né con lei né sul lavoro. Raccontata da Chris in flashback come se stesse concedendo un'intervista, l'avventura ci mette in realtà mezz'ora prima di far incontrare i due. Mezz'ora in cui seguiamo alternativamente lui con suo padre e una ex fidanzata o lei sul set di una pubblicità d'una birra, seguita da chi si ritrova avidamente attratto da tanta bellezza. E in effetti Judith Ridley (accreditata come Judith Streiner), già ammirata bionda nella NOTTE di tre anni prima, è un volto meraviglioso cui Romero concede una doverosa messe di primi e primissimi piani (un peccato sia scomparsa dalle scene, dopo questi due film). Con la sua dolce fragilità è pure credibile nel ruolo, così come lo è la controparte maschile, un Raymond Laine impeccabile dandi dall'aria bohemienne che sfoggia ingiustificata sicurezza di sé associata a una confusa visione della vita. Il film è denso di dialoghi, sincero e fotografato molto bene da Romero stesso, che lo carica di colori vivi e di una spensieratezza spezzata d'improvviso nell'ultima parte, nella quale irrompono inattese sequenze girate quasi come in un horror. Sono i risvolti tragici della vita, nulla di diverso da quanto chiunque potrebbe sperimentare in condizioni simili; l'espressione disillusa con cui Chris racconta la sua storia facendo capolino tra una scena e l'altra rispecchia bene la sua avventura, un amore come tanti che viviamo attraverso la comunicatività dei due protagonisti. Certo non si cerchi nulla di particolarmente originale o di indimenticabile, il Romero “di rottura” degli zombi è assai lontano. Eppure è un cinema che il regista sente suo, un cinema piccolo che ama sperimentare con singole trovate bizzarre (il dialogo spezzato innaturalmente dai rumori del treno che passa) e che riprenderà l'anno dopo con LA STAGIONE DELLA STREGA.
il DAVINOTTI

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Herrkinski 22/11/10 1:19 - 4474 commenti

Tra i due film più strani e misconosciuti di Romero (uno è il bel La stagione della strega) c'è questo dramma, girato subito dopo la storica Notte dei morti viventi. Un plauso va innanzitutto ai due interpreti, in particolare al talentuoso Laine, molto spontaneo. Il film è un classico dramma anni '70, dal taglio autoriale, con i tipici risvolti sociali ed esistenziali del periodo. Statico, pieno zeppo di dialoghi interminabili e con qualche sprazzo d'umorismo amarognolo, il film è figlio del periodo, seppur non disprezzabile. Settantiano.
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