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IL BOIA DI VENEZIA

M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: n.d.N° COMMENTI PRESENTI: 0
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 10/5/17 DAL DAVINOTTI
Intrighi e delitti all'ombra del Palazzo Ducale al tempo dei Dogi. E' proprio Sandrigo Bembo (Barker), figlio del Doge (Chaliapin jr.), a suscitare l'invidia del Grande Inquisitore Rodrigo Zeno (Madison): è promesso sposo dell'innamoratissima Leonora (Panaro) e Zeno ordisce un complotto per eliminarlo dal campo e poterglisi sostituire al fianco di lei. Si allea cioè col pirata uscocco Guarnieri (Petri), ansiosio di vendicarsi del Doge, spingendolo a testimoniare che Sandrigo era con lui la sera prima. Tanto basta per accusare Sandrigo di tradimento: con suo padre a letto gravemente malato, verrà imprigionato nelle carceri del Ponte dei Sospiri in attesa che il Consiglio dei Dieci (manovrato da Zeno) decida se condannarlo a morte. Lo farà, e per togliersi dagli impicci Sandrigo dovrà attendere l'aiuto degli amici. Nel frattempo Leonora resiste alla corte di Zeno e se ne scappa in convento... Un soggetto complesso come sempre in questo casi, che prevede ribaltamenti di situazione e colpi di scena ma lascia comunque spazio agli ovvi (e prolungati) duelli di gruppo, con spade sguainate e scene di massa di un certo effetto (considerata anche la bellezza degli scenari). Venezia è ripresa con esterni piuttosto classici e quasi i medesimi dell'altro film di Capuano del 1963, IL LEONE DI SAN MARCO (poche le eccezioni), inquadrature raramente panoramiche e un gran numero di sfarzosi interni dove ordire le perfide trame dall'incedere melodrammatico. Convince poco il belloccio Lex Barker nei panni dell'eroe; molto meglio il canuto antagonista Guy Madison: occhi socchiusi e sguardo penetrante associati a un'apparente placidità e saggezza per sottolineare la perfetta ambiguità che si conviene ai cattivissimi: quand'è col Doge o Leonora finge di non avere alcun potere e di essere solamente un esecutore, in realtà tiene la città in pugno. Costumi in bella mostra, fotografia coloratissima e più in generale una confezione di qualità che sa come sfruttare l'ambientazione (poi certo, qualche anacronistico vaporetto che spunta sullo sfondo era difficilmente evitabile, nei campi lunghi in bacino San Marco). Numerose le scene di danze e feste utili a restituire in qualche modo il clima del tempo. Un'operazione classica oggi ovviamente datata, resa digeribile dalla professionalità delle maestranze e da una trama che si lascia seguire con discreto interesse. Un melodramma vecchio stampo destinato agli amanti degli avventurosi sulle rive della Serenissima (un sottogenere che conta non pochi titoli), un cappa e spada tuttavia piuttosto anonimo e uguale a mille altri, che certo non lascerà il segno. E il boia del titolo? C'è, ma è figura meno centrale di quanto non si possa immaginare. Almeno fino a quando...
il DAVINOTTI