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LA MOSTRA PERMANENTE DEI FLANI DI LEGNANI
lunedý 22 febbraio 2010
Image“E’ stata un’esperienza gratificante. Abbiamo girato l’Italia mostrando i miei flani, questi piccoli pezzi di cinema, a gente entusiasta che non ha fatto rimpiangere a me e a Zender il tempo perso rispettivamente per raccoglierli e restaurarli”.
 ImageCosì Buono Legnani, al termine di un lungo giro che ha condotto lui e l’archivista del Davinotti a percorrere l’intero suolo italiano (isole comprese). A bordo della loro confortevole vettura (di cui trovate traccia in una foto amatoriale spedita da un fan), i due hanno portato la mostra itinerante “I flani di Legnani” alla conoscenza di migliaia e migliaia di persone, che si affiancavano all’autovettura curiose rimanendo affascinate dalla quantità di raro materiale ivi custodito. Un anno a scegliere le tappe, le piazze d’Italia in cui fermarsi e aprire lo scrigno dei segreti a chiunque s’avvicinasse. Innumerevoli gli aneddoti legati a questa lunga esperienza, che importanti case editrici hanno già chiesto di poter pubblicare dopo aver sentito il resoconto narrato concitatamente dai due: incidenti, bonarie contestazioni, multe per divieto di sosta, assalti della folla quando si passava vicino a zone ad alta densità di popolazione come il mercato… Materiale elettrizzante che un giorno sicuramente potrete tutti leggere.

 ImageAl termine del lungo anno in viaggio (sul Davinotti intanto venivano di volta in volta pubblicati i flani mostrati ai “visitatori”), si è fatta avanti la proposta dell’Antico Museo di Torre Alta nel bergamasco (comune di Ravedrate), che ha contattato Legnani chiedendogli se fosse interessato a organizzare una mostra permanente.
 Sciolti i non pochi dubbi (la mostra era itinerante per definizione) Image e interrogato lo stesso Zender sulla fattibilità di restauri ancor più scrupolosi atti al recupero quasi integrale degli ormai storici flani, Buono Legnani ha infine accettato l’intrigante proposta. L’intero Antico Museo di Torre Alta è stato di conseguenza sgombrato (conteneva vasellame primitivo e altra oggettistica di scarso interesse) per fare posto alle sale organizzate da Zender, assunto come consulente architettonico e restauratore “live” (al museo esiste un laboratorio attrezzato in cui i visitatori possono vedere l’archivista lavorare a tempo pieno tra agenti chimici e polverine).

La mostra (tuttora in corso e che durerà ancora un paio di settimane) è organizzata in sale a tema, all’interno delle quali vedrete esposte le cornici che ospitano gli originali dei flani che trovate anche qui sul Davinotti.
 Oggi, grazie a un’iniziativa concordata col comune di Ravedrate, avete qui sul Davinotti la possibilità di vedere raccolti tutti gli 80 eccezionali flani di Legnani ordinati nello stesso identico modo con cui li trovate al museo (di cui forniamo qui sotto una planimetria esatta). Immaginate di trovarvi lì, di pagare gli 80 euro di biglietto e di entrare…

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La prima sala a cui accedere è quella del Cinema Italiano, dove sono contenuti flani appartenenti a film rigorosamente italiani. Commedie ma non solo, perché vi trovano spazio anche Zeffirelli e Sergio Nasca, Del Balzo come Fondato, Lizzani e Dallamano. Particolarmente attento Legnani è stato ad alcuni titoli con Lando Buzzanca, molto presente nella rassegna e al quale si vorrebbe chiedere di venire a presentare una breve retrospettiva legata ai flani stessi.

CLICCATE SUI TITOLI PER APRIRE I MERAVIGLIOSI FLANI D'EPOCA
Ecco a voi la...


Amore libero - Free love (Pier Ludovico Pavoni, 1974)
Fatti di gente perbene (Mauro Bolognini, 1974)
C’eravamo tanto amati (Ettore Scola, 1974)
Il fiore delle mille e una notte (Pier Paolo Pasolini, 1974)
Per amare Ofelia (Flavio Mogherini, 1974)
La poliziotta (Steno, 1974)
Profumo di donna (Dino Risi, 1974)
Bello come un arcangelo (Alfredo Giannetti, 1974)
La supplente (Guido Leoni, 1975)
Colpo in canna (Fernando Di Leo, 1975)
Emanuelle nera (Bitto Albertini, 1975)
Il gatto mammone (Nando Cicero, 1975)
Amici miei (Mario Monicelli, 1975)
Emanuelle in America (Joe D'Amato, 1976)
Emanuelle nera Orient reportage (Joe D'Amato, 1976)
40 gradi all’ombra del lenzuolo (Sergio Martino, 1976)
Pane burro e marmellata (Giorgio Capitani, 1977)
Allegro non troppo (Bruno Bozzetto, 1977)
Porci con le ali (Paolo Pietrangeli, 1977)
Il marito in collegio (Maurizio Lucidi, 1977)
Aragosta a colazione (Giorgio Capitani, 1979)
Tre tigri contro tre tigri (Sergio Corbucci, Steno, 1977)
Morbosamente vostra (Andrea Bianchi, 1985)

Proseguendo ci s’imbatte nell’altra grande sala della mostra, in cui sono conservati i flani relativi ai film stranieri, anche qui con un ampio spettro di scelta che va da De Funes (come noto molto amato da Legnani) a Woody Allen, dalla "corsa dell’Anno 2000" di Paul Bartel a titoli curiosi come “Perché i gatti”. Fantascienza, commedie e turbamenti piccanti come contorno. Anche qui Buono non ci fa mancare nulla. Siamo nella Sala Cinema Straniero.

SALA CINEMA STRANIERO:
Le grandi vacanze (Jean Girault, 1967)
Io, due figlie, tre valigie (Edouard Molinaro, 1967)
Champagne per due dopo il funerale (Sidney Gilliat, 1971)
5 matti alla corrida (Jean Girault, 1972)
Professione assassino (Michael Winner, 1972)
2002 la seconda odissea (Douglas Trumbull, 1972)
Qui Montecarlo, attenti a quei due (Roy Ward Baker e Basil Dearden, 1972)
Dudù il maggiolino a tutto gas (Rudolf Zehetgruber, 1973)
Il dormiglione (Woody Allen, 1973)
Perché i gatti (Fons Rademakers, 1973)
Fraulein in uniforme (Erwin C. Dietrich, 1973)
Apache (William A. Graham, 1974)
Ci son dentro fino al collo… (Claude Zidi, 1974)
Turbamento di una minorenne (Mac Ahlberg, 1974)
Il colpo della metropolitana (Joseph Sargent, 1974)
Amore e guerra (Woody Allen, 1975)
Anno 2000 La corsa della morte (Paul Bartel, 1975)
Bilitis (David Hamilton, 1976)
I 4 dell’oca selvaggia (Andrew V. Mc Laglen, 1978)
Il gendarme De Funes e gli extraterrestri (Jean Girault, 1978)
Sbirri bastardi (Tom Clegg, 1978)
Grosso guaio a Chinatown (John Carpenter, 1986)

Per chi non è ancora sazio (e magari dopo essersi presi una pausa nell’ampio e prestigioso W.C. del museo) sui può continuare entrando nella saletta del Grande Cinema, dove sono incorniciati flani di titoli roboanti e classici senza tempo, da Kubrick a Bertolucci (L’ultimo tango, naturalmente) fino a giungere a Tim Burton (Batman è uno dei titoli più recenti, quasi incredibile la sua presenza in una collezione che ha negli Anni Settanta il suo maggiore motivo d’interesse).


Terminata la visita di questa sala si può anche guardare attraverso la porticina che dà alla camera accanto: lì, seppellito da gas tossici e polverine per molti letali, troverete Zender alle prese col restauro di nuovi flani che dovranno far parte di una prossima progettata mostra itinerante. E’ sconsigliabile l’entrata ai bambini di età inferiore ai 7 anni: le esalazioni possono essere nocive, per gli organismi più deboli. Facendo ritorno verso l’ingresso abbiamo allora il tempo di entrare nell’ultima sala, quella Horror e Thriller. E’ solitamente una delle più apprezzate dai visitatori per la magnificenza dei flani contenuti. Pochi ma buoni, come si suol dire, perché vi si trovano i rarissimi flani originali del Gatto dagli occhi di giada, La tarantola dal ventre nero, del leggendario Solange… Tutti titoli fondamentali nell’evoluzione del nostro cinema “di paura”, ai quali si aggiungono due outsider del calibro di Brian De Palma (con un titolo molto caro al nostro Caesars) e… Agatha Christie, cui appartiene di diritto: E poi non ne rimase nessuno.


Sempre all’interno di questa sala vi è poi un separè che divide il grosso dei flani da quelli forse più preziosi, ovvero quelli legati a Dario Argento: cinque titoli indimenticabili, cinque flani che lo sono ancora di più. Non mancate di accedere alla sala Argento, in cui le luci soffuse vi avvolgeranno e vi condurranno alla scoperta di cinque autentici gioielli!


ImageLa mostra è terminata. Uscendo, e passando di nuovo per le casse, avrete comunque modo (con un po’ di fortuna) di incontrare Buono Legnani che firma autografi e riproduzioni dei suoi flani su uno speciale banco montato al’interno del negozio. Nel negozio, a disposizione, gigantografie dei flani e il catalogo della mostra con visita ragionata.

Per chiudere (e sperando abbiate potuto in qualche modo godere delle stesse sensazioni che si hanno vedendo la mostra dal vivo) riportiamo qui uno stralcio della lunga intervista che Buono Legnani ha concesso al settimanale “Cinema superstars”, in cui l’autore del pezzo ha voluto indagare a fondo sulle ragioni che hanno portato Legnani a collezionare i suoi ormai celeberrimi flani.

INTERVISTATORE: Da cosa è nata la passione per i flani? Conosceva il termine, quando ha iniziato a collezionarli?
LEGNANI:
No, quando collezionavo i flani non sapevo che si chiamassero flani. Sapevo (ovviamente) cos’erano, ma non sapevo come si chiamassero. Così come sapevo che (forse) esistevano le attrici Rosita Torosh e Carla Mancini, ma non sapevo che faccia avessero. Né potevo presumere che un giorno la seconda avrebbe popolato il mio avatar, per il semplice fatto che ignoravo pure l’esistenza di quest’ultima parola, perché l’avrei appresa solo leggendo il fenomenale racconto di Borges “La morte e la bussola”, donde è stato tratto il film Death and the Compass (1992), con Peter Boyle, attore famosissimo per essere il mostro di Frankenstein Junior.

ImageINTERVISTATORE: Una domanda che molti si fanno riguarda il criterio con cui lei selezionava i flani e a cosa, diciamo, le servissero in origine:
LEGNANI:
I flani venivano da me ritagliati e inseriti nel quaderno in cui appuntavo ogni pellicola, con cast, trama ultrasintetica, breve commento personale (a rileggerli, non di rado mi vergogno: all’epoca massacrai La prigioniera di Clouzot, che solo da poco mi è apparso nella sua grandezza). Non era fondamentale avere tutti i flani, obiettivo quasi impossibile, per il semplice motivo che una volta i film circolavano per anni e anni, per cui si poteva vedere un film al cinema il cui flano non era più pubblicato da tempo immemorabile. L’operazione di ritaglio aveva due tempistiche. Film che ero certo di vedere in un futuro abbastanza vicino (Profondo rosso, Alien eccetera) venivano già dotati di ritaglio, accuratamente parcheggiato nel quaderno “attivo”, fra ultima pagina e terza di copertina. I film che vedevo senza una preventivata programmazione, invece, venivano dotati di flano solo se, una volta visti, mi capitava di imbattermi nel quotidiano che li pubblicava. Opere viste in “ulteriori visioni” (penso a Professione bigamo, con Buzzanca), non erano… flanizzabili.

ImageINTERVISTATORE: Quindi lei mi sta dicendo che esisteva una raccolta di commenti legnanici che come ben immagina molti vorrebbero leggere e gustare…
LEGNANI:
Niente di più facile. La mia opera omnia (riveduta e corretta) è disponibile a tutti per la lettura sul sito Davinotti.com, che ospita tra l’altro anche molti altri miei commenti. Ho di recente superato i 2000, una quota che in pochi superano, durante la vita.

INTERVISTATORE: Benissimo, questa ce la segniamo, davinotti.com. Ma per tornare a noi: da che titoli è composta la sua collezione di flani? Segue una logica?
LEGNANI:
Una vera logica no. Ritagliando, è venuta fuori una raccolta (collezione è parola troppo alta) strambissima, nella quale mancano film fondamentali ma visti in modo non preventivato e in ritardo, mentre sono presenti filmucoli (che so io, il teutonico e greve Fraulein in uniforme) il cui flano ho poi sorprendentemente trovato su Il Messaggero Veneto, dato che a Udine la pellicola è arrivata in prima visione con anni di ritardo. Hanno, lo si sa, un fascino particolare e perverso. Parlano anche di film visti quasi quarant’anni fa e non più recuperabili, per cui quella strisciolina di carta per me è per certi versi diventata “il film”. Portano anche ad un tempo lontano, per cui può venire la stramba smania di girarli per leggere, sul retro, frammenti di notizie, che parlano spesso di persone celebri all’epoca ma scomparse da tempo dalla mia memoria e, forse, dalla memoria di tutti. Curiosa questa cosa: ci si dimentica di un grande politico o di un asso dello sport, ma il titolo di un film è indimenticabile. Potenza non solo del cinema, ma anche dei flani.

Testi: Zender e B. Legnani - Foto: Zender

REPORTAGE INSERITO DAL BENEMERITO ZENDER GRAZIE AL LAVORO DI RACCOLTA DI B. LEGNANI
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