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LE INSOLITE SOSPETTE - SUGAR & SPICE

M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: n.d.N° COMMENTI PRESENTI: 0
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 28/4/19 DAL DAVINOTTI
Frivolissima commedia tutta al femminile che pare nata per attrarre gli strali della critica (come regolarmente accaduto) ma che gode di un insospettabile brio e di interpretazioni vivaci che la rendono a suo modo originale e divertente, ritmata oltretutto da una colonna sonora supervisionata al meglio, ricca di carica. Prendi sei giovani e belle cheerleader e le fai agire disinvoltamente come ci si aspetta dal ruolo: di certo non si scervellano affrontando gravi questioni filosofiche, in poche parole. Al massimo si dedicano a ipotizzare chi sarà la nuova reginetta del ballo o a sognare il bello della scuola (Mardsen); che poi finisce tra le braccia di Diane (Shelton), la biondina leader delle cheer(leader). I due si amano dal primo momento, tanto che – ahi – lei rimane incinta. Problemi? Macché: lo si tiene; anzi, al plurale visto che saran gemelli. Ma i soldi per crescerli dove li trovi? Nessun problema, ci pensa il gruppo. Noleggiando la cassetta di POINT BREAK l'idea sorge spontanea: rapina in banca con maschere (in questo caso da “bambola Betty”) e vestiti ispirati alla bandiera americana. Il film è tutto così: non c'è spazio per ragionare, per farsi domande, per riflettere. Colpevolmente (visto che l'insegnamento non è dei più educativi) le nostre sei ragazze (più una, la figlia dell'armaiolo, il quale per scontare pistole e fucili la pretende futura cheerleader) lo script di Mandy Nelson frulla tutto in un copione che si prende allegramente beffe dei drammi tipici dell'heist-movie e che estremizza l'ironia di Tarantino per ridurre tutto a uno scherzo affrontato con ingenuità quasi favolistica. Perché allora la leader della squadra rivale sta raccontando tutta la loro storia alla polizia facendoci capire che la stiamo rivivendo all'interno di un lungo flashback? Ci sarà la svolta inattesa che in film così comunque prima o poi solitamente arriva? Francine McDougall dirige il suo unico film distribuito in sala con un disimpegno che si sposa benissimo con la semplicità dei processi mentali propri delle protagoniste, le quali dal canto loro recitano con la dovuta brillantezza. Se Marley Shelton col suo pancione è l'indiscussa trascinatrice (alla rapina le altre si fingeranno a loro volta incinte per deviare ogni sospetto) è impossibile non apprezzare la verve di Mena Suvari, inizialmente in ombra poi più centrale (anche perché ha il compito di interrogare per una “consulenza” la madre in carcere). Le altre seguono, fanno da piacevole contorno in una pellicola da seguire a cervello completamente disconnesso lasciandosi accompagnare dalle musiche e ammirando le “american beauties” a casa e sul campo, mentre si esibiscono. Il politically incorrect serpeggia sorprendentemente più qui che laddove è smaccato, le battute non mancano, i dialoghi frizzano e la regia è svelta come deve, con una conclusione saggiamente anticipata ancor prima che scocchi l'ora e venti.
il DAVINOTTI