Cerca per genere
Attori/registi più presenti

RENO 911!: MIAMI

M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: n.d.N° COMMENTI PRESENTI: 0
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 4/5/18 DAL DAVINOTTI
Co-prodotto da Danny DeVito (che si ritaglia un cameo nella sequenza iniziale del sogno), è il primo e unico lungometraggio derivato dalla serie TV RENO 911!, in cui si raccontano le disavventure comico-demenziali del dipartimento di polizia di Reno, in Nevada; una banda di matti che può vagamente ricordare l'analoga squadra di SCUOLA DI POLIZIA ma molto di più quella di SUPER TROOPERS dei Broken Lizard. Nulla di nuovo, in poche parole: a contare quante volte gli americani si son divertiti a sbeffeggiare i loro tutori dell'ordine c'è da perdere il conto. Solitamente si sceglie la via della commedia, ma non mancano gli esempi in cui invece si punta come qui dichiaratamente al comico. I nostri eroi, guidati dallo sceriffo Dangle (Lennon) che alla divisa associa sempre gli shorts, sono come prevedibile incapaci di un'azione sensata e si comportano regolarmente nel modo meno indicato. Non troppo caratterizzati o esageratamente differenti l'uno dall'altro (per quanto gli si riconosca comunque qualche singolarità), se ne partono in bus da Reno a Miami per una “American Police Convention” alla quale sono stati invitati e giunti lì scoprono che l'intero corpo di polizia locale è rinchiuso in quarantena all'interno di un palazzo per via di un virus! Il sindaco è costretto a chiedere il loro aiuto: dovranno pattugliare la città fino al ritorno sulle strade dei colleghi “contaminati”. Dapprima aiutati da un tizio della SWAT destinato a diventare in breve poltiglia (Dwayne Johnson, non accreditato), si ritrovano presto in un ufficio deserto alle prese con decine di chiamate alle quali non sanno come rispondere. Ancor peggio sarà però quando passeranno all'azione... Composto da una serie di episodi più o meno brevi uniti dall'esile filo conduttore, il film di Ben Garant usa tecniche quasi televisive, da falso reality, per la messa in scena, con tagli improvvisi di montaggio, una fotografia piatta e nessun tipo di ricercatezza. A tratti sembra davvero di stare in BORAT, da quanto appaiono improvvisate le scene. Alcune ad ogni modo innegabilmente funzionano e certe trovate si rivelano meglio del previsto (il narcotrafficante che s'incendia mentre sta per dar fuoco a un tizio legato, Dangle che per affrontare un amplesso - controfigurato - con la poco attraente collega si scola un'intera bottiglia di whisky, l'inseguimento finale sulle macchinine...), mentre più difficoltoso è il lavoro di "saldatura". Anche perché molte sequenze (spesso piuttosto lunghe, come quelle con le due poliziotte a passeggio sulla spiaggia o con la balena nella topless beach) hanno un chiaro sapore di riempitivo che danneggia il ritmo fino ad ammazzarlo, in alcuni casi. La “gag” della poliziottona bionda (McLendon-Covey) che si risveglia dopo una notte di sesso con un tatuaggio sul seno e si mette in testa di trovare chi gliel'ha fatto, ad esempio, dopo un po' è sfibrante. Sgangherato fino all'eccesso, imperfetto sotto ogni punto di vista, tremendamente altalenante e appiccicato come capita, il film si riassesta nell'ultima parte e si conclude dopo nemmeno un'ora e un quarto, prima della consueta sfilata di scene eliminate, errori e titoli di coda interminabili. Se non fosse per la folle spontaneità di Lennon, di gran lunga il migliore del gruppo e al quale non a caso vengono associate le battute migliori, non troppo ci sarebbe da salvare, nonostante qualche sparuto colpo di genio degli autori. Paul Rudd è il narcotrafficante.
il DAVINOTTI