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domenica 27 maggio 2007

 

ImageImageSi è sempre favoleggiato a sproposito sull’antropofagia, e fortunatamente tutte le storie inventate dai nostri sanguinosi registi erano per l’appunto storie. Certo che a vedere la quantità di film girati in Italia sull’argomento si sarebbe detto che in Amazzonia non avreste potuto girare senza finire col trovarvi squartati da indios affamati che non vedevano l’ora di banchettare con le vostre interiora.

ImageImageGiudicate voi: si parte addirittura nel 1972 con il prode Umberto Lenzi, il quale ci precipita, nel finale del suo film Il Paese del Sesso Selvaggio, in una scena di inaudita violenza in cui una donna viene massacrata e divorata in men che non si dica. Bisogna tuttavia aspettare ancora cinque anni perché Deodato apra decisivamente le danze con il suo Ultimo Mondo Cannibale: l’antropofagia diventa il tema centrale e le avventure del povero Massimo Foschi imprigionato in una caverna assumono connotati terrificanti, tra torture e sevizie d’ogni sorta. Prima di arrivare al punto di non ritorno (Cannibal Holocaust, naturalmente) c’è ancora il tempo per un’incursione nel genere dell’inarrestabile Aristide Massaccesi alias Joe D’Amato, che fa sperimentare alla sua eroina reporter Emanuelle/Laura Gemser (con una “m”, mi raccomando, trattasi di plagio d.o.c.) le solite amenità a base di sventramenti vari in Emanuelle e gli Ultimi Cannibali, e di Sergio Martino che in La Montagna del Dio Cannibale prende l’ex Bond girl Ursula Andress (Agente 007 Licenza di Uccidere) e la fa dipingere d’oro come amava fare Goldfinger in un altro celebre trascorso bondiano.

 

ImageImageImagePassato il ciclone Cannibal Holocaust (per il quale si rimanda all'approfondimento specifico, considerata l'importanza del titolo non solo nel genere ma all'interno del panorama cinematografico italiano in generale) ecco Umberto Lenzi tornare sul “luogo del delitto” (il genere l’aveva inaugurato lui, otto anni prima): Cannibal Ferox sarà destinato a rivaleggiare con il film di Deodato nella corsa a chi si fa censurare di più nel mondo, Mangiati Vivi!, con una storia leggermente più complessa che tira in ballo le sette, ricicla qualche scena da Il Paese del Sesso Selvaggio e concentra le atrocità nell’ultima parte. Gli ultimi fuochi sono rappresentati da film che ormai stanno lentamente distaccandosi dal tema antropofagico per lanciarsi nell’avventura tout-court: Schiave Bianche Violenza in Amazzonia (Mario Gariazzo) e Nudo e Selvaggio (Michele Massimo Tarantini) possono tranquillamente essere considerati due titoli minori, pure se il primo ha ancora qualche freccia al suo arco.
ImageImageIl genere, in Italia e nel mondo (dove nel frattempo l’infaticabile Jess Franco e pochi altri avevano provato a cavalcare l’onda con risultati inferiori) si conclude qui: dieci anni di cannibalismi a sfondo quasi realistico cedono il passo a pasti umani di matrice soprannaturale. Il cinema dei morti viventi sta prendendo piede anche qui da noi con gli epigoni del memorabile Zombi di Romero. Fulci parte quasi subito col suo epocale Zombi 2 proprio quando Lenzi sta per chiudere di fatto il genere con Mangiati Vivi! Ma questa è un’altra storia.

 

ARTICOLO INSERITO DAL BENEMERITO ZENDER

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