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NOTTI MAGICHE

M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: N° COMMENTI PRESENTI: 7
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 10/11/18 DAL DAVINOTTI
Se perdere la semifinale con l'Argentina fu un vero delitto, giusto uscir di metafora e abbinarne uno reale: al rigore sbagliato di Serena l'auto di Leandro Saponara (Giannini) vola nel Tevere da un ponte e il noto produttore cinematografico vi muore dentro. C'è un assassino? Il capitano dei carabinieri che si occuperà delle indagini (Sassanelli) crede di sì e rintraccia i tre giovani finalisti del premio Solinas di quell'anno (1990), accusati del crimine dalla squinzia (Rocco) della vittima. Convocati in caserma, racconteranno la loro storia comune giustificando in flashback il titolo: le notti magiche non sono quelle dell'Italia di Vicini e Schillaci, confinata ai margini come brusio di fondo o fugace comparsa sui televisori accesi, ma quelle dei tre amici, conosciutisi poco prima della premiazione e diventati inseparabili confidenti delle reciproche esperienze alla ricerca di fama e successo nella Roma della “moderna” dolce vita. Antonino (Lamantia), Luciano (Toscano) ed Eugenia (Vetere) fan venire in mente i tre che s'erano tanto amati per Scola (il film è citato recuperandone la stessa villa all'Olgiata di allora nella scena della grande festa e nelle riprese del film felliniano vissuto dall'esterno, lì LA DOLCE VITA, qui LA VOCE DELLA LUNA), ma il ritratto del rutilante mondo del cinema e dei suoi tanti eccentrici primattori sa invece di recupero d'un intero linguaggio felliniano, aggiornato - ma nemmeno troppo - all'Italia dei Novanta. Virzì parte con un delitto come nel CAPITALE UMANO ma si perde presto per via, tanto che a nessuno può qui davvero interessare l'identità del colpevole: è solo un addobbo superfluo, una firma che personalizzi come può ciò che in realtà non ha davvero nulla di originale. Il ritratto della Roma dei cinematografari è quello di sempre, coi suoi personaggi singolari e bizzarri, cinici, a volte acuti, più spesso vittime compiaciute d'una condivisa sciatteria intellettuale. Tra figure che richiamano (chi apertamente chi nascostamente) personaggi realmente esistiti, i tre aspiranti sceneggiatori si muovono stupiti al cospetto della magia di un universo sempre in bilico tra cultura e lustrini, riempiendosi d'orgoglio per una stretta di mano importante o una vacua promessa di lavoro, provando a infiltrarsi ingenui nel meccanismo tritatutto del business in celluloide. Ci sbatteranno più volte il muso, chi disilluso e preparato al peggio (Luciano, il toscano compagnone), chi abbagliato dalle luci distorte di un tronfio sapere autoalimentato (Antonino, il siciliano che parla forbito e "sa tutto" esibendo una logorrea da stiracchiata e logora macchietta), chi precipitata subito nel vortice del sesso meccanico con la paura di essere rimasta incinta al primo colpo (Eugenia, la borghese spaesata). Fortunatamente, in un oceano di déjà vu, Virzì regge saldamente il timone in regia liberando l'usuale frizzantezza e affidando i ruoli di secondo piano alle facce giuste, con dialoghi spiritosi e un godibile affresco corale che come commedia innegabilmente funziona. Andrea Roncato ostenta un improbabile romanesco ma è comunque un tocco di bella veracità, le tante celebrità del nostro schermo infondono ricchezza all'insieme e vivacità a un progetto che omaggia non la settima arte quanto i meccanismi sottesi chiamati in Italia a darle sostanza. Ah, poi c'è anche un colpevole naturalmente, ma non se ne accorge nessuno.
il DAVINOTTI

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Markus 10/11/18 12:07 - 2657 commenti

Sorta di rivisitazione di C'eravamo tanti amati con ambientazione romana durante le evocative "Notti magiche" del '90. L'opera di Virzì riesce a intrattenere: sarà per il suo essere frastornante, verbosa, persino logorroica come certi italiani qui rappresentati. Il regista livornese, forse con qualche cenno autobiografico, ci racconta il cinema italiano, i suoi "personaggi" e ricorre a un manieristico metacinema. Stucchevole il ricorso alla Roma neo-felliniana de La grande bellezza mentre si scivola in un anno 1990 abbozzato ed eccessivamente rétro.
I gusti di Markus (Commedia - Erotico - Giallo)

Rambo90 14/11/18 22:42 - 5397 commenti

Un Virzì decisamente poco ispirato, che si riempie la bocca di citazioni e omaggi senza saper confezionare una storia davvero compatta, ma che anzi dopo una prima parte almeno intrigante si perde tra svolte facili e dialoghi già sentiti. I tre protagonisti sono macchiette che mai sfiorano la realtà, se non altro contornati da intepreti che sanno dare luce alle loro apparizioni (su tutti Giannini e Roncato). Certo bella fotografia, buona regia, ma parlare di cinema e sceneggiatori senza avere una storia solida sa solo di vacuità. Noioso.
I gusti di Rambo90 (Azione - Musicale - Western)

Ryo 3/12/18 14:29 - 1724 commenti

Cosi come fece Sorrentino con la sua Grande bellezza, anche Virzì non perde l’occasione di omaggiare a modo suo il grande Felllini. Conquista subito una mezza vittoria ambientando il suo film nella nostalgica settimana dei mondiali 90, ricostruisce perfettamente la Roma di quella decade e racconta una storia omaggiando il regist nello stile, nell’atmosfera, riprendendone fugacemente elementi tipici (Le suore, la fontana, le passeggiate nella Roma notturna) e addirittura inserendo lo stesso Fellini in una scena che richiama le reali riprese del film La voce della luna.
I gusti di Ryo (Comico - Fantastico - Horror)

Dusso 12/11/18 15:22 - 1532 commenti

Nella cornice del mondiale 1990 ricreata piuttosto bene nei dettagli (anche se a volte c'è ovviamente qualche errore), Virzì ci racconta una vicenda che conta vari omaggi al cinema dell'epoca e che non sempre funziona (il finale non piace particolarmente), così come qualche passaggio (specie a Livorno). Il tutto è difficile da amalgamare: a tratti si riesce, a volte no. Discreto ma difficile da amare.
I gusti di Dusso (Commedia - Giallo - Poliziesco)

Gabrius79 10/11/18 14:09 - 1066 commenti

Un omaggio di Paolo Virzì al cinema con ambientazioni ben ricostruite e un folto gruppo di attori che peró a tratti annoia, rischiando di far perdere il filo. Per fortuna ci si riscatta (per quanto possibile) con le interpretazioni ben riuscite di Giannini, di Toscano e della Rocco, che regalano qualche sorriso. Il regista livornese fa un passo indietro rispetto al precedente film. Qui le “notti magiche” sono solo un pretesto e sono in parte deludenti.
I gusti di Gabrius79 (Comico - Commedia - Drammatico)

Digital 21/11/18 19:56 - 853 commenti

Ormai si può parlare di vera e propria moda: quella del cinema nostrano di iniziare con un flebile accenno di giallo per poi adagiarsi sui più usuali, mosci, avariati meccanismi della commedia. Il film di Virzì parte in maniera superba, ma si perde ben presto per strada, senza riuscire a creare un minimo di interesse nei confronti dello spettatore. Due ore e passa di vuoto conditi da battute che solo sporadicamente sollecitano il sorriso, con un tedio che celermente abbraccia lo spettatore finendo per stritolarlo. Pollice verso.
I gusti di Digital (Fantascienza - Horror - Thriller)

Victorvega 11/11/18 12:27 - 168 commenti

Nel descrivere un mondo (il sottobosco romano del cinema nell'anno 1990) inevitabilmente cafone e urlato, il film prende lo stesso carattere, caratterizzandosi nello sviluppo confuso, gridato e un po' autoreferenziale. I giovani attori son bravi ma troppo macchiette, al punto da risultare fastidiosi. Il film dà l'impressione di sbandare a tratti, mancando di linearità. Lo riscattano una bellissima fotografia, Giannini e un finale facilotto ma che suscita una certa emozione.
I gusti di Victorvega (Giallo - Poliziesco - Thriller)