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VENICE EXPRESS

M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: n.d.N° COMMENTI PRESENTI: 0
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 13/2/17 DAL DAVINOTTI
Sgangheratissima produzione tedesca che pu˛ vantare nel cast un allora giovane Hugh Grant, la bella Tahnee Welch e il villain per eccellenza Malcolm McDowell in un ruolo che dire ambiguo Ŕ poco. Dopo un prologo confuso in cui una bambina sembra volare gi¨ da un palazzo veneziano (ma la confusione diventerÓ l'unica vera costante del film) ci troviamo presto alla stazione ferroviaria di Monaco, da dove parte il "night train to Venice" del titolo originale, l'Orient Express. A salirci Ŕ Martin Gamble (Grant), che deve recarsi a Venezia per pubblicare un suo libro basato su poco chiariti studi riguardanti il nazismo. Sul treno incontrerÓ una bella attrice (Welch) che viaggia con sua figlia e altri ambigui personaggi che non si capisce cosa cerchino e cosa voglian fare (tra questi il giÓ citato McDowell, che si aggira per i vagoni limitandosi a sgranare gli occhi da matto). Stretta facile amicizia con l'attrice, portata a letto nel giro di un paio d'ore (la Welch se non altro si mostra nuda), Martin scenderÓ con lei a Venezia piazzandolesi in casa (un palazzo lussuosissimo palazzo). Non succede molto altro, a dire il vero, perchÚ il regista sembra interessato a insistere con ralenti del tutto inutili, flashback infantili che non si sa cosa c'entrino, ripetuti, patinati amplessi della coppia protagonista e riprese cartolinesche di Venezia durante il carnevale. Il resto ľ cioŔ la storia ľ Ŕ un mero contorno su cui non vale la pena soffermarsi, con Grant che raggiunta la casa editrice "Inferno" la trova abbandonata e lý viene inseguito in auto (a Venezia!) dagli stessi loschi individui che aveva incrociato sul treno. Altre scene di raccordo appiccicate alla bell'e meglio dovrebbero creare un po' d'atmosfera, ma risultando slegate finiscono col fare solo da maldestra cornice. McDowell prosegue anche a Venezia nel pedinare a distanza i protagonisti senza che se ne capiscano i motivi (l'intuizione allo spettatore potrebbe venire nel finale, ma non Ŕ nemmeno detto) e ci si avvicina al colpo di scena conclusivo nel peggiore dei modi. Esaurita la (modestissima) sorpresa e mentre si vorrebbe capire dove il film voglia andare davvero a parare, arriva un'ultima carrellata di immagini veneziane con colombe che svolazzano qua e lÓ alla John Woo (come se a Venezia si trovassero facilmente), ancora scene di sesso sotto le coperte, panoramiche che non voglion dir niente per uno degli epiloghi pi¨ insulsi che si possano immaginare. I dialoghi sono terrificanti, la regia non sa come creare un minimo di suspense e ci prova farcendo come detto il film di ralenti, flashback misteriosi, ambientazioni lugubri e precipitando una volta a Venezia nel kitsch pi¨ bieco con carrellate di immagini da spot del carnevale con sfilate di maschere tra le gondole. Forse ci si voleva in parte accostare al cinema rarefatto di Lynch o al classico "veneziano" di Roeg (soprattutto a guardare il prologo), ma i risultati sono a dir poco sconfortanti. D'altra parte se lo stesso Hugh Grant lo ricorda come il peggior film che abbia mai girato un motivo ci doveva pur essere...
il DAVINOTTI