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IL RITORNO DI MONTECRISTO

All'interno del forum, per questo film:
Il ritorno di Montecristo
Titolo originale:The Return of Monte Cristo
Dati:Anno: 1946Genere: drammatico (bianco e nero)
Regia:Henry Levin
Cast:Louis Hayward, Barbara Britton, George Macready, Una O'Connor, Henry Stephenson, Steven Geray, Ray Collins, Ludwig Donath, Ivan Triesault
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M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: n.d.N° COMMENTI PRESENTI: 0
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 5/6/19 DAL DAVINOTTI
Parigi, 1868. Ma giusto il tempo dell'incipit perché ci si sposta invece subito a Marsiglia, dove il giovane Edmond Dantes (Hayward), unico erede del patrimonio del Conte di Montecristo, si presenta col suo tutore in tribunale (Donath) per ritirare l'ingentissima somma. Peccato che a quanto pare esista un altro “erede unico”: la contessina Angela (Britton), presentata al giudice dal padre adottivo (Collins) nello stesso momento e facendo capire come i documenti di Dantes siano fasulli. Accusato di falso, Dantes viene spedito al carcere dell'Isola del Diavolo, dove gli viene subdolamente cambiata l'identità e dove conosce l'ex commediante Bombelles (Geray), col quale evaderà facendo ritorno a Marsiglia. C'è ancora molto spazio, per la vendetta del bis-nipote di Montecristo, che una volta in loco comprenderà i loschi piani del giudice, del ministro di polizia De la Roche (Macready) e del padre adottivo della contessina: tutti insieme per far convergere sull'ignara fanciulla gli ori del fu Conte e gestirseli come meglio possibile. Dantes, coadiuvato dal fido Bombelles, darà così il via a una serie di astuti travestimenti che lo aiuteranno nel difficile compito di smascherare gli infidi complottisti, con l'obiettivo mai celato (fin dal primo, casuale incontro in treno) di conquistare il cuore della splendida contessina. Siodmak e Lipp si agganciano a un ipotetico manoscritto di Alessandro Dumas (o almeno così dicono i titoli di testa italiani, che maccheronizzano il nome come si usava fare) per ideare una storia di intrighi e potere articolata e soddisfacente che elegge a protagonista l'erede negato, giovane medico tenuto per vent'anni all'oscuro della sua nobile parentela. Eroe ironico, leale e scaltro, Dantes mostra di saperne una più del diavolo, dalla cui isola evade fingendo di aver contratto la peste bubbonica grazie a un preparato che ne simula per due giorni i sintomi. Per quanto ovviamente datato, il film è ricco di trovate gustose che si associano ai travestimenti attraverso i quali Dantes si rende irriconoscibile per presentarsi di volta in volta come investigatore (gobbo!) o guardia ai suoi nemici. Regia solida di Henry Levin, sviluppi ben ideati da una sceneggiatura corretta e un finale che all'epoca avrà potuto stupire per ingegnosità. Un film che si segue ancor oggi volentieri con un certo gusto, condotto con semplice efficacia e le ricostruzioni storiche dei buoni avventurosi di una volta, impreziosito da una storia che in poco meno di un'ora e mezza racconta davvero tanto. Hayward, non un virtuoso ma compìto, trasmette fiera autenticità e regge senza problemi il ruolo del protagonista: da medico a ladro gentiluomo seduce la contessina che alla polizia non può che descriverne le fattezze con sospetto trasporto.
il DAVINOTTI