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DISCUSSIONE GENERALE: Spara forte, più forte... non capisco (1966)

Spara forte, più forte... non capisco (1966)
06 settembre 2009 ore 19:12 (10 anni, 3 mesi fa)
Se ti va di discutere di questo film e leggi ancora solo questa scritta parti pure tu per primo: clicca su RISPONDI, scrivi e invia. Può essere che a qualcuno interessi la tua riflessione e ti risponda a sua volta (ma anche no, noi non possiamo saperlo).
 
 Gugly
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Spara forte, più forte... non capisco (1966)
06 settembre 2009 ore 19:12 (10 anni, 3 mesi fa)
visto i primi 20 minuti poi mi sono addormentata. Non ho retto.
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Mafalda
2 interventi
Spara forte, più forte... non capisco (1966)
06 settembre 2009 ore 20:36 (10 anni, 3 mesi fa)
a me il film è piaciuto anche se è un po' "sgangherato", è un buon esempio di "surrealismo napoletano" che non guasta in questa nostra città spesso dura e difficile.La scena dei ventagli è irresistibile e il personaggio di Alberto Saporito, vero sognatore,sembra creato apposta per quel "micione" di Mastroianni.Anche i supplì (a Napoli "palle di riso" o arancini) hanno avuto il loro momento di gloria.
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 Gugly
Segretario
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4698 interventi
Spara forte, più forte... non capisco (1966)
06 settembre 2009 ore 20:56 (10 anni, 3 mesi fa)
beh però non ha più nulla a che vedere con l'originario allestimento teatrale.
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Mafalda
2 interventi
Spara forte, più forte... non capisco (1966)
06 settembre 2009 ore 21:55 (10 anni, 3 mesi fa)
La cosa non mi disturba: da un lato, c'è la commedia e, dall'altro il film; da un lato, il teatro con i suoi riti, il suo processo di creazione, rappresentazione, i suoi spazi. i suoi tempi... e, dall'altro, il cinema.
Certo, c'è la bellona di turno, Mastroianni non rappresenta il napoletano doc e non credo che Edoardo desiderasse questo da lui, chi conosce la città si rende conto che è una Napoli ricostruita. No, il film non è in alcun modo fedele all'originale, ma non è questo che per me conta, quello che mi interessa è la rappresentazione che offre della napoletanità, come di un miscuglio (un'"amalgama"?) di cultura pop e piccolo borghese (vedi la scena della festa a casa del "camorrista") un modo per non sprofondare negli stereotipi, nelle rappresentazioni di maniera ecc. Mi ha ricordato il primo Corsicato.
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