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E SE MI COMPRASSI UNA SEDIA?

M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: n.d.N° COMMENTI PRESENTI: 0
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 30/5/18 DAL DAVINOTTI
I fratelli Tavani (senza la “i”, in arte “Tavani brass” per un errore all'ufficio di registrazione) vivono occupando abusivamente un villaggio/parco che chiamano “Cilent-Hollywood”, a 30 km da Napoli (l'unica loro proprietà rimasta è la roulotte dove dormono), e fingono di aver lì i loro uffici, dove accolgono clienti cui servono filmati per pubblicizzare pentole, lanciare le figlie nel mondo dello spettacolo... Non il massimo anche a livello di introiti, tanto che un giorno Gaetano Tavani (Ferreri, attore di lungo corso) sceglie di dare una svolta alla sua vita (gliel'ha suggerito Eduardo in sogno) e assieme al fratello Gennaro (Falcone, sceneggiatore e regista del tutto) decide di girare un film sull'onda del successo di Checco Zalone. Audizioni, provini fallimentari, esibizioni da sagra di paese ma alla fine il nuovo Checco (si chiamerebbe Chicco, ma cambiargli una vocale è scelta inevitabile) salta fuori: è un cantautore da bar (Mongelli), apparentemtente senza troppe qualità e lontanissimo dallo stile del modello a cui i Tavani vorrebbero s'ispirasse; ma il problema non sarà lui, né la sceneggiatura, a cui penserà Gennaro. Ciò che manca – prevedibilmente - sono i soldi! Il film racconta quindi le disavventure che il gruppo passerà nel tentativo di raggranellare la cifra necessaria a partire: dapprima in una banca, poi da un produttore, quindi dai preti, al ministero... Un'odissea che diventa il vero leit motiv della storia, con i due fratelli a colloquio con chiunque nella vana speranza di un finanziamento. Il tutto inframezzato da scenette quasi autonome per far metraggio (si vedano quella dei due ragazzi che han perso la targa dell'auto o la lunga partitella a calcio in Piazza del Plebiscito) e omaggi più o meno velati ai mostri sacri partenopei (Checco a chieder la grazia davanti al Santo con un disturbatore accanto è il remake di un celebre sketch della Smorfia di Troisi, la commissione ministeriale che danza mangiando spaghetti sulla tavola riprende la celeberrima sequenza di MISERIA E NOBILTA'). Fortunatamente i napoletani quasi sempre se la cavano con la spontaneità e il mestiere, attori per natura, simpatici quando recitano con gusto la parte dei morti di fame disillusi (Gennaro) o sognatori (Gaetano). Chiaramente un film dal budget limitatissimo (che strilla “il nuovo film di Checco” in locandina per acchiappare forse qualche ingenuo fan di Zalone), scritto senza troppo pensare e lasciando ai protagonisti il campo libero per duettare e quando capita di improvvisare. Tutto sommato, sapendo a cosa si va incontro, è nel bene e nel male un esempio di cosa possa produrre la voglia di fare cinema quando i mezzi son pochi. E ci si scherza pure sopra, alla cosa, visto che il letto e l'ambiente dove dormono i due fratelli sono gli stessi in cui lo fa Checco (salvo per una foto sul mobile). Resta impresso l'ologramma di Totò che i possibili finanziatori cinesi tengono in una sala buia, mentre proprio Checco – alle prese con una madre che non accetta di considerare il suo essere musicista un lavoro – rappresenta l'anello debole, più per colpa di una sceneggiatura che lo confina a un ruolo serioso che per colpe proprie (e infatti la prima cena coi Tavani è uno dei momenti migliori, soprattutto per il modo con cui Gaetano ne cerca di forzare lo stile compositivo). Funzionano l'incontro col produttore (anche perché Solli è qui spalla di valore che s'impone) e più in generale le circonvoluzioni con cui Ferreri riesce a coprire all'occasione la verità: con tutta evidenza è lui il punto di forza del film.
il DAVINOTTI