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SE LO FAI SONO GUAI

M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: N° COMMENTI PRESENTI: 2
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 11/3/07 DAL BENEMERITO FABBIU POI DAVINOTTATO IL GIORNO 27/10/15
Patetico tentativo di recupero - da parte del regista Michele Massimo Tarantini - dei protagonisti di un'epoca, riuniti per una commedia sexy fuori tempo massimo (vent'anni dopo i fasti del genere) ma confinati quasi tutti in ruoli secondari. Al centro della storia è Lucilla Diaz, che nei panni di una spogliarellista dal lato B strepitoso si esibisce nel locale del milanese bauscia Stefano Masciarelli. A subirne il fascino tre amici donnaioli impenitenti: il chirurgo Gianfranco D'Angelo e i più spiantati Michele Gammino e Stefano Fabrizi. E' soprattutto quest'ultimo (di gran lunga il meno noto dei tre) a prendersi la scena come un Gianni Ciardo d'antan: tradisce la moglie gelosissima a ripetizione e come gli altri due prova a rimorchiarsi la Diaz appena possibile. Nel frattempo D'Angelo passa qualche scena in ospedale a visitare procaci pazienti dal seno in bella vista (una costante del film, che conta una serie non indifferenti di grosse poppe esibite ripetutamente) e cominciano a vedersi le prime facce note: ci sono Alvaro Vitali nipotino cresciutello della moglie di Fabrizi, Enio Drovandi priore di un vicino convento, Maurizio Mattioli pastore che vende caciotte, Justine Mattera vamp in perfetta tenuta da Marilyn che di tanto in tanto fa bella mostra di sé, Ela Weber caposala in ospedale ripresa in una vestizione da brividi (ma ahinoi è la più casta del gruppo) e perfino Giampiero Galeazzi come comparsata speciale a ramazzare nel bar di Masciarelli. Più avanti, al convento, spunterà fuori pure Lucio Montanaro a chiudere il cerchio delle vecchie glorie del genere. Purtroppo per fare un film le facce non bastano e qui la storia, dopo aver presentato più tette e culi che personaggi, si apre davvero solo con la Diaz in fuga da due mafiosi da operetta che vorrebbero farla accoppiare con un laido ospite del night; in realtà era meglio quando ci si limitava a riproporre stancamente battutacce disgraziate senza speranze di mariti cornificati e mogli compiacenti, con Vitali a far le sue celebri smorfie e D'Angelo unico a cercare d'indovinare in qualche modo un paio di gag vagamente decenti. Col travestimento in saio della Diaz e lo spostamento dell'azione al convento per la seconda parte, l'umorismo si fa ancor più greve; ci si riaggancia al vecchio filone senza purtroppo avere a disposizione i Banfi o i Montagnani, che da soli riuscivano a risollevare le sorti comiche di film in cui la sceneggiatura era solo un soggetto da seguire inventando battute lì per lì. Disponendo delle seconde linee e di qualche cameo "eccellente", di comici per modo di dire e di un copione tremendo (ci ha messo la firma anche Pipolo), ad essere apprezzabili sono solo i corpi guizzanti o opulenti delle splendide donne del cast. Se non altro si è girato ad Ischia e qualche bell'esterno caratteristico si vede. La Diaz viene utilizzata sempre in modo da porne in evidenza le natiche sode e si concede qualche danza di gruppo in saio nel finale (spesso con mutande al vento).
il DAVINOTTI

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Fabbiu 11/3/07 10:40 - 1878 commenti

Michele Massimo Tarantini ripropone la sua vecchia commedia scollacciata nel 2001, senza pensare minimamente che se già anni fa la critica era stata impietosa nei confronti di questi film, oggi, periodo in cui il pubblico ha pretese diverse e chiede più sostanza, per ridere, film così possono solo o innervosire o far piangere di compassione. Come se non bastasse, poi, rimette in scena Gianfranco D'Angelo che cerca di riallacciarsi al suo e un Vitali incapace di reggere la scena.
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Rambo90 11/1/10 20:05 - 5739 commenti

Il ritorno alla commedia sexy, diretto da uno dei maestri del genere, risulta anacronistico dopo il 2000 e la storia è talmente povera da risultare penosa e ridicola. L'attore protagonista è sconosciuto e completamente incapace di recitare. Si salvano solo il gradevole Gianfranco D'Angelo (che infila un paio di battute divertenti) e le brevi apparizioni di Maurizio Mattioli (che non capisco come sia rimasto coinvolto in una tale operazione).
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