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LA MACCHINA DELLA VIOLENZA

All'interno del forum, per questo film:
La macchina della violenza
Titolo originale:The Big Game
Dati:Anno: 1973Genere: action (colore)
Regia:Robert Day
Cast:Brendon Boone, Stephen Boyd, France Nuyen, Ray Milland, Cameron Mitchell, Michael Kirner, John Van Dreelen, John Stacy, George Wang, Marie du Toit, Ian Yule, Bill Brewer, Romano Puppo, Larry McEvoy, Anthony Pritchard
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M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: n.d.N° COMMENTI PRESENTI: 0
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 27/1/17 DAL DAVINOTTI
Caotico action con implicazioni che tiran dentro governi, eserciti, organizzazioni segrete... La trama non sarebbe nemmeno complicata, ma viene resa tale da una sceneggiatura organizzata decisamente male, che parte focalizzandosi su due personaggi, padre e figlio: il primo, il prof. Handley (Milland), è a capo di un esperimento rivoluzionario che attraverso il controllo delle menti (tramite antenna parabolica posizionata nelle vicinanze!) ha l'obiettivo di regalare la pace al mondo (il come non è ben chiaro); il secondo, Jim (Boone), lavora per l'ambasciata americana e gira il mondo tra Roma - dove conosce una ragazza di cui s'innamora (Nuyen) - e Hong Kong. Ora: poiché il governo ha deciso infine di finanziare il progetto di Handley, una potente organizzazione che vende armi in tutto il mondo e che si vede minacciata da un'invenzione tanto risolutiva decide che è il caso di fare qualcosa. Per questo cerca di costringere Jim a impedire di far partire la Willem Barendsz, cioè la nave che porterà il materiale per la prima installazione di suo padre a Hong Kong. Naturalmente per arrivare a questo si passa attraverso tutta una serie di avventure degne di uno spionistico bondiano: minacce, congreghe misteriose, spettacolini locali, femme fatale e persino il nostro Romano Puppo in versione picchiatore d'esportazione. Il tutto in attesa di raggiungere una seconda parte in cui finalmente si parla il linguaggio facile dell'azione e la Willem Barendsz diventa il teatro di una colossale carneficina che se non altro fa rientrare il film nei ranghi permettendo a Robert Day di far valere il mestiere. Ray Milland si vede ben poco ma sovrintende alla scena più delirante del film, dove per dimostrare l'efficacia della sua invenzione "ipnotizza" tramite parabola un intero squadrone militare facendogli credere d'essere in guerra e portandolo ad attaccare un gruppo di auto che i soldati si convincono siano carrarmati nemici! Questo non prima di aver fatto azzuffare tra loro i conducenti delle auto non si capisce bene per quale motivo. E' un po' la sintesi del film, che si perde poi tra dialoghi insulsi (specialmente quelli tra Jim e la sua fiamma, sessualmente invadente), situazioni improbabili e una godibile esplosione di sanguinosa azione nel lungo scontro a fuoco finale. E la macchina della violenza? Beh, ci viene spiegato cosa sia nella pillola di saggezza su cui si chiude il film: è l'eterna lotta tra il cannone e la corazza; più i cannoni si facevano potenti più lo spessore delle corazze aumentava. Una macchina che ferma la violenza genererà una macchina per fermare la macchina. Così... all'infinito.
il DAVINOTTI