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INTERVISTA A NIKKI GENTILE
domenica 11 settembre 2016

ImageAncora una volta il nostro carissimo GEPPO (GIACOMO DI NICOLO') ha trovato il modo di rintracciare una simpatica attrice del nostro cinema degli anni settanta/ottanta, l'americana NIKKI GENTILE, che forse la maggior parte di voi ricorderà per aver interpretato il ruolo di Mafalda in Febbre da cavallo. Ma la bella attrice aveva saputo incantare anche altri registi e la si può trovare accanto a Mastroianni e Celentano come a Montagnani e Banfi. E dire che tutto era iniziato con i Caroselli...

Giacomo: Innanzitutto, cara Nikki, grazie per aver accettato l'intervista, è un vero piacere per me, credimi. Ma il tuo vero nome qual è?
Nikki:
Il piacere è mio, caro Giacomo. Sono felice di questa intervista. Dunque iniziamo (ride): il mio vero nome è Nicolette Frances Pezzello. È un po' lungo e infatti alla fine ho deciso di usare il cognome del mio secondo papà, che si chiamava appunto Gentile. Dall'età di 10 anni in poi è stato lui mio papà, poi sfortunatamente è morto molto giovane, appena sessantenne. Era una persona stupenda e credeva molto in me. Un grande maestro di vita, mi ha insegnato ad avere fiducia in me stessa e in Dio. In pratica sono mezza siciliana e mezza napoletana.

Giacomo: Sei cresciuta a New York. Come sei arrivata in italia?
Nikki:
Ho finito l'università a New York all'età di 17 anni e un mio amico fotografo mi ha portato in diverse agenzie di moda importanti. La Signora Ford mi disse che la mia faccia non era sufficientemente americana e che ero troppo "esotica" e quindi trovai posto all'agenzia Wilhelmina. Ad ogni modo mi hanno proposto di lavorare tre mesi a New York per imparare il mestiere di modella. Lei voleva mandarmi in Europa per lavorare tre mesi in Italia, a Milano, tre mesi a Parigi e tre mesi a Londra. In realtà io odiavo fare la modella, però avevo una grande voglia di andare in Europa, dove non ero mai stata. La mia famiglia non aveva molti soldi. Ho lavorato quasi un anno a Milano, poi ho detto basta; volevo conoscere meglio l'Italia e con i soldi che avevo guadagnato andai a Roma. Lì conoscevo un'agenzia per modelle, che frequentai per guadagnare un po' di soldi. Partecipai così ad un provino per un film. Quando abitavo ancora a Milano facevo i Caroselli: mi divertivo come una pazza! Quanto mi piaceva girare i Caroselli!

ImageGiacomo: Il tuo primo film è Culastrisce nobile veneziano di Flavio Mogherini. Che ricordi hai di questo film?
Nikki:
Il provino a Roma di cui ti parlavo poco fa era proprio per il film Culastrisce nobile veneziano, con Adriano Celentano, Marcello Mastroianni e Lino Toffolo; c'era anche Claudia, moglie di Celentano. La mia era una piccola partecipazione e il regista Flavio Mogherini è stato come un padre per me, un vero signore, molto educato. Sfortunatamente il film non andò molto bene, era proprio brutto (risate). Però è stata un'esperienza stupenda: abbiamo girato a Venezia. Amo molto Venezia. Molte scene le abbiamo girate anche a Cinecittà: mi sentivo molto buffa perché all'epoca non parlavo molto bene l'italiano. Ma alla fine è andata bene. Sono diventata come una di famiglia per Flavio Mogherini: passavo con loro anche le vacanze in montagna, andavo a sciare con suo figlio che si chiamava Daniele, un ragazzo perbene. Per me era molto bello stare insieme a loro perché spesso a Roma mi sentivo veramente sola. Poi presi un agente cinematografico, una signora francese che era molto amica di Marcello Mastroianni (tra l'altro suo marito collaborava spesso con Fellini. Sul set di Culastrisce nobile veneziano, a Venezia, ho legato molto con Lino Toffolo: quante risate insieme! Ho saputo della sua morte... mi è dispiaciuto moltissimo. Gli volevo molto bene. Anche Marcello era molto simpatico, ma voleva sempre stare da solo. Si arrabbiò addirittura con me perché rifiutai una storia d'amore con lui! Oggi ripenso a quanto fui stupida, a perdere quell'occasione. Da noi in America c'è un proverbio che dice: "La gioventù è sprecata per i giovani".

Giacomo: Claudia Mori invece com'era era sul set?
Nikki:
Sì, con Claudia Mori ho girato soltanto una scena, grazie a Dio... Non era molto simpatica nei miei confronti. Poi avevo una cotta per Celentano eee... però lei non lo sapeva, nessuno lo sapeva, era un mio segreto (risate)!

ImageGiacomo:  Nel '76 fai invece Febbre da cavallo di Steno, con Enrico Montesano e Gigi Proietti. In italia è diventato un cult, come avrai sicuramente saputo. La mitica Mafalda...
Nikki:
Ti dico la verità... mentre lo giravo sentivo che era un bel film, era qualcosa di particolare, di diverso... di magico. Anni dopo tornai in America senza neanche averlo visto, il film, mai. Poi circa vent'anni dopo un amico di mio marito (perché mio marito è italiano) mi mandò una copia del film via posta. E adesso Febbre da cavallo è il nostro film preferito, mio e di mio marito, perché è Roma... semplicemente Roma! C'è tutta Roma in quel film... e io adoro Roma, è la città che amo di più. Bellissimi ricordi con Steno, un regista molto preciso. Poi c'erano tanti attori davverp bravi: Gigi ed Enrico simpaticissimi, Adolfo Celi nella parte del giudice... Carotenuto anche lui molto simpatico. Poi sono ancora oggi amica di Enrico Vanzina, il figlio di Steno. Ci siamo sentiti proprio pochi giorni fa con Enrico... una persona molto affettuosa. Ho passato anche le vacanze con loro. Ma la cosa più buffa è quando ho cominciato ad iscrivermi sui social media, nel 2012, con la speranza di ritrovare un po' di amici italiani... E' stata una sorpresa stupenda scoprire quanta gente si ricordava ancora di me e dei miei film, sopratutto per aver fatto Febbre da cavallo. C'è chi se lo guarda almeno una volta a settimana! Febbre da cavallo è un capolavoro, non ci sono dubbi! Sono contenta, caro Giacomo, perché ho capito che la mia carriera in Italia non è fallita come pensavo vent'anni fa; mi fa molto piacere essere ricordata. È più emozionante scoprirlo a 62 anni anziché a 30. E quando mi hai chiamato per fare questa intervista mi hai toccato il cuore.

ImageGiacomo: Con Mariano Laurenti fai due film: La compagna di banco con Lilli Carati e L'insegnante va in collegio, con Edwige Fenech.
Nikki:
Adoro Mariano Laurenti, ci siamo divertiti così tanto a fare questi due film... Quando finimmo di girare il primo, La compagna di banco, mi prese da parte e mi disse se volevo fare un altro film con lui, L'insegnante va in collegio. Io tutta emozionata risposi "sì sì sì" (ride); non mi era mai capitato prima ed è lì che capii quanto stessi facendo un buon lavoro. Mariano è molto bravo e in entrambi i film mi sono doppiata con la mia voce. Mariano ha insistito tanto, ci teneva molto perché l'amava, la mia voce, e questo mi fece veramente piacere. Invece in Febbre da cavallo venni doppiata perché non riuscivo a parlare con l'accento milanese. Come vedi il mio italiano ancora oggi non è tanto perfetto (ride). Mio marito, che è italiano, mi dice sempre che quando parlo con lui in italiano gli viene il mal di testa. Mariano Laurenti mi faceva fare sempre l'italo-americana, nei suoi film, lo precisava proprio in sceneggiatura. Per questo personaggio m'ispirai profondamente a Marilyn Monroe, studiai i suoi meccanismi, il suo modo di camminare, di muovere le mani... Entrambi i film li girammo in Puglia, una regione stupenda. Il mio primo e più importante fidanzato che ho avuto in Italia veniva sempre a trovarmi sul set, in Puglia: si chiama Saverio Ariemma. E' diventato uno dei più grandi coreografi della Rai! Sul set eravamo veramente come una famiglia. Alvaro Vitali... mamma mia quante risate con Alvaro... e poi Lino Banfi, incredibile Lino: mi insegnava a cucinare tutti questi piatti pugliesi... è un maestro della cucina, ogni giorno mi dava una nuova ricetta e ancora oggi cucino i suoi piatti, le orecchiette (risate). Lino è molto professionale ma completamente pazzo: mi ricordo un giorno, durante una pausa; prese una vacca per la coda e cominciò a correre dietro tutte noi attrici spaventandoci con questa vacca dietro. ImageCon Mariano, Renzo, Edwige, Alvaro e Lino eravamo veramente come una famiglia: alloggiavamo tutti nello stesso albergo e mi ricordo che alla fine delle riprese di L'insegnante va in collegio ero molto triste perché dovevo lasciarli tutti. La grande esperienza artistica fatta con loro mi è stata utile per i film successivi. Pensa che ho un gatto e l'ho chiamato "Lino", proprio per non dimenticarmi mai di lui (risate). Poi ricordo che con Edwige passavo nottate intere a giocare a carte. A parte la sua bellezza, il suo viso splendido... aveva davvero un cuore grande grande; una persona molto semplice, non come certe attrici con cui ho lavorato, che se la tiravano! Edwige è sexy, bella e intelligente. Ricordo anche un altro particolare. Mentre giravo L'insegnante va in collegio mi presi pure la bronchite,. Avevo la febbre alta, stavo molto male... ma recitai lo stesso.

Giacomo: Parlami un po' anche di Renzo Montagnani, un attore che adoro.
Nikki:
Renzo, una persona dolcissima. Mi viene in mente una cosa divertente: c'è una scena con Renzo Montagnani in cui siamo al cinema, e come ti dicevo prima giravo con la bronchite. Ogni volta che dovevo dire la mia battuta mi pregava di non tossirgli in faccia (risate). Girare le scene con lui era quasi come un'avventura, perché andava sempre fuori copione, improvvisava... io gli andavo dietro e insieme abbiamo inventato delle gag indimenticabili. Renzo era un artista completamente professionale, un vero signore, un gentiluomo, una persona riservata... e spesso molto, molto triste. All'epoca ero molto giovane, ma in qualche modo capivo che aveva dentro dolori e sofferenze. Anni dopo seppi il motivo: erano i problemi di salute del figlio. Professionalmente era un'artista della vecchia scuola. Una vera fortuna, per me, aver lavorato con professionisti di classe come lui; un'esperienza difficile da dimenticare. Come fai a dimenticarle, queste esperienze? ImageE' impossibile. In America gli attori come Renzo li chiamano "giving", perché da loro impari sempre qualcosa di utile; a Renzo non importava nulla se un altro attore gli rubava la scena. Lui non se la tirava; ho conosciuto invece altri attori, che non mi va di nominare, che se la tiravano peggio delle donne. Renzo no... faceva il suo mestiere con grande impegno come lo fa un impiegato, un operaio o un benzinaio, per dire. Girava le sue scene e quando finiva di lavorare la sera tornava in albergo e se ne stava da solo. Invece Banfi e tutti gli altri attori stavano sempre insieme, come un gruppo di bambini terribili! 

Giacomo: E di Lilli Carati cosa ricordi?
Nikki:
Con Lilli ho fatto La compagna di banco ma purtroppo non avevo molto scene con lei. La ricordo come una ragazza dolce e molto riservata. Noi americani siamo molto più aperti... così non ho avuto occasione di creare un grande rapporto di amicizia con Lilli; era una professionista, molto bella... mi dispiace che sia morta; così giovane poi, non so bene come siano andate le cose. Sai, qui in America è difficile avere certe notizie, di ciò che succede in Italia; ho saputo della sua morte leggendo le notizie italiane su internet. È stata una cosa molto triste, per me. Un brutto colpo. Non ci volevo credere.

ImageGiacomo: Poi fai Ring, una specie di Rocky Balboa all'italiana, con Mario Cutini. Com'è stata l'esperienza?
Nikki:
È stata un'esperienza divertente perché la sceneggiatura l'ha scritta un amico mio che faceva anche una parte nel film, il ruolo del capomafia; si chiamava Gianni Loffredo, molto bravo come persona e come attore. Giravo fuori Roma, a Fregene, e affittai una casetta al mare in un villaggio di pescatori proprio accanto al ristorante "Da Mastino". Mi ha fatto molto bene girare fuori Roma, è stata una grande pausa dalla vita sociale e soprattutto dalla quotidianità. Lavoravo molto, in quel periodo. Mario Cutini, il protagonista, era molto gentile e simpatico. Il film è una storia molto bella e per me lo fiu ancor di più perché alcune scene le girammo anche a Napoli, la città nativa di mio padre. Il regista era Luigi Petrini, una persona in gamba: aveva questo modo gentile quando lavoravi con lui.. si prendeva cura e tempo nel creare il tuo personaggio. Diciamo che Luigi aveva fiducia negli attori. Il film è come un piccolo "Rocky" italian style, ovviamente senza i grandi budget americani.

Giacomo: Nel film c'è anche Stella Carnacina.
Nikki:
Non ho avuto scene con Stella ma mi piacerebbe tanto rivederla; ci incontravamo diverse volte sul set... una persona molto perbene, molto femminile e semplice. Naturalmente ci siamo fatti grandi risate anche girando questo film. C'è un attore che faceva il nano (molto simpatico e divertente) e alcune scene drammatiche con lui non riuscivo a girarle: mi faceva ridere, era troppo divertente... Nella scena dovevo piangere ma non ci riuscivo; alla fine ho tagliato delle cipolle crude per farmi uscire le lacrime; sai, sono cose buffe che succedevano sul set.

ImageGiacomo: Parlami un po' del film I grossi bestioni, di Jean-Marie Pallardy.
Nikki:
Oddio... I grossi bestioni fu un incubo. Molto lavoro, poche risate, tanto dolore. Il regista era appunto Jean-Marie Pallard, il francese, che odiava le donne. Credevo di girare un bel film, divertente... alla fine è stata una terribile sofferenza. Dovevo fare la protagonista e d'improvviso, a metà film, il regista cambiò le carte in tavola prendendo un'altra attrice al mio posto e passandomi al ruolo di antagonista. Alla fine feci una partecipazione. C'erano pochi attori nel film, ma tanti maestri d'armi. Ho fatto I grossi bestioni perchè avevo bisogno di lavorare, ma non era questo il problema: la mia rabbia era vedere il regista trattar male le donne sul set, senza rispetto. La sera tornavo in albergo e piangevo: era un tipo di cinema che non volevo fare assolutamente; anzi, fu proprio durante la lavorazione di questo film terribile che decisi di tornare in America. Ne ho una copia ma ho sempre evitato di guardarlo e non lo guarderò mai, mi fa girare lo stomaco! Un film orribile, che mi ha lasciato l'amaro in bocca per sempre. Questa esperienza la presi come una grande lezione, nella mia piccola carriera artistica, e pensai se era proprio questo ciò che volevo. Mi stavo facendo del male con le miei stesse mani e decisi di guardare al futuro. Ho risposto "no" a tutto questo senza accettare compromessi.

ImageGiacomo: L'ultimo tuo film mi risulta Eros perversion, se non sbaglio.
Nikki:
Sì ma non doveva chiamarsi Eros perversion. Mentre lo giravo si chiamava "La dodicesima notte", solo dopo hanno cambiato il titolo. Era un film dolce, sexy, musicale, leggero. Abbiamo girato le prime scene meravigliosamente, poi di colpo arriva il produttore e porta sul set un altro regista e un'atra troupe. Quindi si creò un po' di confusione. C'era prima una troupe inglese... poi ne arrivò una italiana. Io interpretavo il doppio ruolo dei gemelli Sebastian e Viola, quindi il trucco era estremamente importante. Il protagonista doveva essere un altro attore, molto bravo e shakespeariano, ma dopo il primo giorno di riprese lo sostituirono con un altro perché era pieno di demoni (quando parlo di demoni intento dire "alcool"); un povero ragazzo e ovviamente i produttori approfittarono della sua debolezza. L'ho rivisto qualche anno dopo, a cena, ed era ridotto pelle e ossa. L'alcool l'ha rovinato, una cosa molto triste da vedere... Ricordo anche che stavo girando nei pressi di Pisa e i miei genitori vennero a farmi vistita sul set... e arrivano proprio mentre stavo girando la lunga scena di nudo (ride), la sequenza del sogno. In fase di montaggio arriva il produttore e mi chiede di girare altre scene sexy più hot: risposi che non era una condizione presente nel contratto. Così lui va dai miei genitori dicendo che non ero tagliata per questo tipo di lavoro e che dovevo ritornare in America e fare la segretaria. Adesso non ti posso ripetere cosa gli rispose mio padre perché sono una signora (ride). Gli disse anche di cambiare mestiere lui, perché come produttore non valeva nulla. Tutto quello che posso consigliare ai miei fans è di non sprecare soldi comprando il film Eros perversion: non è un film per famiglie. Una cosa bella però è stata l'amicizia con Carlo De Mejo, un ragazzo di grande talento.

ImageGiacomo: Perché non hai più continuato col cinema?
Nikki:
Al mio ritorno a New York feci alcuni lavori umili per guadagnare i soldi... per pagare la scuola di recitazione. Feci anche una piccola parte in un film di Woody Allen, ma mentre il tempo passava capivo che c'erano altre cose che avrei voluto ancora fare nella mia vita: avere una famiglia e un marito. Lavorai nel settore pubblicitario e aprii un'agenzia di modelle a Manhattan. L'ho gestita nel modo più corretta e sincero: siamo stati addirittura la prima agenzia di modelle sul mercato azionario. Poi fallì anche il mio secondo matrimonio... però mi sono risposata per la terza volta con Stefano, un uomo meraviglioso, il mio angelo custode. IIsieme abbiamo una bellissima bambina che ora ha 27 anni e lavora a Phoenix, in Arizona. Ho venduto la mia casa a New York e adesso sono in pace con me stessa, contenta di quello che ho fatto nella vita e spero di fare di più. Sono una che non sta mai ferma, cerco sempre di fare cose nuove. Spero tanto un giorno di tornare in Italia, almeno una volta, per rivedere i miei amici e ritrovare quei vecchi sapori, le meraviglie e gli odori della cucina italiana che mi mancano così tanto... Ho tonnellate e tonnellate di storie da raccontare sulla mia vita... forse un giorno scriverò un libro.

Giacomo: Quindi quali sono i tuoi progetti futuri?
Nikki:
Sto progettando di andare a vivere in Arizona: ho una piccola casa lì, in mezzo al nulla... in cima ad una grande montagna. La gente lì è molto allegra e semplice. Non ho idea di come sarà il mio futuro, mi auguro ancora tanta crescita perché non bisogna mai smettere di crescere e di imparare. Voglio continuare a conoscere altre meraviglie della vita: la natura... e mi auguro tanta salute, senza siamo nulla... perché la salute è l'unica cosa che non puoi comprare coi soldi. Sono contenta, fiera e orgogliosa di quello che ho fatto, della mia carriera cinematografica e sono onorata di sapere che la gente in Italia continua a guardare i miei film; attraverso i miei film continuo a regalarvi tanti sorrisi. Un grazie meraviglioso sopratutto a te Giacomo per questa splendida intervista e per avermi regalato questa bella opportunità di condividere la mia vita con te e i tuoi lettori... I miei fans, che non potrò mai ringraziare abbastanza.

 

INTERVISTA INSERITA L'11/9/2016 DAL BENEMERITO GEPPO

 

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