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• TOXIC SHARK

M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: n.d.N° COMMENTI PRESENTI: 0
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 6/4/18 DAL DAVINOTTI
Lo shark movie da bancarella che non poteva mancare questa volta ci porta tutti nella splendida isola di Culebrita, a due passi da Puerto Rico. In acque che tutto sembrano tranne che inquinate (colori meravigliosi da autentico sogno caraibico) pare esista invece una sostanza non ben specificata che ha portato un enorme squalo a sviluppare uno strano peduncolo sul dorso dal quale sputa prima dell'attacco enormi quantità di liquido verdastro. E' conciato male, come sempre in questi casi in cui con qualche bruciacchiatura in più si cerca di mascherare l'orrenda natura digitale di questi mostri di serie Z: salta fuori dall'acqua coll'agilità di un felino e se ne parte in aria come un missile (gli mancano solo i reattori); quando si rituffa in mare di solito addenta chi ha adocchiato e riscompare. Non è che poi faccia niente di così speciale, per un genere in cui i pescecani capita talvolta incrocino sulla loro rotta jet di linea o scavino tunnel sotto la sabbia. Semplicemente di tanto in tanto sputa fuori il suo liquido e sbrana i poveri bagnanti, ovvero il solito gruppo di fisicatissimi giovani da spiaggia caratterizzati con prevedibile, estrema attenzione alle sfumature caratteriali: dal palestrato che gestisce i giochi (Etebari) alla coppia che s'è lasciata da poco (Borders/Durfee) e - guarda un po' la coincidenza - si ritrova sull'isola tra inevitabili scorni e insulti. Si riuniranno nelle difficoltà i due, ci si può scommettere; difficoltà rappresentate per l'appunto non solo dallo squalo col peduncolo ma anche da abrasioni che porteranno i contaminati a impazzire stile Romero o Lenzi (qui c'è di mezzo l'arsenico). Il pericolo insomma viene dall'acqua e dalla terra, per quanto nessuno ce ne spieghi mai l'origine, e gestirlo non sarà facile, visto che il cavo delle telecomunicazioni è danneggiato e i contatti con Puerto Rico non si riescono ad attivare. Un abisso di sfortuna in cui si dibatteranno gli altruisti e gli egoisti (i primi a morire, ovviamente), i pavidi e gli eroi in un film su cui s'è puntato davvero poco: effetti speciali in cg improponibili nel 2017, divoramenti in primo piano e gambe che spuntano dalle bocche della bestia quando ci va bene e un minimo di soddisfazione ci viene regalata. Ma lo script (e chi è portato a interpretarlo) non lascia speranze a chi assiste al film con l'idea di spassarsela un po'. E la regia non aiuta, facendo rientrare TOXIC SHARK tra i troppi emuli senza un perché, visto che di squali contaminati o zombizzati se n'eran già visti. Ci avessero regalato qualche nudo almeno... macché: tutte caste e morigerate le fanciulle, nonostante le intenzioni di svago dichiarate nelle prime battute. L'immancabile finale pirotecnico è un tale pastrocchio di fuoco e colori che non ci si crede, ma già prima l'esplosione di una barca e certi arti divorati gridavano vendetta. Persino dire che nel genere s'è visto di peggio non è così pacifico, perché solitamente in casi simili quando si oltrepassano i limiti si ride. Qui no.
il DAVINOTTI