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ACCESS CODE - CODICE D'ACCESSO

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Access code - Codice d'accesso
Titolo originale:Access Code
Dati:Anno: 1984Genere: thriller (colore)
Regia:Mark Sobel
Cast:Michael Durrell, Marcia Mueller (Marcia Walter), Martin Landau, Michael Napoli, Michael Ansara, Macdonald Carey, Martin Goslins, Bill Woods, Gyl Roland, Robert Braddock, Barry Stigler, Barbara Stamm, Jerold Pearson, Denise Russo
Note:Aka "Data terror".
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M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: n.d.N° COMMENTI PRESENTI: 0
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 18/12/17 DAL DAVINOTTI
Fiacchissimo fanta-avventuroso dalle idee confuse che attinge un po' dal Grande Fratello orwelliano (citato nel film) e un po' dai più recenti film a sfondo cospirazionista-giornalistico per imbastire una storia improbabile. Si parte dalla solita violazione della banca dati del governo americano per introdurci a una grande macchinazione che, utilizzando i satelliti e continuando con gli schermi televisivi, arriva a tenere sotto controllo l'intero genere umano (si suppone). Avendo però scelto come azione dimostrativa l'intromissione nei codici d'accesso dell'intero arsenale nucleare americano la minaccia mette seriamente in allarme tutti gli organi preposti alla sicurezza dello Stato; i quali (rappresentati da un Martin Landau non certo al meglio delle sue possibilità) non trovano di meglio che ricontattare un ex-specialista del campo (Durrell) nel frattempo ritiratosi a vita privata. Questi, sulle prime refrattario, finisce con l'accettare l'incarico coinvolgendo successivamente pure sua sorella (Mueller), analogamente impiegata nel campo, e - indirettamente - un giornalista (Napoli) amico di lei. Ma risolvere l'arcano e capire chi si nasconda dietro alla gigantesca macchinazione non sarà affatto facile, così come non lo sarà - per chi cerca di seguire il film - capire dove si voglia andare a parare. Anche perché la regia è quanto di più debole si possa immaginare, le scenografie spiccano per terribile povertà e pure la recitazione complessiva (escludendo un Landau comunque relegato in un ruolo di secondo piano) non brilla certo per vivacità. Non resta che seguire avventure che si impossessano spudoratamente di tutti i cliché del genere in attesa di capire se la soluzione possa - almeno quella - dare un minimo di senso al tutto. Niente da fare. Anzi, l'allucinata ultima parte tende a confondere ancor di più le acque lasciandoci con grossi punti interrogativi. Il più grosso riguarda i motivi per cui si dovrebbe assistere a un simile mix di action sonnolenta, caos organizzativo e interpretazioni da filodrammatica, affossato definitivamente nelle ambizioni da una confezione para-televisiva. Per sostenere un progetto sulla carta di tale ampio respiro ci sarebbe voluto un bel po' di fumo negli occhi almeno dal punto di vista della tecnologia messa in scena, mentre qui - al di là di quattro computer che oggi ci appaiono inevitabilmente ridicoli – poco si vede. Il resto è affidato alle parole di personaggi misteriosi, a video esplicativi corredati di verbose spiegazioni tecniche e a un improvvisato fronteggiamento governativo (il progetto "Nuova venuta") della minaccia. Divertente vedere come Marcia Mueller fotografi un segretissimo trasbordo da auto a elicottero scattando duecento foto da pochi metri, da una posizione cioè in cui l'avrebbe notata chiunque senza nemmeno fare particolare attenzione.
il DAVINOTTI