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IL CENTRO "LE TERRAZZE" A CASAL PALOCCO
lunedý 28 giugno 2010
ImageNota: IL CENTRO COMMERCIALE "LE TERRAZZE" FA PARTE DEI LUOGHI COMUNI DEL CINEMA ITALIANO (vedi Approfondimento relativo), ovvero di quelle location pluriutilizzate dal nostro cinema (di genere e non).

Il centro "Le Terrazze" a Casal Palocco (quartiere residenziale di Roma sulla Colombo in direzione Ostia) ha rappresentato per me qualcosa di speciale: è qui infatti che, sedendomi su una panchina sei o sette anni fa, mi accorsi d’improvviso di trovarmi nella piazza in cui era stato ucciso John Saxon in Tenebre. Fu un deja vu indimenticabile: scostavo lo sguardo e vedevo la fontana, poi più a destra ed ecco il suggestivo palazzo terrazzato. Al tempo su internet nessuno diceva con esattezza dove Dario avesse girato quella scena, non esisteva la caccia alle location che c’è oggi. ImageAvevo visto Tenebre per pura coincidenza il giorno prima di partire per Roma e avevo cercato molto a fondo, online: niente, si indicava generalmente solo l’Eur, come location. Ero così andato a trovare i miei amici che abitano a cinquanta metri dalle "Terrazze" e li avevo accompagnati per fare la spesa.
Quella piazza così particolare, le linee geometriche sulla pavimentazione, il sole… La sensazione che provai fu incredibile, ma solo col tempo scoprii che lì, al Centro Le Terrazze, avevano girato anche altri film (e il primo a segnalarmene una seconda fu Markus, per la cronaca).

Ora però è il caso di lasciar parlare Il Dandi, che al Centro Le Terrazze ci ha passato davvero la sua infanzia e ci racconterà meglio il luogo e il contesto in cui è inserito, ovvero il quartier di Casal Palocco:

Image Image CASAL PALOCCO
Il grosso dell’edilizia di Casal Palocco risale alla metà degli anni ’60. Il drive in esisteva già dal ’54, Villa Ronconi (quella che in Tenebre è la villa delle lesbiche) è del ’72, casa mia del ’68, Le Terrazze la precedono di poco. Ho saputo che chi cercava le location dei film girati a Casal Palocco inizialmente andava in zona Eur: non mi stupisce. Il tipo di architettura e di edilizia (basti osservare i tipici muretti di cinta, i tetti spioventi, le forme dei comignoli, le aiuole di verde) nascono indubbiamente come un “prolungamento” dell’Eur in direzione mare. Diverse sono però invece le distanze, i collegamenti dei mezzi pubblici, e di conseguenza le mentalità.

Image Image Abitare a Casal Palocco implicava (e ancora oggi) tre cose:  
• Abituarsi a considerare normale l’urbanistica e l’architettura della “Topolinia” di Walt Disney, imparare a ragionare in termini di “isolati” come nei polizieschi americani, non capacitarsi di come tuo zio e tuo nonno potessero vivere a Roma dentro un palazzo!
• Avere animali domestici: è il paradiso, per cani e gatti, avere la sicurezza della vita d’appartamento e contemporaneamente la libertà dei giardini e dei prati.
• Avere un mezzo di locomozione da uso quotidiano: senza un’automobile si è tagliati fuori dall’universo: i collegamenti del trasporto pubblico hanno sempre lasciato a desiderare, e non sono mai migliorati troppo forse proprio perché gli abitanti non ne hanno avvertito l’esigenza; del resto il problema del parcheggio naturalmente non esiste (anche se ultimamente sta affiorando perfino qui). Ma senza un mezzo di trasporto non si vive comodamente neanche all’interno di Palocco: le distanze, come ho già detto, si moltiplicano generando un paesaggio americaneggiante, dove la bassa densità di costruzione allunga le distanze reali e ne diminuisce la percezione.

Image Image IL CENTRO "LE TERRAZZE" AL CINEMA
Il mio primo mezzo di trasporto fu ovviamente una bicicletta. Non una mountain bike (non c’erano) ma una BMX stile E.T., soluzione grazie alla quale io e i miei coetanei godevamo di un grado di libertà assolutamente inimmaginabile per i nostri amici di città. Erano gli anni ’80, grazie al boom delle tv private ero già allora un cinefilo e (inconsapevolmente) un nostalgico degli anni ’70 (che erano quelli che vedevo in tv, con un po’ di ritardo). Ovvio che quando vidi Io e Caterina di Alberto Sordi riconobbi subito il centro commerciale dove fino a poco prima mia madre mi comprava i Playmobil e dove ora invece ci andavo con i compagni di classe a terrorizzare altre signore come lei. In Io e Caterina Sordi incontra per la prima volta Edwige Fenech, ferma nella piazzetta del centro (più inquadrata di quanto si creda, anche in altri film) davanti alla fontana più piccola (quella maggiore è quella con la scala che sale curva). Image Poco più tardi (anche se il film è precedente) riconobbi di nuovo “casa mia” in Tenebre di Argento, e devo dire che pur avendo sempre visto molto spesso camion di produzioni cinematografiche nel quartiere, proprio scoprire che vi avesse girato anche Argento e non la solita fiction idiota mi ha insegnato a vergognarmi un po’ di meno del formicaio borghese in cui abitavo.
Di Tenebre s’è già detto e ampiamente si sa: è la piazza dove viene ucciso John Saxon alla luce del sole in una delle scene più riuscite del film. La panchina dove sedeva l’attore in attesa del suo “contatto” è stata divelta e (almeno ad oggi) la seduta non esiste più, mentre il negozio dove stazionavano i due punk (Domino) è stato col tempo sostituito da una filiale di Intesa Sanpaolo.
Image Ma è con Da grande che il centro diventa davvero… centrale: sempre nella piazzetta troviamo il supermercato dove Pozzetto va a fare la spesa, il fioraio il cui proprietario ha un cane che vediamo entrare spesso in scena, la cartoleria (che resiste tuttora) dove sempe Pozzetto si siede su un banchetto per scrivere la lettera anonima ai suoi genitori. Davanti alla fontanella si svolge una gara di "fazzoletto" mentre nella terza fontana piccola, dietro al bar Mosca, l’auto con Pozzetto alla guida entra sconvolgendo gli avventori per l'appunto del bar Mosca. Le uniche due location importanti del film che stanno invece nella piazza principale sono il negozio di giocattoli dove Marco bambino sogna il “Lego grande” (si chiama “Fantasia” e resiste tuttora) e l’edicola che vende le figurine del WWF.
Image Un anno dopo Tenebre giunse Arbore, al centro, e vi filmò (solo in interni purtroppo) la scena in cui, nel film F.F.S.S. - Che mi hai portato a fare sopra a Posillipo se non mi vuoi più bene? Arbore stesso incontra Gigi Proietti intento a parlare un improbabile dialetto “meridionalese”. Siamo all’interno dell’ex Bar Mosca (oggi Caffè Elite), ripreso anche in Tenebre. A fianco della fontana maggiore c’è invece “La casa del gambero”, che in 7 chili in 7 giorni fu il negozio dove lavoravano i fratelli della moglie di Verdone. Chiudiamo con un film poco conosciuto e più recente, I magi randagi (1996), in cui Silvio Orlando e i suoi due compagni di viaggio incontrano un violinista. E’ una scena in notturna, ma il Centro è ugualmente riconoscibilissimo.

Image Image LE TERRAZZE E I SUOI NEGOZI
La prima volta in vita mia che sono stato alle Terrazze avevo un anno. Fu anche il mio primo incidente d’automobile: da casa mia a lì era meno di un chilometro, ma la 126 di mia madre aveva freni un po’ scarsi (e meno male che non avevo ancora i denti). Andare alle Terrazze era l’unica cosa da fare. Lì c’era tutta Casal Palocco: gli studenti all’uscita di scuola, le signore in profumeria, le famiglie al supermarket, i bambini davanti al negozio di giocattoli, adolescenti col motorino e signorine col cane.
All’inizio si trattava di fare corse in bici e fermarsi a prendere un gelato; poi verso i 10/12 anni sono venuti “i botti”, solo che invece di spararli tra Natale e Capodanno li sparavamo tra Capodanno e Natale. Nelle piscine delle Terrazze era vietato bagnarsi, chiaramente, ma spesso d’estate non riuscivo ad impedire al mio pastore tedesco di gettarvisi a mollo come un antico romano alle terme. Non credo che oggi sia più possibile.  
Image Sono pochissimi i negozi storici che hanno resistito in questi anni: tra questi cito il supermercato GS (per anni l’unico supermarket della zona, oggi diventato Carrefour); il Bar Mosca (attualmente Caffè Elite); il negozio di Foto-Ottica dove presi la mia prima Polaroid e i miei primi Ray-Ban; il negozio di antiquariato Il Patio Antico di cui da bambino, già dandi nell’animo, ammiravo soprattutto i bastoni da passeggio; naturalmente il negozio di giocattoli Fantasia, dove all’epoca c’era una cassetta esterna per raccogliere le lettere dei bambini indirizzate a Babbo Natale (e quando dico “all’epoca” intendo dire che parlo di quando ci credevo ancora, a Babbo Natale!).
La storica Gioielleria Lenzi esiste ancora sul lato opposto a dove si trovava; non c’è più purtroppo lo storico proprietario, Francesco Lenzi: è stato brutalmente ucciso durante una rapina (in casa, non nel negozio) e l’attività è ora mandata avanti dagli eredi. Ci sono poi ancora il fioraio davanti alla GS (che dal banchetto che era si è ingrandito e stabilizzato un bel po’) e il Ferramenta alle sue spalle, dove ancora mi rifornisco. La pelletteria Salambo è sempre lì, la Farmacia e il tabaccaio (pardon “articoli per fumatori”, con la sua vetrina che mi ha sempre incantato con le sue pipe, le penne, gli accendini) pure.

Image Image I NEGOZI SCOMPARSI
Mi spiace molto per i negozi che sono scomparsi: ricordo un bel negozio di dischi che esisteva fino al 1994-’95, molto fornito di vinili e anche di alcuni attrezzi d’emergenza per il musicista (plettri e corde per chitarra, cuffie, cavi); all’angolo opposto al giocattolaio c’era il negozio di surgelati “La casa del gambero”, che compare in 7 chili in 7 giorni; al suo posto ora c’è un negozio di divani.
Ma forse la peggiore scomparsa di tutto il comprensorio è stata quella del cinema Le Ginestre, che insieme al drive-in ha lasciato la zona priva di un cinema di quartiere. Inizialmente cinema (attivo fino ai primi anni ’80), poi teatro (sul quale mi esibii per la prima volta, alla recita di fine anno della 5° elementare, ndr…), è rimasto pressoché vuoto e inutilizzato dagli anni ’90 in poi. Nei primi del 2000 un gruppo di persone tentò di occupare lo spazio nel tentativo di renderlo un centro sociale: naturalmente gli occupanti furono sfollati dalla polizia quella sera stessa e il rave party finì prima di cominciare.  

Image Image IL PIANO SUPERIORE E… LE TERRAZZE
Al piano superiore non c’era praticamente nulla: solo il corridoio centrale è sempre stato aperto, ma per un lungo periodo di veramente aperto c’era solo il barbiere Antonio, dove amo andare ogni tanto a farmi fare la barba per un solo motivo: ha ancora le poltrone di trent’anni fa! Il resto erano solo locali vuoti, e i negozi che ci sono adesso, per dire la verità, non hanno quasi mai vita troppo lunga. Tutta la parte costruita sul piano superiore dell’ala sinistra, fino a una decina d’anni fa non c’era: il primo piano era chiuso ed inutilizzato, privo della scala mobile che vi si trova a lato adesso; il secondo piano semplicemente non esisteva: è stato sopraelevato dalla notte al giorno! Al piano superiore del centro commerciale troviamo a sinistra le gallerie di negozi, fino a pochi anni fa inutilizzate come ho detto; a destra invece ci sono studi medici, dentistici, e abitazioni. Un pomeriggio, negli anni ’90, ero con un amico al piano superiore del centro commerciale, dirimpetto alle abitazioni, e avemmo un’illuminazione: ah, ecco perché si chiama “le terrazze”, per via di queste terrazze delle case di sopra! I caratteristici balconi degli appartamenti che sovrastano il centro commerciale (ma l’ingresso del condominio è su una strada esterna, via di Casalpalocco) hanno questa forma a scalare, ognuno più corto ad ogni piano che si sale, che ricorda un po’ se vogliamo l’idea del “giardino pensile”.

Image AL PIANO INFERIORE: I MAGAZZINI
Alle Terrazze c’è anche un piano inferiore: nei seminterrati del lato sinistro si trovano soprattutto magazzini. Il lato destro è invece costeggiato da una strada privata che scende al livello sotterraneo tra due rampe: tra le altre cose c’è il laboratorio di un forno, dove da ragazzini era possibile comprare trancioni di pizza e cornetti appena fatti per meno di mille lire (spesso addirittura li regalavano!).

Image LE TERRAZZE NEI 90:
Negli anni ’90 ci fu il boom dei cinquantini, tutti ancora rigorosamente senza targa (e senza casco).  Le Terrazze erano un punto di ritrovo giovanile fondamentale. Fu quello il periodo in cui si aprì una prima “succursale” (chiamarla caserma sarebbe troppo) dei Carabinieri a Casalpalocco, in un ufficio che ora appartiene a una banca. Terminata la costruzione della caserma vera e propria (intorno al 2000-2001, nella vicina via Gorgia di Leontini) il centro commerciale iniziò a dotarsi di una sua vigilanza privata. L’ultima volta che sono entrato lì dentro in motorino (la cosa per me più normale del mondo) tre cecchini mi hanno dato l’altolà... E con questo simpatico aneddoto si conclude il bel "racconto di vita" firmato Il Dandi, che ha accettato di ripercorrere la storia del Centro e di descriverne i negozi più importanti (così come li trovate sulla tavola 16, nella quale sono segnati anche tutti i punti inquadrati nei diversi film).

Image AMARCORD: CASALPALOCCO SESSANTOTTO (Markus, Andygx)
Grazie alla prestigiosa collezione cartacea Markus possiamo mostrare una pubblicità sessantottina tratta dalla rivista Epoca del dicembre 1968 in cui si illustravano i vantaggi di una casa a Casalpalocco, anche se il Nanni Moretti di Caro Diario non sarebbe certamente stato d'accordo, come forse qualcuno ricorderà ("Casalpalocco. Passando accanto a queste case sento tutto un odore di tute indossate al posto dei vestiti, un odore di videocassette, cani in giardino a far la guardia e pizze già pronte dentro scatole di cartone. Ma perché sono venuti quaggiù trent'anni fa?"). Poi, secondo tradizione, è stato allertato lo specialista Andygx per andare a capire quale fosse esattamente il punto inquadrato dalla pubblicità. Ebbene, con grande sorpresa si è scoperto che il punto in questione è proprio a ridosso del Centro le Terrazze, in Viale Prassilla. Uno sguardo ai particolari tetti delle case, alle recinzioni in muratura, agli alberi sulla sinistra e alla conformazione della strada ci dà la sicurezza: lì dietro, edificato da pochissimo, stava il centro protagonista del nostro speciale! Il Dandi a proposito di questa pubblicità aggiunge che le automobili che si vedono nella brochure sono "auto di scena": i compratori delle prime case erano incoraggiati, per ovviare alle perplessità sulla distanza da Roma centro, con un'automobile nuova inclusa nel prezzo della casa: le Fiat 500 per gli appartamenti da 11,mln, le Fiat 850 per i villini più costosi; entrambe le vetture per le per le poche ville più grandi.

• Film compresi nelle tavole e ambientati al centro Le Terrazze:

• Altri film in cui la villa compare (vedi foto sotto):
La commessa (1975)

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Testi: Il Dandi - Foto e tavole: Zender

APPROFONDIMENTO INSERITO DAI BENEMERITI ZENDER E IL DANDI
 
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