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IL GRANDE SALTO

M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: N° COMMENTI PRESENTI: 3
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 15/6/19 DAL DAVINOTTI
Potremmo considerare come grande salto quello di Giorgio Tirabassi, che dopo una stimata carriera d'attore decide di passare dietro la macchina da presa (al suo attivo aveva solo un corto) per dirigere un film anomalo, a suo modo coraggioso, lontano da quelle commedie brillanti che lui e Ricky Memphis (qui al suo fianco come coprotagonista) hanno spesso interpretato. Non solo perché in questo caso il divertimento è relativo ma perché la storia è affrontata con accenti a tratti fortemente drammatici. Nello (Memphis) e Rufetto (Tirabassi) sono due tra i tanti che nelle periferie povere di Roma vivono alla giornata. Appena usciti di prigione per un colpo fallito di cui quasi nulla si dice, tornano a frequentarsi e, inevitabilmente, a immaginare il colpo che permetta loro di fare "il grande salto"; di svoltare insomma, di non dover più contare sugli altri per tirare avanti. E' più Rufetto a rimuginare su un obiettivo di questo tipo, perché al contrario Nello va lentamente convincendosi (aiutato da programmi TV di sapore new age) che "il Grande Libro del Destino" abbia riservato per entrambi un percorso disgraziato e già ampiamente segnato. D'altra parte è facile crederlo, se organizzi una rapina all'ufficio postale e quando entri col passamontagna ti trovi senza preavviso in uno spazio in restauro; o se ne organizzi un'altra utilizzando un nano e ti va pure peggio; o se un fulmine ti centra.. Nello si crogiola in un'esistenza grama in cui con le donne che incontra in chat non riesce mai a concludere, ma Rufetto deve render conto a una moglie (Mattei) e un figlio che, come prevedibile, chiedono da lui un minimo senso di responsabilità. Come se fosse facile... Tirabassi conduce il suo film infischiandosene dei normali tempi imposti alle commedie di oggi: alterna momenti in cui i duetti con Memphis riescono a ricavare il meglio dalla loro bizzarra alchimia ad altri in cui l'assenza di una storia che possa in qualche modo legare le scene dando loro una forma vera si avverte sensibilmente. E così, centrati i personaggi con le loro diverse nature per molti aspetti comunque associabili, trovato il modo per farne emergere con intelligenza il carattere (grazie anche alla stoffa d'attore dei due), si riscontra poi un forte imbarazzo nel momento in cui li si fa interagire con la realtà che li circonda. Si gioca con gli sguardi, si lascia che sia l'umanità di entrambi a guadagnarsi la scena, ma quel che capita a Nello e Rufetto lungo la via solo di rado fa intuire una costruzione di fondo in grado di organizzare sensatamente il poco a disposizione. Divertono la rapina col nano, la ricerca del cadavere nel fiume, ma più si procede più l'accentuazione del lato drammatico della storia (con inattese derive religiose) intacca la genuinità del racconto nel fallito tentativo di stupire a ogni costo. E' vero, c'è un gusto amaro nella descrizione di luoghi e personaggi (si vedano i siparietti in famiglia coi suoceri) che eleva il film dalla media delle commedie italiane recenti, spesso terribilmente vacue e superficiali, ma anche una chiara inesperienza registica che porta a diluire inutilmente molte fasi di raccordo e a tralasciare troppo il ritmo inserendo scene superflue. Finale che recupera tutta l'amarezza della glioriosa commedia all'italiana, ma ancora una volta assemblato senza la necessaria convinzione. Come “guest star” incontriamo Lillo (cinico meccanico che vende armi sottobanco), Mastandrea (impiegato all'ufficio postale) e Giallini (a capo di un gruppo di persone che vivono nelle roulotte in un campo chiuso e recintato): tre amichevoli camei, l'ultimo dei quali decisamente superfluo.
il DAVINOTTI

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Markus 17/6/19 12:03 - 2853 commenti

La vita di due rapinatori seriali senz'arte né parte viene ostacolata da una perenne... scarogna! L'esordio alla regia per Giorgio Tirabassi (anche attore, in duetto con Ricky Memphis) è una commedia contemporanea amara che prende spunto da un certo cinema romano "di borgata" d'antan (Citti et similia). Sull'ago della bilancia un ritmo sonnacchioso e una mestizia fin troppo insistita; dall'altra, la sempre divertente "romanità" un po' cialtrona cui il cinema ci ha abituati in un mix non sempre equilibrato. Il duo convince; il film meno.
I gusti di Markus (Commedia - Erotico - Giallo)

Rambo90 15/6/19 23:27 - 5734 commenti

Bizzarra opera prima di Tirabassi, sospesa a metà tra commedia all'italiana dal sapore monicelliano e dramma grottesco. Il risultato è gradevole; non tanto per una sceneggiatura che procede per momenti più che creare unità, ma per l'ottima prestazione dei due protagonisti. Efficaci e umani, Tirabassi e Memphis muovono quasi alla pietà con le loro condizioni di derelitti che si trascinano sognando il grande salto, ed è grazie alla stessa umanità se spesso si ride. Tra i vari camei il migliore è quello di Lillo. Buono.
I gusti di Rambo90 (Azione - Musicale - Western)

Digital 17/6/19 22:11 - 978 commenti

L’inizio faceva predisporre al meglio: una commedia sulla rapina perfetta per risolvere i problemi economici di due squattrinati amici di mezza età. Poi, però, la sceneggiatura prende una piega inaspettata, il che va a vanificare quanto di buono si era visto precedentemente, con situazioni che vorrebbero essere bizzarre ma che invece hanno solo il difetto di rallentare una pellicola che diventa progressivamente drammatica, lambendo il lacrima-movie. Tirabassi vince la sfida attoriale con un più spaesato Memphis; inutili i cammei di lusso.
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