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BENVENUTI NEL PAESE DI KILL BILL
venerdì 28 marzo 2008
ATTENZIONE: IL SEGUENTE ARTICOLO SVELA ALCUNI PARTICOLARI RELATIVI ANCHE AL FINALE DEL FILM. SE NE CONSIGLIA LA LETTURA A CHI IL FILM L'HA GIA' VISTO.
 
ImageUn film per grandi, che però si sentono ancora un po’ ragazzi e si divertono davanti ai personaggi e agli arti che saltano pieni di sangue finto che schizza in barba alle leggi della medicina e della gravità.
Benvenuti nel mondo di Mr. Tarantino, che con le sue due  fatiche (o lavoro diviso in due parti) ci regala divertimento, oltre a qualche riflessione su quanto possa essere pericoloso spezzare il cuore a killer innamorati…
ImageLa nostra eroina, la Sposa, è talmente piena di rabbia che, pur di arrivare a Bill, sopravvive a molte vicissitudini: ad una pallottola in testa che la manda in coma per quattro anni (almeno questo), a varie armi da taglio che le procurano qualche ferita qua e là, ad 88 dicesi 88 sgherri (più guardia del corpo personale) e perfino ad una fucilata che è causa di un seppellimento prematuro da cui però, è il caso di dirlo, si risolleva con scioltezza grazie agli insegnamenti del suo maestro Pai Mei, severo ma giusto (e primo) nel riconoscere la forza di volontà della sua pupilla (arriva persino ad insegnarle  la mega mossa  risolutiva).

Tutto questo è Kill Bill, un film fatto di altri film, ovvero imperniato di citazioni che vanno dal b–movie anni 70  italiano, americano, orientale, fino ai veri e propri omaggi  di tipo “tecnico” e ideale al western con altarino a Sergio Leone, colonne sonore incluse; in più, nella resa dei conti con Oren I-Shi e il suo entourage ho notato un (voluto? Conoscendo come lavora Tarantino la risposta dovrebbe essere positiva) esplicito omaggio a Scarface di Brian De Palma: impossibile non rivedere nella piscina che si riempie di cadaveri e sangue le scene finali nel villone dello scespiriano Al Pacino/Tony Montana, il quale alla fine precipiterà anche lui da una balaustra come Gordon Liu/Jhonny Mu, il  capo degli 88 Folli.
ImageTutto questo  per dire che Kill Bill Vol. 1 e 2  ha (hanno?) riscosso il mio plauso perché:
1) Il divertimento è assicurato e la violenza è talmente eccessiva da divenire innocua quanto ad impressionabilità (ebbene sì, sostengo ciò pure per quanto riguarda la scena dell’occhio di Daryl Hanna/Elle Drive);
2) Stuzzica  la nostalgia di noi nati a metà degli anni 70 o giù di lì, con quei salti e le musiche che ricordano le avventure della Donna Bionica (sarà per questo che la Sposa è bionda con i capelli lunghi e scalati?) e dell’Uomo da 6 milioni di dollari (ricordiamo anche che Beatrix ha una placca d’acciaio in testa come conseguenza del ferimento iniziale).
ImageAlla fine c’è pure il colpo di scena: il buon Tarantino cosa ti fa? Ti frega, perché anche Killer Bastardo, Bill dal volto segnato, che tanto ha visto (e tanto ha fatto) ci fa capire come sia possibile provare dei sentimenti, sempre e comunque (che bella coppia dovevano essere quando si amavano, lui e lei).
Ma questo alla fine, con calma: fin lì la bionda e alta Sposa, alias Uma Thurman/Beatrix Kiddo, alias la Favorita di Bill,  fa fuori tutti gli ex colleghi di lavoro (grande la ieratica e imperturbabile Lucy Lyu/O- Ren) e chiunque tenti di fregarla. Con la speranza che la vendetta finalmente attuata e la maternità appagata l’abbiano riconciliata con la vita, altrimenti, lo dico soprattutto ai maschietti, poveri noi…
 
P.s. Quentin ci regala anche un ritrattino al vetriolo di una nostra nevrosi moderna: fa bene ad alterarsi la protagonista quando ricorda che la bella Juliette Dreyfus/Sophie, altra ex-collega di squadra, non si era separata dal suo cellulare e dai suoi allegri interlocutori neanche durante il pestaggio, in più in una chiesa… Eh sì, siamo proprio diventati maleducati…
 
 
ARTICOLO INSERITO DALLA BENEMERITA GUGLY  
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