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HOMOTI

All'interno del forum, per questo film:
Homoti
Titolo originale:Homoti
Dati:Anno: 1987Genere: fantastico (colore)
Regia:Müjdat Gezen
Cast:Müjdat Gezen, Perran Kutman, Bahar Öztan, Altan Erbulak, Demet Akbag
Visite:96
Filmati:
M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: N° COMMENTI PRESENTI: 1
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 30/11/18 DAL BENEMERITO SCHRAMM POI DAVINOTTATO IL GIORNO 2/8/19
Al di là del titolo piuttosto esplicito in questo senso (homo-ET), pare improprio catalogare il nostro alieno come omosessuale. Anche non volendo considerare un'antropomorfizzazione talmente sommaria da farlo apparire più vicino a una femmina della specie che a un maschio (il fondoschiena pronunciato coperto da una sorta di gonnellino...), egli semplicemente si affeziona (com'era piuttosto ovvio) all'essere umano che lo trova e lo ospita; e che nello specifico è appunto il barbuto Ali Bey (Gezen, anche regista del film), reporter poco considerato dal suo direttore. Per colpire il pubblico ci vuole un pezzo esplosivo, gli viene detto, e così Ali propone un articolo sui dischi volanti. Come realizzarlo? Presto detto: si prendono dei piatti argentati dalla cucina, si lanciano in aria e si scatta la foto al momento giusto. Chi poteva immaginare che durante l'operazione saltasse fuori tra le frasche un disco volante autentico? E' il disco di Homoti, uno strambo alieno che viene dal pianeta Homon e ha la faccia triste e corrucciata: sembra fatto di cartone avvolto nello scotch da pacchi, ha la testa bislunga, gli arti goffi e insomma... il costume non gliel'ha certo disegnato Rambaldi; la domestica lo scambia addirittura per una scimmia parlante. Però parla correttamente il turco (per lui il linguaggio non esiste, li conosce tutti), anche se con un un filo di voce che rimbomba e sembra provenire dall'aldilà, ascolta la voce suadente di Ali e dice di amare la democrazia. Si piazza in casa dell'uomo (il quale vive con un'invadente domestica), si porta sempre dietro una valigetta puntellata da lucine intermittenti e fa amicizia con lui; poi anche con un vicino di casa omosessuale, con la domestica (che diventa la sua principale confidente) e pure con la bella collega di Ali, che presto capisce essere la sua rivale in amore. Homoti dice così, ma in verità abbraccia tutti (pur impedito da un costume che gli limita fortemente i movimenti), piange senza capire perché e chiede solo una cosa: che Ali non lo intervisti perché altrimenti dal suo pianeta capirebbero che lui è lì e verrebbero a riprenderlo! Ali accetta, quindi per stupire il direttore propone un'intervista a un arabo che vola su un tappeto volante. Come??? Niente paura: ci pensa Homoti, che provocandosi una bavetta dalla bocca fa partire attraverso il suo “settimo senso” effetti laser (roba da videogiochi primordiali) in grado di modificare la realtà a piacimento. Piazzare Ali e un arabo su un tappeto volante per lui è un gioco da ragazzi e il direttore resta stupefatto. Girato tra quattro stanze e due strade lì intorno, il film è un chiaro esempio di no-budget, ma genera sorrisi nel forte contrasto con l'aria perennemente malinconica di Homoti; il quale si spaventa guardando LO SQUALO in tv, si fa leggere i fondi di caffè, si ubriaca di champagne e parla a lungo di amore e matrimoni con la cara domestica, che lo farà piangere dalla contentezza (è amore anche per lei, il che rende ancor più dubbia l'identificazione omosessuale del titolo). E quando gli chiedono se conosce E.T. lui dice di sì mettendo i suoi amici in contatto con l'alieno spielberghiano attraverso uno specchio che riflette in realtà un orrendo pupazzetto dello stesso (!!!). Insomma, di allegre follie il film è pieno e poco importa che sia diretto come capita, quasi improvvisando. Come non ridere di fronte ai poteri di Homoti usati contro chi lo sequestrerà? Una macchina fotografica finirà appiccicata all'occhio del cattivone, successivamente appeso nel vuoto... Straziante il finale: per conquistare Ali che se la spassa in camera da letto con la collega, Homoti prova a mettersi il rossetto con risultati disastrosi. Un alieno molto “terra terra” per un film elementare eppure a suo modo dolce e ingenuamente poetico; merito anche dell'incredibile make-up di Homoti, più vicino al Golem di Wegener che alla creatura spielberghiana!
il DAVINOTTI

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Schramm 30/11/18 14:00 - 2288 commenti

Sogni d’amore universale? Che ci vuole, basta ribadire che non è di questo mondo. Tutti belli tutti fratelli? Concetto letteralmente alieno. ET è di nuovo tra noi e ci canta Pensiero stupendo, profeta inconsapevolmente iconografico del transgender. Chi è rimasto fermo a Wood, Steckler o Schnaas ha qui ogni parametrico update di cinema guasto. Non si ha trivellato il fondo abissale del peggio se non s'è mai passati da questo via ritirando le 20.000 leghe di un cinema allo stato del campo nomadi. Che una cosa simile sia stata non solo concepita ma anche circuitata vale lo scoop d'un mondo-movie.

• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Il tappeto volante; Homoti si spaventa guardando Lo squalo in tv; Homoti mette E.T. in "videoconferenza"; con gli amici; Il logo del mixer negli f/x.
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