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PALLE D'ACCIAIO

M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: n.d.N° COMMENTI PRESENTI: 0
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 25/3/18 DAL DAVINOTTI
Sembrava cominciare bene il film, con un'esasperazione delle tensioni latenti all'interno della multinazionale di turno (la INC) dove due ottimi attori come Danny De Vito e Rick Moranis hanno modo di mettere in mostra le loro qualità migliori: il primo come dirigente sull'orlo del collasso alle prese con venti telefonate in attesa e una parlantina che il nostro doppiaggio rende magnificamente, il secondo come suo collega licenziato inaspettatamente e in corsa trafelata per i corridoi a cercare di impedire l'inevitabile. Due caratterizzazioni destinate a durare lo spazio di pochi minuti, purtroppo, per lasciare il campo libero al vero protagonista, il non altrettanto dotato Judge Reinhold, figlio qui di un importante senatore e assunto appena laureato dalla multinazionale di cui sopra proprio per poter permettere ai padroni di ricattarne il padre. Un ragazzo semplice dai sentimenti puliti che in tale gabbia di feroci arrampicatori sociali si trova subito a disagio, pur venendo trattato coi guanti per via del padre. Per di più presto s'innamorerà di una ragazza (Engler) dall'indole rivoluzionaria con la quale si troverà coinvolto in un'avventura dai connotati action destinata ad occupare – senza gloria - l'ultima parte del film. Non si può proprio dire che Ken Finkleman abbia azzeccato tutto, nel film, a cominciare da un Judge Reinhold alle prese col suo personaggio di sempre, il giovane dall'aria un po' svampita coinvolto in intrighi più grandi di lui. Ma non è Reinhold il problema quanto la sceneggiatura, che dopo averci per l'appunto illuso aggredendoci con una satira sociale magari non salacissima ma efficace, si adagia nei più placidi territori della commedia sentimentale limitandosi poi, all'interno dell'azienda, a descrivere una vita d'ufficio con toni piuttosto anonimi azzeccando qua e là qualche trovata, come quella dell'autista che sbaglia strada sulla highway e propone di innestare la retro o di fare inversione di marcia. Per il resto un paio di puerili scherzi tra colleghi e una storia che guarda a giochi di potere sottobanco a livello internazionale nei quali Reinhold viene catapultato dopo aver guadagnato il rispetto per aver detto in pubblico (con l'apprezzamento dei media) che le multinazionali guardano solo ai propri interessi fregandosene del prossimo. Un po' di spazio per l'immancabile donna in carriera che la dà “solo per arrivare in alto” (Jane Seymour) e per una partita a squash montata come una battaglia senza esclusione di colpi; ma non c'è proprio di che divertirsi, nonostante alcune discrete gag infilate di quando in quando per ravvivare. E anche Eddie Albert come gran capo dell'azienda aggiunge ben poco a una commedia che dà l'impressione di voler mordere senza avere i denti.
il DAVINOTTI