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UN VELOCE SGUARDO SULLA FANTASCIENZA DEI '70
lunedý 12 dicembre 2011
Una veloce carrellata sui film di fantascienza più importanti dei Seventies utile anche per orientarsi in un campo molto ampio. Come sempre ogni film analizzato è linkato con la scheda del film stesso all'interno del Davinotti, dove trovare eventualmente commenti, curiosità e altro.

ImageDopo la fine della fantascienza degli anni 50, che aveva riversato nell'incubo della guerra fredda e nel maccartismo invasioni aliene e insetti divenuti giganteschi per via di esperimenti scientifici falliti o radiazioni atomiche, negli anni '60 il genere ebbe un periodo di assestamento con pochi, sparuti film che preannunciavano un ipotetico dopo bomba, tema che già alla fine degli anni 50 ci aveva regalato perle di impressionante realismo come L'ultima spiaggia (On the beach di Stanley Kramer, 1959) e La fine del mondo (The world, the flesh and the devil di Ranald McDougall, 1959).
Il giorno dopo la fine del mondo (Panic in the year zero dell'attore Ray Milland, 1960) fu uno dei rari film di SF adulta nel panorama americano di fantascienza anni Sessanta assieme ad alcuni prodotti cormaniani. La parte del leone la fece infatti l'Europa, con il ciclo “Gamma 1” di Margheriti (quello dei diafanoidi) e l'Inghilterra licenziò tre Imagecapolavori del genere: Il villaggio dei dannati (Village of the damned di Wolf Rilla, 1960), Hallucination (The damned di Joseph Losey, 1961) e L'invasione dei mostri verdi (The day of the triffids di Steve Sekely, 1962), che nulla avevano da invidiare ai classici yankee degli anni '50.

Timidi vagiti di SF adulta si hanno da Robert Altman con Conto alla rovescia (Coutdown, 1967) e da Ralph Nelson con I due mondi di Charly(Charly, 1968), ma i veri capolavori che daranno la stura alla fantascienza adulta e realistica che divamperà negli anni '70 amplificandone i temi e gli echi sono due: 2001 odissea nello spazio (2001 a space odissey di Stanley Kubrick, 1968) e Il pianeta delle scimmie (Planet of the apes di Franklyn J.Schaffner, 1968).


LE SCHEGGE DI FUTURO DEGLI ANNI 70

Il cinema di fantascienza americano degli anni 70 si apre all'insegna del pessimismo più radicale: epidemie, robotica, ingegneria che si ribella all'uomo, dopobomba devastanti, dittatoriali futuri prossimi venturi, amari viaggi spaziali che, il più delle volte, lasciano poche speranze alla razza umana  in un crescendo di follie megalomani attuate in nome della scienza. I vari sottogeneri, che porteranno la fantascienza a partorire veri e propri capolavori, li potremmo così suddividere:


ImageROBOTICA
Bypassando le famose tre leggi della robotica ipotizzate da Isaac Asimov che tanto seguito avevano avuto negli anni precedenti, lo scrittore Michael Crichton esordisce alla regia con un classico del genere, Il mondo dei robot (Westworld, 1973), in cui racconta di un parco di divertimenti per adulti chiamato Delos suddiviso in tre settori: Westerlandia, Romamundia e Medioevonia. Il soggiorno per i visitatori è allietato dalla presenza di robot perfetti e dalle sembianze umane, controllati da un equipe di scienziati; qualcosa però succede: l'equilibrio si rompe e il pistolero cyborg di Yul Brynner sarà il leader della rivolta delle macchine contro l'umanità. Film ancor oggi stupefacente per ritmo e inventiva, vanta anche un fiacco sequel, Futureworld 2000 anni nel futuro (Futureworld, di Richard T. Heffron, 1976), in cui due intrepidi giornalisti ritornano a Delos per indagare sui fatti alla base del primo film.
Ancora da un romanzo di Crichton viene tratto poi il bellissimo L'uomo terminale (The terminal man di Mike Hodges, 1974), in cui George Segal viene sottoposto a una delicata operazione al cervello, un innesto "meccanico" che ne aumenterà le pulsioni omicide. Per certi versi kubrickiano, toccherà il suo apice nel finale al cimitero.
ImageAnche la consorte noiosa e rompiscatole può comunque essere sostituita da un perfetto robot servizievole, assoggettata alle esigenze maschili: succede nell'ottimo La fabbrica delle mogli (The stepford wives di Bryan Forbes, 1975), terrificante apologo parafemminista con tratti polanskiani tratto dal romanzo di Ira Levin. In Generazione Proteus (Demon Seed, di Donald Cammell, 1977) un computer "onnipotente" vuole addirittura ingravidare la bellissima Julie Christie in un folle calderone che definirei quasi cronenberghiano. Ultima citazione per i due teneri robottini Paperino e Paperina, pronti a salvaguardare la flora rimasta in una serra spaziale nello straziante e sottovalutato 2002 la seconda odissea (Silent Running di Douglas Trumbull, 1972).

ImageEPIDEMIE
Il cinema epidemico della fanta 70 ha pochi titoli su cui puntare (il sotto-genere in questione espoderà, invece, negli anni 80), ma almeno due sono punte di diamante inestimabili. In Andromeda (The andromeda strain di Robert Wise, 1971) un misterioso virus spaziale portato da un satellite viene studiato da un'equipe di scienziati. Piuttosto lento e antispettacolare, trova il suo maggior pregio nella regia realistica e quasi scientifica di un veterano come Wise. Il papà negli zombi Geroge Romero dirige invece il secondo gioiello e racconta il degenerare della follia in un gruppo di abitanti di un paesino rurale americano, contaminati da una potente arma chimica finita nelle falde acquifere: è La città verra distrutta all'alba (The crazies, 1973).


ImageIL DOPOBOMBA E LE CITTÀ DEL FUTURO
E' l'ambito in cui il cinema di fantascienza pessimistico dei 70 ha dato maggior prova di sè, con opere più o meno riuscite ma quasi sempre di grande impatto visivo.
George Lucas, prima di giocare alle Guerre stellari, aveva dato il suo contributo immaginando un mondo sotterraneo totalizzante, asettico e tarkovsjiano nel suo capolavoro L'uomo che fuggi dal futuro (Thx1138, 1971), in cui Robert Duvall si ribellava al sistema "orwelliano" fuggendo dai poliziotti droidi che lo braccavano.
Michael Anderson dà una visione terrificante del futuro in La fuga di Logan (Logan's run, 1976); un futuro dove si trova la morte a soli 22 anni in un gioco letale chiamato Carousel. Anche Logan (Michael York) si ribellerà a questo sistema di cose scoprendo una città all'esterno del falso mondo in cui lui e i suoi conterranei vivono.
In Rollerball (di Norman Jewison, 1975) sarà il giocatore James Caan a ribellarsi al sistema totalitario che, una volta eliminato il rischio di guerre, ha incanalato la violenza in un gioco mortale e violento chiamato appunto Rollerball.
ImageMa le città possono anche essere devastate da guerre batteriologiche o atomiche come succederà a Charlton Heston, il quale si dovrà difendere da mutanti albini che vagano per una spettrale New York in 1975: Occhi bianchi sul pianeta terra (The omega man di Boris Sagal, 1971), seconda versione del romanzo di Richard Matheson dopo L'ultimo uomo della terra con Vincent Price. O come accade nel sottovalutato L'ultima odissea (Damnation Alley, di Jack Smight, 1977), dove un blindato viaggia tra terre contaminate e un effetto aurora boreale, con redneck mutanti che sembrano usciti dalle Colline hanno gli occhi e schifosi bagarozzi. Tralasciando il bizzarro Woody Allen nel Dormiglione (Sleeper, 1972), che ha comunque alcune buone intuizioni prelevate dal genere, si possono citare il poco riuscito Gli avventurieri del pianeta Terra (The ultimate warrior di Robert Clouse, 1975), che sembra un post atomico italiano dei più truci e le folli, o le corse splatter di mostruose auto ammazzacristiani nel folle Anno 2000 la corsa della morte (Death race 2000 di Paul Bartel, 1975). ImageMa il capolavoro vero è senza dubbio 2022 i sopravvissuti (Soylent green di Richard Fleischer, 1973), in cui la sovrappopolazione in una New York allucinata e disperata verrà alimentata con tavolette di soia che nascondono un terribile e agghiacciante segreto. Forse uno dei film più pessimistici e disperati dell'intero filone.
Per Robert Altman vivremo invece in un pianeta fatto esclusivamente di ghiaccio e giochi mortali nel tetragono Quintet (1979), mentre in Fase IV distruzione terra (Phase VI, di Saul Bass) saranno le formiche ad essere la razza dominante che spazzerà via l'umanità.
Chiudiamo con due capisaldi non americani ma che meritano di essere citati per la loro importanza: il boormaniano Zardoz (1973), forse il più folle parto della fanta 70, e Alfa omega il principio della fine (The final programme di Robert Fuest, 1974), autentico delirio visivo in cui entriamo in un futuro devastato dalla terza guerra mondiale.


ImageLE INVASIONI ALIENE
Curiosamente, negli anni 70 e prima dell'avvento di Alien (di Ridley Scott, 1979), le invasioni aliene con l'extraterrestre visto come mostro bavoso e antropomorfo non sono contemplate, se escludiamo quelle new age dello Steven Spielberg di Incontri ravvicinati del terzo tipo (Close Encounters of the Third Kind, 1977); e mentre in Inghilterra atterrava lo "starman" adrogino David Bowie cioè L'uomo che cadde sulla terra (The Man Who Fell to Earth, di Nicolas Roeg, 1976), l'unico che dava lustro alle dimenticate invasioni extraterrestri fu Philip Kaufman col suo straordinario Terrore dallo spazio profondo (Invasion of the Body Snatchers, 1978, remake del gioiello di Don Siegel), in cui si acquisiva una paranoia crescente pari a quella del capostipite impreziosita, poi, dagli stupefacenti sfx di Tom Burman. Si potrebbe volendo poi citare L'invasione delle api regine (Invasion of the Bee Girls, di Denis Sanders, 1973), divertente sexploitation (in alcune versioni con aggiunta di scene hard) che però sconfina nel sottobosco fantaerotico, pur godendo di ottime intuizioni visive.


EPIGONI CURIOSI
Almeno due i titoli da ricordare in questo paragrafo, non ascrivibili ai sottogeneri descritti poc'anzi ma decisamente a se stanti e assolute schegge impazzite.
Il primo è il gioiello L'uomo venuto dall'impossibile (Time after time di Nicholas Meyer, 1979), variazione dei viaggi nel tempo con H. G. Wells/Malcom McDowell che dalla Londra vittoriana arriva nella San Francisco dei giorni nostri per dare la caccia a Jack lo squartatore/David Warner, fuggito proprio con la sua macchina del tempo. Il secondo è Ultimi bagliori di un crepuscolo (Twilight's Last Gleaming, di Robert Aldrich, 1976): fantapolitica, guerra del Vietnam, minacce di guerra fredda, basi missilistiche... il tutto raccontato da un grande maestro di cinema. Lascio fuori da questo ambito i sequel del Pianeta delle scimmie in quanto elemento di "studio" per un prossimo eventuale approfondimento della saga.

Tralasciando le varie combinazioni della fantascienza con l'erotismo o con il comico (altra materia di studio piuttosto interessante ma che esula dal contesto), la fanta 70 ha cercato di rappresentare un certo tipo di futuro che andava di pari passo con gli umori pessimistici di un'epoca; schegge di futuro spazzate poi via dall'avvento delle Guerre stellari di Lucas. Ma questa è un'altra storia...

APPROFONDIMENTO INSERITO DAL BENEMERITO BUIOMEGA71
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