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LE LOCATION ESATTE DI "ROMANZO POPOLARE"
lunedì 26 maggio 2008
La situazione al via delle ricerche: Si riteneva che il film fosse stato girato a Milano (generico) o più nello specifico a Cinisello Balsamo, Sesto San Giovanni, Greco o in generale nella cintura milanese (nessuna location precisa, naturalmente). Wikipedia aggiungeva che le riprese in fabbrica erano girate alla Innocenti di Lambrate.

ImageTutto comincia dal supermercato. E’ Markus a dirmi: “perché non andiamo a filmare il supermarket in cui s’incontrano Placido e la Muti in ROMANZO POPOLARE? Ci sono passato per caso qualche tempo fa e l’ho riconosciuto. E’ qui vicino”. Il film non lo ricordavo molto bene e lo riguardo. Ottima idea, penso subito dopo. Però la cosa migliore sarebbe trovare anche il luogo in cui vivono Tognazzi e la Muti, che stando a quanto si dice nel film dovrebbe essere Cologno Monzese, ma... “E’ Sesto”, risponde invece Markus. “Le fabbriche che si vedono di fronte alla terrazza sono le ex acciaierie Falck, ora smantellate”. Su internet si vocifera che il film sia girato a Cinisello, a Greco (quartiere di Milano) e in effetti anche a Sesto. Wikipedia dice solo (parliamo di inizio aprile 2008) che le riprese in fabbrica sono state girate a Lambrate, alla ex-Innocenti (info lì inserita tempo fa da Markus, tra l'altro), Imdb si limita a un vaghissimo Milan, Lombardia, Italy. Ci sono le riprese dall’alto della terrazza che sono da brividi: un panorama di fumi e ciminiere di raro fascino. Ma come riconoscere ora il posto, anche solo vagamente, se di quelle fabbriche non esiste più nulla? E’ qui il colpo di genio di Markus: “Le torri dell’acqua che si vedono dalla terrazza, quelle ci devono essere ancora”. Dopo aver visto una vecchia foto delle Falck dell’epoca, aver compiuto un attento esame della planimetria grazie ai programmi che riprendono il mondo via satellite, Markus riesce ad individuarle. Ci vuole mezz’ora buona prima che riesca a farle riconoscere anche a me, dall’alto: son solo dei cerchi con  un’ombra... Abbiamo più o meno il luogo, quindi. Il sogno diventa a quel punto trovare anche la casa, ma come fare? Il panorama è talmente diverso... Le torri dell’acqua sembrano sulla sinistra, ma chi può dire che siano proprio quelle due? E poi, anche ammesso che siano loro, come trovare un palazzo in mezzo a centinaia di altri lì in zona? Con la vista da satellite spuntano le prime ipotesi, ma molto vaghe. Dalle inquadrature sembra che la casa si affacci proprio sui binari di Sesto, e di case sui binari non ne esistono più. Si fa strada la convinzione che l’abbiano abbattuta. L’unica è andare a Sesto e tentare la ricerca in loco, anche solo per vedere le due torri che tanto ci avevano aiutato. Ma cominciamo dall'inizio...

Image Image1. IL PAESINO E LA... BRETELLA! (Renato, Markus, Iena)
All'inizio del film ci viene fatta conoscere la storia di Giulio Basletti (Tognazzi) e Vincenzina (Muti): si conoscono fin dai tempi del battesimo di lei (molto più giovane) e han finito con lo sposarsi. Si ripercorre, leggendola su una rivista, l'infanzia di lei, e ci viene detto che il suo paese natale è Montecagnano (in provincia di Avellino). Peccato che la foto della rivista mostri chiaramente Calcata (Viterbo), come ha acutamente scoperto Renato. Montecagnano, per la cronaca, è paese inesistente. Successivamente lì al paese ci torneranno, Giulio e Vincenzina, e qui scopriamo un altro particolare curioso: durante il corteo funebre a Giulio viene chiesto se ha visto "la bretella", un'opera "di audace balzo ingegneristico che congiunge Putigliano salentino con Marciano del Monte; geniale opera autostradale a numero 4 corsie, sviluppa chilometri 49,600 per un costo complessivo di miliardi 86. Oggi si può raggiungere con orgoglio Marciano del Monte in 22 minuti...". Ebbene, il viadotto a lungo inquadrato Markus ha scoperto essere il viadotto di Pietrasecca (AQ), lo stesso presente in Non si sevizia un paperino e I corpi presentano tracce di violenza carnale. Altro che Avellino... Sempre sulla Roma-L'Aquila poi, all'uscita di Castel Madama, come ha abilmente scoperto Iena, si trova il casello dove lavora il raccomandatissimo Ermanno, che Tognazzi e gli altri passeranno a salutare durante il soggiorno di Tognazzi al paesino "nell'avellinese".


Image 2. IL PIED-A-TERRE A MILANO (Zender, Markus)
Subito dopo i titoli di testa, sule note della celebre "Vincenzina  e la fabbrica" di Jannacci, Giulio Basletti racconta che sta cambiando casa, ma "siccome un po' della mia roba era rimasta lì, in un vecchio pied-à-terre, siamo andati a ritirarla". Il pied-à-terre milanese, un piccolo appartamento sui Navigli, ha il balcone che apre sulla Darsena, ma la certezza del luogo ce la dà la forma delle ringhiere del balcone stesso (tuttora identiche) e il tipo di ripresa, che ci permette di identificare con esattezza il balcone esatto. Siamo sopra alla "Trattoria milanese", un noto ristorante, in viale Gorizia. La prospettiva poteva ingannare, ma la composizione della balaustra sulla Darsena è ancora identica. E' una delle zone vecchie di Milano, e poco è cambiata.


3. IL PALAZZO, IL CORTILE E LA TERRAZZA CON VISTA SULLE FABBRICHE (Zender, Markus)
Markus si dice sicuro che se la terrazza è a Sesto il palazzo (che non è certamente lì) sia a Cologno (d’altronde tutti gli interni li han girati lì, ai vecchi studi Incir-De Paolis oggi Mediaset). Non abbiamo niente in mano, questa volta, nemmeno una panoramica del film che non sia su un quartiere in costruzione oggi evidentemente irriconoscibile. Abbiamo solo cinque o sei fotogrammi del palazzo: ad averlo di fronte lo riconosceremmo, ma in zona è pieno, di casermoni. Spuntano ovunque come funghi, è come cercare un ago in un pagliaio. D’accordo, ci diciamo, noi ci proviamo. E allora via a scandagliare Sesto, Cinisello, Cologno sud e nord, via Palmanova, Villa Pizzone, Certosa. Pare sempre di averlo di fronte, ma son sempre falsi allarmi. Non lo troveremo mai, ci diciamo.

Image Image IL PALAZZO (Zender)
Riuscire a trovare il palazzo diventa un’ossessione, nel weekend del 6 aprile. Si scandaglia tutta la zona dal satellite in cerca di quel caratteristico edificio con balconi rotondi e forme molto particolari. Potrebbe essere a Cinisello Balsamo come dicono certe fonti, ma pare strano. Guardando tutte le foto disponibili di Cinisello (soprattutto di agenzie immobiliari) l’edificio misterioso non salta fuori. Poi improvvisamente, in un articoletto di un giornale locale di 300 pagine in pdf  (non ricordo più quale razza di termini incrociammo per la ricerca), leggo che parte del film è stato girato nella zona di Cascina Gatti. Dov’è Cascina Gatti? Si cerca... è a Sesto e alcuni edifici sono stati progettati da un noto architetto e realizzati dopo la sua morte. Image ImageViste le forme insolite dello stabile in questione pensiamo di essere vicini alla soluzione. Guardo dall’alto la zona e il famigerato palazzone appare lì, in tutta la sua straordinaria forma: è in via Maffi, a Sesto San Giovanni. Partenza, riconoscimento e foto identificative: scovato, finalmente! La cosa più incredibile è che scopriamo che proprio lì, a 50 metri, c’è il supermercato da cui cominciarono tutte le nostre ricerche! ImageSe solo il primo giorno avessimo fatto 10 metri di strada in più e avessimo guardato a sinistra l’avremmo riconosciuto subito, maestoso e troneggiante nella zona (anche se piuttosto nascosto). Markus fa un paragone felice: “E' come aver visto l’assassino in Profondo Rosso sullo specchio: avevo avuto l’impressione, quel giorno, di averlo visto, ed ero anche andato a vedere, ma il fronte conosciuto è interno. Io avevo visto solo i balconi d’angolo. Un indizio che lasciammo cadere”. Il posto è piuttosto diverso da allora: se nel 1974 il quartiere era in totale costruzione oggi è finito e rifinito, con numerosi edifici in aggiunta a occludere la vista (oggi il supermarket non si vede più, guardando dal palazzo: ci son di mezzo un casermone, il tennis...). C’è del verde dove allora c’eran solo calcinacci, ma il posto è immediatamente riconoscibile, con tanto di parcheggio sotto, oggi come nel 1974.

Image Image LA TERRAZZA (Markus, Zender)
Ma riprendiamo ora il racconto da Sesto San Giovanni che avevamo labbandonato all'inizio. Arrivati lì le vediamo subito, le due torri, e cominciamo a guardarci intorno consultando i fotogrammi del film che ci siamo stampati. Durante una perlustrazione del posto, di lontano compare la sagoma di un palazzone più alto degli altri, la cui forma della terrazza pare proprio quella del film. “E’ lui!” dice Markus. Non ci voglio credere e nego, anche se provo a mettermi nei panni di Monicelli e mi dico che sì, quello sarebbe proprio il palazzo con la vista migliore, se volessi mostrare le fabbriche dall’alto. In un fotogramma individuiamo il campanile di Sesto e, subito dopo, la piccola stazioncina che si vede stare sotto al palazzo. La zona è esattamente quella, e il fatto che i binari sembrino nel film così vicini è forse data dal fatto che il palazzo è davvero molto alto. Ci avviciniamo con una certa emozione. Siamo in via Antonio Gramsci, davanti al piazzale degli autobus. Avvicinandosi alla terrazza con lo zoom pare di poter dire che sì, il palazzo è proprio quello: la forma non regolare, i camini messi proprio lì... Ci appostiamo e cominciamo a parlare con chi entra. In breve arrivano le prime conferme: qualcuno ricorda! Sì, ci avevano girato un film, su quella terrazza. ImageTorniamo indietro al 1974, ci immaginiamo la troupe salire su quel palazzone altissimo... L'ideale a quel punto sarebbe salire, ma la terrazza è privata e i primi approcci con gli inquilini rivelano una certa loro diffidenza. Chi ci abita? Mah. Possiamo vedere...? Non è il caso... Bisogna arrivare per gradi e cominciare a parlare prima con l’uno, poi con l’altro, poi un altro ancora fino ad arrivare al consigliere, che ci fornisce il numero del proprietario attuale della terrazza. Tutte persone squisite, che non finiremo mai di ringraziare. E’ fatta, possiamo salire! Certo, il corpo del palazzo non ha niente a che vedere con quello del film. Quel quartiere in costruzione, il palazzo con le entrate fatte a tunnel e i balconi tondi... chissà dove sono. Ma intanto le viste dall’alto sono state prese da lì!
Cogliamo quindi l’occasione per ringraziare qui il consigliere Albertini, ex attivista sindacale che è stato non solo un preziosissimo aiuto ma anche persona oltremodo disponibile e gradevole e i cui buoni uffici ci han permesso di poter contattare i proprietari della terrazza; i signori De Marie, proprietari della terrazza accanto con cui abbiamo passato uno splendido pomeriggio e che ci hanno accolto con estrema gentilezza; infine i signori Mocchetto, proprietari della terrazza vera e propria i quali, dopo un attimo di ovvia diffidenza, si sono dimostrati anch’essi gentilissimi e ci hanno permesso di fotografare una delle principali location del film.

Image Image IL CORTILE (Tnex)
L'ubicazione del cortile della casa di Tognazzi e la Muti, che si vede bene quando Placido entra accusando Tognazzi di averlo colpito in testa, ci è stata gentilmente svelata dall'utente Tnex il quale, abitando al tempo in via Padova, ancora ricordava quano la troupe girò lì. Il cortile, che quindi non è né dove sta il palazzo né tantomeno dove sta la terrazza, è in Via dei Transiti 2 a Milano, una laterale per l'appunto di via Padova. Dopo un po' di tentativi infruttuosi sono riuscito a parlare col gentlissimo portiere dello stabile (che essendo lì dal '48 ricordava molto bene quando la troupe girò lì), grazie al quale ho potuto verificare che in effetti il palazzo è esattamente quello. Sono stati fatti dei pesanti restauri negli Anni 90, ma non ci vuole molto a riconoscere il posto. La casa di Tognazzi, così dice il portiere, stava al secondo piano, e i fotogrammi parrebbero confermare la cosa, per cui (anche se la certezza assoluta non l'avremo mai) si può ragionevolmente dire che la porta era proprio una di quelle che affaccia sul ballatoio del seocndo piano.


ImageImage 4. IL CINEMA PER ADULTI E LA FABBRICA DOVE LAVORA GIULIO BASLETTI (Zender, Alecat56, Markus)
Il cinema per adulti dove Giulio porta la moglie minorenne pretendendo di farla entrare (memorabile lo scontro col proprietario del cinema, deciso a non fare sconti a nessuno impedendo così alla bella ragazza di entrare) oggi non c'è più. Era il cinema Albanella in via Bottelli 11 a Milano (quartiere Greco). E' stato chiuso ancora nel 1981, ma vedrete che con le foto di oggi è possibile dimostrare che il posto è proprio quello, come ci aveva segnalato Alecat56.  La fabbrica invece la vediamo più volte nel corso del film, è la fabbrica che ispira a Jannacci la sua già citata canzone e la fabbrica in cui Giulio (Tognazzi) consuma il suo tran-tran quotidiano. Come aveva detto tempo fa Markus, si tratta della ex Innocenti di Lambrate (Milano), che aveva i suoi stabilimenti in via Rubattino. Non l'avevamo inserita precedentemente nello speciale perchè si credeva fosse stata del tutto smantellata. In realtà, passando nel settembre 2010 per via Rubattino, ho scattato una foto che mi ricordava molto l'entrata che avevo visto nel film. Nessun dubbio, al controllo: la fabbrica di Basletti è ancora lì, in via Rubattino! Certo, non ci lavora più nessuno, è in attesa di smantellamento, ma ad oggi è ancora lì, salda in terra! Anche se al tempo s'è fatta una ristrutturazione e probabilmente aggiunto un piano cambiando in parte le finestre, l'entrata è quella e lo testimonia anche un fotogramma che ci mostra dietro a Placido una casa tuttora esistente.


Image5. IL BAR DEI TIFOSI (Zender)
“Sarebbe interessante trovare anche il bar dove Tognazzi arriva con le bandiere milaniste e il vecchietto incontra Placido”, dice Markus. Verissimo, ma come? Son giusto un paio di inquadrature: una strada e un incrocio. E poi c’è lo stacco sulla bandiera, magari il bar è da tutt’altra parte. Proviamoci: vediamo se si può trovare il posto. I nomi sulle strade non si leggono (troppo distanti) ma attenzione, perché in strada passa un autobus. Troppo veloce, stavolta: numero e capolinea paiono illeggibili. Pare il 22. No, forse è il 44. Esiste ancora? Sito Atm... Sì, c’è. Il capolinea è Cascina Gobba. Potrebbe essere scritto così, sul bus. Forse... ma si legge proprio male. Si prova... Di nuovo tieni il sito aperto con l’elenco delle fermate e la vista da sat aperta in un’altra finestra. Confronta, guarda... In zona via Iglesias, dalle parti di via Palmanova... la zona ci assomiglia molto. Decidiamo di partire, perlustriamo, cerchiamo... D’improvviso facciamo via Apelle e incrociamo via Guanella... la cancellata in pietra... il palazzo dal tetto piatto... Ci siamao! Confrontiamo col fotogramma... E’ lui! Mi appresto a scattare le foto e ci si avvicina un tizio che chiede cosa stiamo facendo. Spieghiamo il tutto e... attenzione... lui dice di essere quello che abita sopra a quello che fu il bar del film! E il bar dov’era? Ma come dove? Proprio lì dove nel film si legge sopra Splugen Brau! Era proprio un bar, IL bar! Nessun trucco cinematografico, il posto è quello! L’uomo racconta che all’epoca il film venne girato senza che il barista (solo affittuario) chiedesse prima il permesso ai proprietari. Quindi non solo abbiamo trovato la strada in cui Tognazzi e l’amico milanista passano in auto ma anche il bar (oggi scomparso) dove erano state girate le scene successive.


Image6. IL SUPERMERCATO DOVE GIOVANNI INCONTRA VINCENZINA (Markus)
Trovata la fascinosa terrazza possiamo passare a una tappa più semplice: grazie a Markus sappiamo già dove colpire, infatti. In via Maffi, a Sesto San Giovanni, il supermercato c’è ancora ed è inconfondibile, con quel suo lunghissimo muro perimetrale (ora non è rosso ma bianco) davanti al quale Giovanni e Vincenzina s’incontrano. E ancora lì sono i casermoni che fanno da sfondo all’ultima scena in cui lo si vede: precisi. A sorpresa Markus dice: “Ho visto il palazzo!” (non quindi la terrazza ma il palazzo, la nostra seconda grande meta!). A me pare strano. Markus va a vedere tornando poco dopo deluso. “No, mi era solo sembrato”. Peccato, ma anche così abbiamo due grandi risultati. Il punto è che avere la terrazza e non sapere dov’è l’abitazione virtuale sulla quale Monicelli voleva farci credere la terrazza si trovasse, fa innervosire. Fotografato a dovere il supermarket (che è ancora Il Gigante, proprio come nel 1974), decidiamo di tentare l’impresa: trovare il corpo del palazzo!


Image7. AI BINARI, DOVE GIOVANNI E VINCENZINA SI DANNO APPUNTAMENTO (Zender)
Avete presente? Lui attende lei col magnetofono in mano, lei arriva e pare respingerlo, poi insieme corrono giù verso i binari e si rifugiano in un casotto lì a due passi. A vederlo è un incrocio come tanti altri. Ci sono i tralicci sui bordi della strada, dei panettoncini piantati ai lati della careggiata, ma pare che quella roba oggi non esista più. Sulla destra del fotogramma si vede di sfuggita un ponte con un paio di arcate. Giriamo i ponti di Sesto, ci spingiamo oltre... Poi, per puro caso, oltrepassiamo un anonimissimo ponte estremamente trafficato. Siamo alla rotonda che unisce via Breda e via De Marchi, in zona Sarca a Milano. Vedo delle arcate e dico fermiamoci. Il posto pare non abbia niente a che fare con quello che cerchiamo ma quelle arcate... Ci spostiamo sulla rotonda e d’improvviso, alla sinistra, ci appare un sentierino di fianco ai binari. Tralicci e panettoni sono stati sostituiti dai guard rail, la carreggiata è più larga e moderna ma il posto è quello. Guardiamo tutti i fotogrammi e spostiamo lo sguardo in ogni direzione. Ritroviamo i binari che si allargano, la casetta sulla destra, i depositi... C’è tutto! Qui è come rivedere la Muti e Placido che scendono sul declivio per avvicinarsi ai binari (Placido cercava anche di scavalcare la recinzione). Il casotto non c’è e chissà mai se c’è stato (quando nel cinema vedi degli stacchi capisci che il trucco è in agguato...), ma il posto è indubitabilmente quello! Un altro ottimo risultato, per noi.


Image 8. AL MERCATINO CON I BAFFI FINTI (Markus)
Convinto che la moglie Vincenzina lo tradisca, Giulio decide di pedinarla prendendosi un permesso dal lavoro. Quando lei sale in autobus lui la insegue di corsa (dopo aver fallito un inseguimento a bordo di un altro tram). Infine, giunto in Piazza Cinque Giornate (Milano), la perde di vista e si ritrova in un piccolo mercatino proprio in centro alla piazza. Oggi al posto di quel mercatino c'è semplicemente un'aiuola, e la piazza è facilmente riconoscibile per la grande insegna di Coin (uno dei primissimi punti vendita mai costruiti, per Coin). Una location semplice da trovare ma che mettiamo ugualmente. Quando Vincenzina riappare, Giulio è preso in contropiede e si mette baffi e occhiali finti per non farsi riconoscere. Rimedia solo una figuraccia...


Image Image 9. LA CASERMA DOVE LAVORA PLACIDO E LO SCANTINATO DOVE VIVE (Zender, Iena)
Capito come stanno le cose, Giulio decide di andare a parlare direttamente con l'amante (Placido) della moglie e raggiunge la caserma dei carabinieri di Via Tiepolo (Milano), ma qui un agente lo avvisa che l'uomo è a casa col permesso del "2+2". La caserma dei carabinieri che vediamo nel film è ad oggi un istituto magistrale ed è non molto distante da Piazza Cinque Giornate. Nel tempo vi è stato un restauro e non appare nelle pessime condizioni che si vedono nel 1974, quando venne girato il film. Image Fattosi dare l'indirizzo, Giulio decide di raggiungere l'uomo in casa sua e vi si dirige. Vediamo l'auto del Basletti entrare in un cortile che abbiamo trovato grazie a Iena, che ha contattato lo scenografo. Questi gli ha detto: "Era un deposito che si trovava al pian terreno di Quarto Oggiaro trasformato ed arredato per quella sequenza". Avuto il nome della località non mi è stato difficile trovare il punto esatto. Siamo in una palazzina di Via Luigi Capuana a Quarto Oggiaro (Milano), per l'appunto. Guardando le scene d'interni mi è anche stato possibile stabilire quali fossero esattamente le finestre e la porta dello scantinato, come vedrete nelle tavole.


Image11. IL FINALE (Zender)
Il film si chiude in maniera bellissima, con un’immagine splendida di Tognazzi che cammina in un vialone quasi deserto mentre sullo sfondo si vede apparire lontana una torre. Credevamo si trattasse della torre Mediaset di Cologno (forse c’era già, ci diciamo, anche se ovviamente non era Mediaset), ma anche se fosse stato così? Dovevamo guardare tutto il panorama attorno circoscritto in un’area di 5 km quadrati? Impossibile. Quelle file di palazzi che si vedono sullo sfondo quando Tognazzi accompagna il figlio sono caratteristici e tantissimi, tutti affiancati. Image Magari trovarli, mi dico. E non è detto che proprio lì non si trovi anche l’irrintracciabile palazzo in cui Tognazzi vive e che sulla terrazza è quello di via Gramsci 307. Passa un autobus nella scena. Guardiamo in cima e si legge Q.to Oggiaro, il numero è il 57. Possibile che a distanza di 34 anni il 57 esista ancora e faccia lo stesso giro? Via a consultare il sito dell’Atm (Azienda Trasporti Milanese): il 57 c’è e ha tuttora il capolinea a Q.to Oggiaro. Leggiamo tutte le fermate, osserviamo ogni fermata dall’alto col sat e infine... TAC, eccoli lì, inconfondibili! Quattro file di palazzoni con torretta! Non ci si può sbagliare. E’ proprio Quarto Oggiaro, tra via Graf e via De Pisis! Prendi l’auto, parti e questa volta a colpo sicuro. Il posto è quello, anche se dove un tempo c’era il nulla ora han costruito pesantemente. L'asilo dal quale uscì il Ciccio (il figlio di Tognazzi nel film) oggi è stato abbattuto, ci dice Fitzgerald che lo frequentò molti anni fa. I casermoni sono tali e quali allora e il posto colpisce, eccome! La torretta invece non esiste più (Mediaset non c’entra nulla): era la torre di una raffineria della Fina smantellata già nel 1982.


L’avventura finisce così, tra decine di fotografie e l’intenzione di realizzare ciò che state leggendo ora.
Foto e testi: Zender. Compagno d'avventura: Markus

ARTICOLO INSERITO DAI BENEMERITI ZENDER E MARKUS
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