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DIN DON - UNA PARROCCHIA IN DUE

M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: N° COMMENTI PRESENTI: 1
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 28/1/19 DAL DAVINOTTI
Battista fa il prete vero, Salvi quello falso. Scelta la splendida cittadina ciociara di Roccasecca (Frosinone) come teatro della vicenda, il film ci mostra subito come le cose, per Don Dino (Battista), non vadano affatto bene: la sua messa la seguono giusto due vecchiette, mentre la vicina chiesa nuova è stipata di gente. Una situazione triste che da Roma il vescovo (Mattioli) ha deciso di risolvere facendo chiudere la parrocchia. Mentre però quest'ultimo sta preparando le carte ecco entrare nella stanza Donato (Salvi), il suo sciagurato nipote: deve 90.000 euro a due brutti ceffi e sentito della parrocchia in crisi decide in gran segreto di andare a nascondersi lì fingendo di essere un nuovo prete mandato dalla curia in affiancamento al vecchio. Si costruisce un passato fasullo da prete missionario in Africa (mostrando da subito di non conoscerne affatto storia e usanze) e comincia l'inattesa collaborazione con don Dino, da lui ovviamente diversissimo. I due si ritrovano così alle prese con i simpatici paesani: dall'anziano convinto di essere costantemente in punto di morte (Misticone) alla di lui figlia (Wurth) con bimba a carico fino a Cesira (Bergamo), magari un po' tarda ma bella da far girare la testa al povero Donato, costretto a reprimere faticosamente i propri istinti. Il problema però resta e i fedeli son sempre pochissimi. Per creare allora interesse intorno alla parrocchia, Donato – nella sua “vita precedente” organizzatore d'eventi – prepara una grande festa da svolgersi all'oratorio, in cui selezionare voci nuove. Improvvisamente la città si rianima e la vecchia chiesa torna “al centro del villaggio”, per la gioia di un Don Dino che comincia a vedere Donato sotto una luce diversa. Intanto i due brutti ceffi rintracciano quest'ultimo e convergono a Roccasecca assieme nientemeno che ai Cugini di Campagna (quelli veri), chiamati ad esibirsi durante la festa (canteranno ovviamente “Anima mia”)... La coppia romanesca d.o.c. formata da Battista e Salvi (alla terza esperienza insieme dopo UNA CELLA IN DUE e FAUSTO & FURIO) prova ad animare un copione spento, in cui le battute sono quasi unicamente frutto della loro estemporanea verve. Se però Battista, in un ruolo fondamentalmente serio, deve giocare di sponda, a Salvi tocca invece di inventare dal nulla qualche gag; purtroppo, esauriti gli strabuzzamenti d'occhi alla vista del fondoschiena della Bergamo ed esclusi un paio di discreti momenti con Adolfo Margiotta (uno dei due ceffi), il nostro ha ben poco da dire, e pure l'idea della messa superveloce (sperava di scoprire su internet come celebrarla correttamente, ma l'assenza di campo...) viene sfruttata malamente. Mattioli nei suoi quattro o cinque interventi ricorre al mestiere nel ruolo del vescovo tifoso (legge la Gazzetta e prega davanti alla figurina di Francesco, non il Papa ma Totti) senza tuttavia incidere, per cui a chi guarda non resta che godersi un po' di belle riprese di Roccasecca, specialmente dall'alto. D'accordo che è intrattenimento per famiglie senza pretesa alcuna, ma in qualcosa di meglio si sperava, perché qui si procede in un oceano di buoni sentimenti mai assistiti da quel minimo di divertimento che li potrebbe anche rendere sopportabili. D'accordo i sorrisi della Wurth e della Bergamo, la bonaria saggezza di Battista, ma se chi dovrebbe essere il motore comico del film, Salvi, pare così fuori forma (non che sia poi colpa sua, visto il copione), c'è poco da stare allegri.
il DAVINOTTI

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Pessoa 27/2/19 22:00 - 1003 commenti

Terza fatica cinematografica e seconda consecutiva per la coppia Battista-Salvi che, se possibile, riescono a fare peggio che in precedenza. La colpa è essenzialmente dello script, assolutamente deficitario, che propone battute e situazioni che invece di far ridere lasciano sgomenti per la loro pochezza. I protagonisti dimostrano ancora una volta di non riuscire a reggere un film intero sulle spalle e le seconde linee sono del tutto inadeguate. Si salvano solo un'intrigante Bergamo e il solito Mattioli che però appare troppo poco. Scarsissimo.
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