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• [2.1] MISS MARPLE: ADDIO MISS MARPLE

M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: n.d.N° COMMENTI PRESENTI: 0
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 20/2/17 DAL DAVINOTTI
Per la nuova resa dell'ultimo romanzo di Agatha Christie (come noto pubblicato postumo) i produttori della serie decidono di prendersi delle grosse libertà rispetto allo scritto originale (che la precedente versione con Joan Hickson aveva invece limitato). Innanzitutto a colpire è l'assenza del marito della protagonista Gwenda (Myles), sostituito qui da un dipendente dello stesso chiamato per assistere la donna in attesa di un suo ritorno che non avverrà mai. E' con lui che Gwenda raggiungerà e acquisterà la villa di Hillside dove scoprirà di aver già abitato quando aveva due anni: aveva dimenticato tutto, compresa un'immagine molto forte in cui vide uccidere nel buio del salone una figura femminile che, lo scoprirà poi, era la sua matrigna. Dall'intuizione di miss Marple (McEwan), che riporta la trama da quello che sembrava un mistero a tinte sovrannaturali in un ambito da giallo classico (semplici ricordi vaghi d'infanzia e non poteri paranormali come qualcuno iniziava a suggerire dopo che Gwenda mostrava di conoscere la disposizione delle stanze di una casa che credeva di vedere per la prima volta), comincia l'indagine vera e propria. Condotta dalla Marple assieme a Gwenda, s'infittisce di flashback che riportano all'epoca in cui la matrigna poi scomparsa lavorava come attrice assieme a un gruppo teatrale (i "Funnybones") di cui - nel romanzo originale - non esiste traccia. Ed è questa - assieme al colpo di scena finale, apocrifo pur se tipicamente christieiano - la novità principale, perché è attorno ai "Funnybones" che ruota buona parte dei sospetti; la qual cosa dà però la sensazione di un episodio troppo lontanamente ispirato alla fonte, su cui si è innestata una storia autonoma che recupera solo alcuni degli spunti del testo. Si procede quindi così, di variazione in variazione, ma lasciando comunque intravvedere la forza dell'idea originale, probabilmente una delle più intriganti e ben costruite dalla straordinaria giallista. La McEwan continua a non convincere in pieno come Marple (troppo vivace) e la compressione della vicenda in un'ora e mezza (volendovi aggiungere molte parti autonome) finisce col sacrificare la comprensione richiedendo un'attenzione notevole allo spettatore. Era meglio la versione più fedele interpretata dalla Hickson.
il DAVINOTTI