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PALLOTTOLE IN LIBERTà

M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: N° COMMENTI PRESENTI: 1
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 27/10/19 DAL DAVINOTTI
In una vicenda di ordinaria corruzione tra la polizia di Marsiglia s'innesta una lunga sequela di conseguenze ai limiti del surreale che si fa inevitabilmente cifra stilistica col deliberato scopo di frantumare la linearità tipica del genere, alla ricerca di quella libertà espressiva che il titolo italiano riprende criptandone i sottintesi (EN LIBERTE! è quello originale). Se il capitano Santi (Elbaz) ci viene inizialmente presentato come un eroe senza macchia che, morto in azione, s'è guadagnato addirittura una bizzarra statua in piazza con tanto di pistola spianata, non ci vuole molto perché la verità trapeli beffarda: non solo Santi non era uno stinco di... santo, ma per sua precisa scelta un innocente accusato al suo posto, Antoine (Marmaï), s'è fatto otto anni galera! Per questo la vedova del capitano, l'ispettrice Yvonne Santi (Haenel), una volta saputolo decide di seguire a distanza il fresco scarcerato per capire come si comporti. Ne scoprirà delle belle, nel frattempo coltivando una relazione con un collega dall'aria costantemente stranita e passando le sere a raccontare al figlio le gesta del padre morto inventando ogni volta una variante del medesimo, eroico flashback (che racchiude alcune delle gag più divertenti del film). Salta fuori nel frattempo pure l'ex moglie di Antoine, Agnès (la fu "Amélie" Audrey Tautou), tanto per moltiplicare i personaggi in scena e fare spazio a una coralità inattesa che contribuisce a generare quella specie di caos narrativo a cui il regista Pierre Salvadori tende fin dall'incipit. L'idea potrebbe funzionare, anche perché la qualità delle battute è a volte sorprendentemente buona (si pensi al serial killer che passa a confessare i suoi crimini al distretto regolarmente ignorato da chi finge di ascoltare le atrocità sciorinate pensando in realtà a tutt'altro) o sviluppata con gusto (il tassista che ode con silente preoccupazione le crudeltà che la coppia sul sedile posteriore racconta, incurante della sua presenza). Eppure il film, principalmente per colpa di una regia inadeguata, fallisce nei suoi intenti primari. Colpa di una scadente gestione del ritmo, che incappa in pause inopportune e derive sentimentali mal integrate nel tessuto principale. Il desiderio evidente di confondere generi e stili contribuisce a scaldare un minestrone dal gusto discutibile, non all'altezza delle ambizioni e della qualità della scrittura. L'aria assente che accomuna gran parte dei personaggi, più che condurre il film nell'eterea terra di mezzo cui punta lo apre in troppe direzioni senza prenderne nessuna con la necessaria decisione. A tratti ci si diverte, non c'è dubbio, ma a lungo andare (e soprattutto nella seconda parte, in cui il film perde molta della sua brillantezza) si rischia l'assopimento.
il DAVINOTTI

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Daniela 23/11/19 20:59 - 8307 commenti

Vedova di un poliziotto morto in servizio e poliziotta lei stessa, quando scopre che il marito corrotto ha fatto condannare un innocente, cerca di aiutare l'ex galeotto, profondamente cambiato dall'esperienza dietro le sbarre... Commedia survoltata che forse mette troppa carne al fuoco mixando i toni tra comico e drammatico ma, oltre ad avere il grande pregio dell'imprevedibilità, inanella una buona serie di battute simpatiche e gags spassose a partire dalle diverse versioni della storia raccontata all'orfano fino a quella del serial killer pentito che tenta vanamente di costituirsi.

• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: L'omino con i suoi sacchetti di plastica che non viene preso in considerazione dal poliziotto innamorato .
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