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110 E FRODE

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110 e frode
Titolo originale:Stealing Harvard
Dati:Anno: 2002Genere: commedia (colore)
Regia:Bruce McCulloch
Cast:Jason Lee, Tom Green, Leslie Mann, Megan Mullally, Dennis Farina, Tammy Blanchard, Richard Jenkins, Chris Penn, John C. McGinley, Seymour Cassel, Martin Starr, Bruce McCulloch
Note:Aka "Centodieci e frode".
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M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: n.d.N° COMMENTI PRESENTI: 0
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO DAVINOTTATO NEL PASSATO (PRE-2006)
Sciocchezzuola americana condita dal solito umorismo a sprazzi che ne rende difficile la completa stroncatura. La storia è banale quanto fiacca e vede il buon Jason Lee (non la faccia più adatta, per un film dalle ambizioni comiche) costretto a trovare 30.000 dollari per pagare la retta di Harvard alla nipotina che l'aveva promesso. Lui i soldi li avrebbe anche, ma dall'altra c'è la futura moglie (Leslie Mann) che li ha già investiti nella loro casa post-matrimonio. Dove rimediare dunque la somma? L'unica è chiedere consiglio all'amico un po' matto (Tom Green), che ovviamente lo coinvolgerà subito in bislacche operazioni illegali destinate al fallimento. Tutto qui, ma ciò che veramente conta e che anima una commedia altrimenti destinata alla noia sono i personaggi di contorno: dal padre di lei col quale i rapporti sono costantemente tesi (Dennis Farina) al detective che comincia a trovarsi i due protagonisti sempre tra i piedi (John McGinley); poi ancora il ricco proporietario di una villa, feticista che sorprende i ladri per costringerli a vestirsi e comportarsi come l'ex moglie defunta o l'immancabile gangster da operetta (Chris Penn). La regia di Bruce McCulloch tiene il ritmo piuttosto alto, peccato solo che alcune gag - che prese singolarmente sono anche esilaranti - siano spalmate in un contesto complessivamente molto deludente. Una commedia americana tipica, insomma, di quelle in cui le potenzialità degli umoristi che sceneggiano finisce col contrastare la necessità di dare una forma alla storia. Il risultato è piuttosto sconfortante, tuttavia non si può non apprezzare la verve di Green soprattutto in confronto all'impotenza comica di Lee.
il DAVINOTTI