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LA DELEGAZIONE

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La delegazione
Dati:Anno: 1994Genere: commedia (colore)
Regia:Aleksandr Galin
Cast:Inna Churikova, Luca Barbareschi, Ekaterina Grabbe, Tamara Kotikova, Elena Mayorova, Tatyana Galchenko, Andrey Smirnov, Sergey Garmash, Felix Fill, Achille Brugnini, Andrew Miller, Dina Morrone, Guido Ruvoli
Note:Aka "Il mantello di Casanova", "La delegazione della Gracija".
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M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: n.d.N° COMMENTI PRESENTI: 0
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 8/5/19 DAL DAVINOTTI
Di una delegazione russa composta da campionesse di vario genere in visita in Italia per qualche giorno, conosciamo alcune donne che vivono l'esperienza con approcci diversi. Sembrano affiatate, ridono e scherzano tra loro, ma una, la traduttrice del gruppo (Churikova), mostra di essere più interessata a cogliere lo spirito della città, e sfruttando anche la conoscenza della lingua se ne passeggia da sola ammirando le bellezze di Venezia e di un popolo che sembra completamente diverso dal suo. Quando la sera, stanca, torna al lussuoso albergo dove alloggia l'intera delegazione, incontra sulle scale un uomo affascinante (Barbareschi) che le si avvicina e pare interessarsi a lei e al suo soggiorno. L'indomani questi le propone un giro in gondola, la blandisce, e quando lei gli domanda in quale campo lavori lui risponde che ama “fare del piacere alle donne”... Considerato che la nostra traduttrice proprio bella non è, forse dovrebbe capire cosa l'uomo intende dire, ma nella sprovveduta ingenuità di chi è rapita dall'amore e dalle suggestioni di Venezia, si lascia coinvolgere in una breve avventura romantica tra ponti e calli, soste ai bar di piazza San Marco, complimenti e frasi dolci sussurrate da chi dà l'impressione di stare realmente bene, vicino a lei. Barbareschi è perfetto nel ruolo dello gigolo (o del Casanova, considerata la città): cerca di lasciar intendere senza troppo dire, scioglie le difese della timida russa col suo mellifluo eloquio, non scopre mai del tutto le sue carte almeno fino a quella che sarà poi la parte migliore del film, in cui la strana coppia arriverà all'ovvio confronto prima dei saluti. Quando i due sono al centro della scena il film, prodotto da Barbareschi, scritto e diretto da un ottimo autore teatrale russo all'esordio dietro la macchina da presa, trova i suoi momenti più delicati e vivi. L'attore italiano, all'epoca sulla cresta dell'onda in tv con “C'eravamo tanto amati”, è a suo agio nel ruolo e va naturalmente riconosciuta anche la bella espressività di Inna Churikova, quotata attrice russa che a tratti sembra quasi inseguire la candida spensieratezza che fu della Masina nei film con Fellini. La faccia peggiore della medaglia sono i momenti in cui sul set presenziano "le altre", ovvero le russe con grossi problemi di comunicazione e comprensione: significativa la scena in cui una di loro (Grabbe), “la prima donna palombaro del Volga”, come si definisce, non riesce nemmeno a spiegare al portiere dell'albergo che ha lasciato la chiave della propria camera all'interno della stessa; finirà col dormire su di una panchetta dell'albergo. Ma più in generale sono i rapporti tra le componenti della delegazione a riempire il film di dialoghi in lingua (regolarmente sottotitolati) di scarsissimo interesse. Reazioni poco significanti agli usi della nostra cultura, considerazioni superficiali su Marx ed Engels, scenette che san troppo di riempitivo e in numero francamente eccessivo. Dividono in due il film spezzando quella sorta di poeticità che faticosamente il regista tenta di restituire nell'incontro insolito tra la traduttrice e lo gigolo. Qualche nota simpatica riesce a inserirla, sa rendere discretamente la sensazione di straniamento delle giovani a contatto con un mondo tanto diverso, ma è solo nelle parti con la coppia protagonista – grazie alla contagiosa tenerezza della Churikova e dello charme indiscusso di un attore sottovalutato come Barbareschi – che riesce a cogliere nel segno. Il finale, crudo e sfacciato, viene presentato come l'unico possibile prima di un ritorno in patria in cui il gelo dei paesaggi innevati dà il giusto risalto al calore umano ritrovato.
il DAVINOTTI