Cerca per genere
Attori/registi più presenti

• DELITTO IN CAMARGUE

M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: n.d.N° COMMENTI PRESENTI: 0
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 8/8/19 DAL DAVINOTTI
Pronti via e c'è già una 44 magnum che stende un povero avvocato nel suo studio. A indagare sono chiamati la procuratrice Elisabeth Richard (Pernel) e il comandante della polizia Paul Jansac (Winterhalter), coppia che si conosce sul posto e dimostra subito buon affiatamento investigativo. Primi interrogatori di rito e, dopo un secondo delitto (ancora la 44 magnum), si scopre che le vittime erano state due anni prima i responsabili, assieme a un terzo giovane, dello stupro di una ragazza (Bélézy), al quale è legato l'omicidio di un altro giovane con cui lei aveva al tempo forse una relazione. O forse l'aveva con un altro tizio che le girava intorno e con cui ancora adesso si vede. Insomma, si apre fin da subito il precedente “cold case” che in questi film televisivi francesi dalla formula standardizzata (derivata dalla serie DELITTO A...) non manca mai di sovrapporsi all'indagine in corso. La struttura è quindi risaputa e al solito assai complicata e ricca di personaggi. Seguire il filo (soprattutto dovendo ricordarsi di tutta una serie di nomi e cognomi francesi di non facile assimilazione) non è facile, ma non si può dire che l'intreccio non sia studiato. Né che i due protagonisti non svolgano correttamente il proprio compito. Anche il rapporto tra loro funziona: entrambi con un figlio da crescere senza una controparte che li aiuti nel farlo, si ritrovano in pratica nella stessa barca. Ma non è così scontato che questo preveda sviluppi in chiave romantica. Se escludiamo un finale con cavalli bianchi in spiaggia che ha francamente del patetico (o del ridicolo, in alternativa), i dialoghi tra i due prevedono qualche scambio discreto che riesce ad uscire dalla semplice routine lavorativa con gusto accettabile. Anche il terzo partecipante allo stupro (Robic), che vive in una casa dal cui giardino si gode una splendida vista su di un piccolo canale, ha un ruolo ben congegnato. Dispiace semmai la recitazione un po' sopra le righe dei genitori (delle due vittime e della ragazza precedentemente stuprata), protettivi fino all'eccesso e fin troppo incuranti della normale deferenza da riservare alla polizia. Immerso nel verde di una Francia periferica ma ricca ed elegante (siamo nella Gard), che almeno nelle prime fasi regala bei paesaggi tipici (dal borgo alle saline), il film si assesta dalle parti del prodotto non certo memorabile ma sufficientemente in grado di soddisfare i palati degli appassionati.
il DAVINOTTI