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RAMBO: LAST BLOOD

M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: N° COMMENTI PRESENTI: 5
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 27/9/19 DAL BENEMERITO DIGITAL POI DAVINOTTATO IL GIORNO 28/9/19
Passato il tempo delle guerre e delle trasferte in Asia John Rambo si è finalmente stabilizzato: da anni vive nei tunnel scavati sotto una casa di campagna nel sud degli Stati Uniti con la sua anziana domestica (Barraza) e la nipote (Monreal) di quest'ultima, da entrambi cresciuta come una figlia. Non una vera famiglia ma ciò che nel corso della vita dell'ex combattente più ha saputo avvicinarsi al concetto. Per questo quando la giovane Gabrielle decide di partire da sola per il vicino Messico con l'obiettivo di incontrare il vero padre, ritrovato grazie all'aiuto di un'amica, il parere di "zio John" non può che essere negativo. Ma la ragazza è testarda, e dopo aver assicurato di averci ripensato, prende la macchina e oltrepassa il confine. Il genitore si rivela un disgraziato che le sbatte in faccia senza mezzi termini il gretto perché del suo abbandono, ma il vero problema è il fatto che la sera stessa, in discoteca, Gabrielle viene avvicinata da tipi loschi, sequestrata e segregata in uno scantinato assieme ad altre ragazzine da avviare alla prostituzione al soldo di un paio di fratelli criminali privi di ogni scrupolo morale destinati a incarnare il Male assoluto. John, giuntagli notizia della scomparsa, parte col suo pick-up al recupero e in un attimo si ritrova immerso tra i vicoli bui di quartieri malfamati. Un urban-Rambo di un certo fascino, si potrebbe pensare, calato in una realtà diversa che sotto le luci notturne, negli appostamenti e negli scorci ben fotografati sembra trovare un terreno congeniale per uscire dagli stantii cliché del personaggio. Ma tutto si risolve troppo in fretta, senza che si riesca a sfruttare a dovere la (per lui) insolita location. E ci si domanda perché ridurre la caccia messicana a sequenze tanto sbrigative: sono queste a rimetterci faccia a faccia con l'eroe impavido che quando perde la testa arriva a compiere gesti di rara ferocia (impagabile l'attacco al collo con le dita che scivolano nella carne tra spruzzi di sangue) e meritavano più spazio. Additato come "vecchietto" (dopo che nell'incipit si era preso dello "scoppiato del Vietnam" dagli amici della forestale), preso a pugni fino a trasformarsi in una maschera di sangue, Rambo si rialza dopo quattro giorni (a 70 anni suonati!) pronto a riprendere la missione. Ma siamo solo all'inizio, perché lo scopo, per una volta, non è muoversi in territori esotici ma attirare le prede nella propria tana, ovvero nella casa-rifugio in cui l'ex Berretto verde vive. E' qui che, dopo aver approntato un'infinita serie di trappole e aver spedito la domestica lontano, Rambo accoglierà sadicamente il convoglio d'auto giunto per vendicarsi. Spingerà i disgraziati nel dedalo di tunnel scavati sotto casa per massacrarli senza pietà in un delirio di sangue che però, tra montaggio forsennato e un'oscurità che lascia spesso solo intravedere quanto accade, non emerge mai con la dovuta potenza, ripetendosi fiaccamente; si rimane nell'ambito dell'action povero, caratterizzato da una scarsa fantasia anche nelle diverse tecniche omicide. Di conseguenza, non potendo certo esultare per una sceneggiatura tronfia di retorica a buon mercato, di drammatica enfasi che sfocia talvolta nel ridicolo e in personaggi monodimensionali prevedibili in ogni mossa (mal appiccicato pure quello della giornalista interpretata da Paz Vega), non resta che consolarsi con l'umanità e la sincera commozione comunicata da uno Stallone che il suo ruolo ancora riesce a incarnarlo a dovere. Titoli di coda con nostalgico montaggio di scene tratte dai cinque film della saga per stimolare l'inevitabile affezione al personaggio: ottiene solo di marcare ulteriormente la differenza qualitativa rispetto ai capitoli precedenti.
il DAVINOTTI

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Markus 28/9/19 19:08 - 2928 commenti

Nipote adottiva di un anziano zio scappa dall'Arizona per il Messico per parlare con il padre. Una volta lì sarà incastrata in un terribile giro di prostituzione. Capitolo della saga John Rambo (auto-prodotto da Sylvester Stallone) che nulla aggiunge al genere da lui intrapreso negli ultimi anni con i vari Mercenari; si assiste così, attraverso un lieve filo conduttore col passato Anni '80, a una vicenda atta a inscenare la consueta mattanza del Bene contro il Male. Siamo ormai alla risata facile; alla trashistica messa in scena. Va bene così.
I gusti di Markus (Commedia - Erotico - Giallo)

124c 30/9/19 2:05 - 2694 commenti

Un John Rambo invecchiato torna negli USA e va ad abitare nel ranch di famiglia fra cavalli, cameriere e adolescenti che sembrano più delle figlie adottive da accudire; ma poi accade qualcosa di brutto alla sua protetta e l'ex-reduce del Vietnam riparte alla riscossa. Amara pellicola amarcord che, forse, chiude una saga storica dei film d'azione, fra scene gore e splatter, concentrate soprattutto nel finale. Sorprende un Sylvester Stallone iper-settantenne in forma e ancora in parte, taglio di capelli alla Rocky e vestiti da cowboy a parte.
I gusti di 124c (Commedia - Fantastico - Poliziesco)

Rambo90 30/9/19 23:30 - 5884 commenti

Un ultimo capitolo che non fa sconti. Violento, drammatico, in cui il male esiste ed è tangibile (anche se rappresentato in modo semplicistico) e la consueta lotta messa in scena da Stallone è più difficile del solito. Prima metà triste, dove regna l'impotenza del personaggio e di chi guarda; seconda poderosa, con una strage finale liberatoria e girata con una inconsueta deriva splatter che non guasta. Sly è un Rambo più sofferto del solito e mette in ombra (come era intuibile) il resto del cast. Notevole.
I gusti di Rambo90 (Azione - Musicale - Western)

Digital 27/9/19 12:25 - 1036 commenti

Arrivati al termine (?) di questo ormai leggendario franchising la violenza si eleva alla massima potenza con sequenze, specie nel finale, che fanno impallidire persino gli slasher più truculenti: tra cuori strappati dal petto, impalamenti e teste tagliate di netto, il sangue scorre copiosamente. Uno Stallone in grande spolvero dà una pista agli attori più giovani dimostrando un formidabile atletismo. Certo, la storia ha il sapore del rimasticato e gli sviluppi sono tutt'altro che imprevedibili, ma il film scorre via che è un piacere.
I gusti di Digital (Fantascienza - Horror - Thriller)

Maxx g 3/10/19 16:41 - 440 commenti

Undici anni dopo il quarto capitolo, Sylvester Stallone torna su uno dei suoi personaggi più celebri. La domanda sorge spontanea: serviva davvero un altro capitolo? La storia è invero piuttosto banale e si segue provando un forte senso di déjà vu. A parte lo sforzo degli sceneggiatori, di certo si poteva evitare la bassa macelleria. Di puro mestiere le interpretazioni degli attori.
I gusti di Maxx g (Comico - Horror - Western)