Cerca per genere
Attori/registi più presenti

CERVELLINI FRITTI IMPANATI (ACTING OUT)

All'interno del forum, per questo film:
Cervellini fritti impanati (Acting out)
Dati:Anno: 1996Genere: drammatico (colore)
Regia:Maurizio Zaccaro
Cast:Alessandro Haber, Anna Galiena, Roberto Citran, Denis Lawson, Skardy (Gaetano Scardicchio)
Note:Tratto dalla pièce di Vittorio Franceschi "Scacco pazzo".
Visite:89
Filmati:
M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: n.d.N° COMMENTI PRESENTI: 0
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 7/11/19 DAL DAVINOTTI
Il film è dedicato a Nanni Loy, che nel 1991 portò a teatro la pièce di Vittorio Franceschi "Scacco pazzo", qui variata nel titolo cercando di sfruttare il relativo successo dei POMODORI VERDI FRITTI (ALLA FERMATA DEL TRENO). Nel film è Antonio (Haber), il fratello che ha subito un forte regresso mentale, a parlare di “cervellino fritto impanato” riferendosi al proprio (mostrando quindi una chiara consapevolezza del suo stato mentale); è la conseguenza del trauma seguito a un incidente in auto il giorno del suo matrimonio e in cui perse la vita la fresca sposa. Alla guida c'era Valerio (Citran), che ora vive a Trieste col fratello malato accudendolo e addirittura travestendosi da donna per fingere di esserne la madre da tempo scomparsa. Antonio ha 45 anni, in realtà è come se ne avesse 5 o 6. Si comporta come un bambino e ascolta perennemente in tv il brano vincitore del nono Zecchino d'Oro, "Popoff", diventato col tempo celeberrimo e cantato dal piccolo Walter Brugiolo. Chissà allora se è un caso che Antonio sia ossessionato dai nani e si diverta a inventare nomi possibili da accompagnarsi ai sette già noti: Brugiolo potrebbe stare comodamente insieme ai citati Frivolo, Pillolo, Briciolo, Ostacolo, Vongolo, Montezemolo e via dicendo, tutti a comporre quel libro sui 700 nani che Antonio ingenuamente sogna un giorno di poter completare e pubblicare. Una delle poche idee che percorrono un film giocato molto sulla tenerezza dei sentimenti ma che non riesce mai a dare il necessario spessore al personaggio di Haber, il quale è come se fosse lasciato libero di improvvisare con scarsi risultati. Ci voleva una sceneggiatura che sapesse sfruttare meglio la simpatia del personaggio, studiandone attentamente frasi che qui si alternano sconnesse a momenti di pausa e (presunta) riflessione. Valerio, portiere d'hotel a Trieste che vorrebbe poter ogni tanto stare solo con la collega Marianna (Galiena), sa bene quanto a casa sia difficile - se non impossibile - comportarsi come se Antonio non esistesse. Così, per variare un po' lo stanco tran-tran, i due decidono di raggiungere assieme all'inseparabile fratello la laguna di Marano per visitare lì un vecchio albergo in abbandono da poter un giorno rilevare. Tutta la seconda parte del film si ambienta in laguna, dove i tre affittano una barca da un pittoresco personaggio locale (Skardy, all'epoca sulla cresta dell'onda come leader dei Pitura Freska, gruppo reggae veneziano). Un viaggio in cui conoscersi meglio, ma che porterà alla luce tutte le insicurezze e le follie di Antonio, destinato involontariamente a rovinare ogni momento d'intimità della coppia. Zaccaro, regista che ha dimostrato altrove di saper dirigere con ammirevole grazia, non adatta la pièce nel migliore dei modi e non ci si diverte come forse si poteva sperare. Haber - che poteva essere la scelta giusta per un ruolo simile - non riesce a suscitare se non a tratti la fondamentale empatia né a rendere interessanti i suoi interventi “a sproposito”. Citran e la Galiena (di fatto gli unici attori in scena se escludiamo i due o tre interventi di Skardy e di qualcun altro di passaggio) non demeritano ma nemmeno brillano particolarmente, mentre le musiche di Capponi e Vlad poco aggiungono (se non in un bel tema malinconico che occhieggia alla "Entangled" dei Genesis). Al di là di qualche momento simpatico la storia vira chiaramente nel dramma lasciando che i sentimenti contrastanti di Valerio (responsabile dell'incidente e quindi della situazione del fratello) si armonizzino con quelli di Marianna, a sua volta impacciata nei rapporti con Antonio. Tipico prodotto italiano girato con pochi soldi e idee limitate, cerca di agganciarsi a certo cinema d'autore (magari grazie a location insolite) senza però poggiare su basi solide e puntando a un minimalismo fine a se stesso che si concretizza in situazioni e dialoghi in definitiva scontati. Sullo stesso tema si può trovare di meglio.
il DAVINOTTI