Cerca per genere
Attori/registi più presenti
Lo sceneggiatore Sacchetti parla di REAZIONE A CATENA
venerdý 01 giugno 2007

UNDYING: Reazione a catena è una delle mie pellicole preferite, non soltanto perchè rappresenta un Bava ai massimi livelli, quanto perchè, effettivamente, nel panorama italiano è stata la prima pellicola SPLATTER che andava in coda a successi tipo Blood Feast (1963) di H.G. Lewis, ma con una sceneggiatura ed una trama decisamente superiore...
In fase di script, come è nata l'idea di rappresentare scene così truci e violente per l'epoca? E perchè tutti i personaggi del film sono negativi, carnefici e vittime al tempo stesso?
L'idea conclusiva dei "bambini", tutt'altro che innocenti, che ritorna anche nella sceneggiatura per il film di Fulci Quella villa accanto al cimitero (1981), è una tua costante: da cosa deriva questo pessimismo di fondo?

 

DARDNO SACCHETTI: Reazione a catena (1971)è il film a cui sono più affezionato. Perchè, dopo il Gatto a 9 code, è stato il primo lavoro. Perchè ho potuto esprimere la mia poetica (in molti miei film si parla di bambini, di case strane, di horror quotidiano, laico... ). Perchè ho conosciuto un uomo fantastico, un vero genio con una grande creatività: Mario Bava. A vederlo, Mario, sembrava banale, non aveva nulla di carismatico, anzi era schivo, si nascondeva, non si metteva in luce, ma poco a poco, sul lavoro, scoprivi la sua personalità, soprattutto il suo mondo, la sua visionarietà, la sua PAURA; perchè Mario aveva paura, la sentiva come una cosa reale e la rappresentava. Le scene truci nascevano per divertimento, per paradosso, per creare sorpresa e angoscia nello spettatore, quindi erano studiate accuratamente. I due che fanno l'amore e muoiono fiocinati insieme è un'idea che Mario aveva da tempo. La vecchia che s'impicca sulla carrozzella è tutta mia, il finale con i bambini è tutto mio (il titolo originale doveva essere: Così imparano a fare i cattivi). Il polipo che da sotto il telo tocca la spalla è di Mario. Il film è molto compatto perchè ha un anima, semplice, ma ha un'anima. Nelle mie lezioni di sceneggiatura (qualcuna la farò anche a voi) non mi stanco di ripetere che per prima cosa bisogna trovare l'anima del film. Un film senza anima è come un Golem senza l'Aleph sulla fronte. Non vive.
L'anima di Reazione a catena sta nella totale distonia tra sentimenti e moralità: i genitori per il bene dei figli, per assicurare loro un avvenire tranquillo, non esitano ad uccidere, ma i figli questo non lo capiscono perchè vogliono un'altra cosa, quindi uccidono a loro volta….
E' un film nero, cupo, senza speranza (non ci sono buoni, neanche i bambini ne lieto fine, quello c'è solo in Pretty Woman) ma con grandi dosi di ironia per stemperare l'amarezza, di qui lo splatter... è il primo film che usa lo splatter per alleviare lo spettatore".

 

Parte di un'intervista a Dardano Sacchetti raccolta dal benemerito UNDYING

 

• Link alle altre parti dell'intervista:

Lo sceneggiatore Dardano Sacchetti parla di L'Ultimo squalo, Paura nella città dei morti viventi, Camping del terrore, Apocalypse tomorrow, Assassinio al cimitero etrusco, Quella villa in fondo al parco, Morirai a mezzanotte, Spettri, Lo squartatore di New York, Amityville Possession, Inferno, Il Maestro del Terrore, Per Sempre, La casa dell'orco, L'aldilà, Shock, La casa con la scala nel buio, La chiesa, Demoni, Zombi 2, Il Gatto a nove code

Vedi commenti allo speciale

3.26 Copyright (C) 2008 Compojoom.com / Copyright (C) 2007 Alain Georgette / Copyright (C) 2006 Frantisek Hliva. All rights reserved."

 
< Successivo   Precedente >