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ITALIAN GANGSTERS

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Italian gangsters
Dati:Anno: 2015Genere: gangster/noir (colore)
Regia:Renato De Maria
Cast:Francesco Sferrazza Papa, Sergio Romano, Aldo Ottobrino, Paolo Mazzarelli, Andrea Di Casa, Luca Micheletti
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Filmati:
M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: n.d.N° COMMENTI PRESENTI: 0
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 18/12/16 DAL DAVINOTTI
Curiosa operazione, quella di Renato De Maria. Per raccontare le gesta dei principali criminali della mala italiana dei Sessanta e Settanta non si ferma alla ricostruzione documentaria ma si affida alle parole dei protagonisti. Partendo da testi che hanno narrato l'avventurosa vita dei sei gangster analizzati, De Maria porta su schermo sei buoni attori che in primo piano, su sfondo nero, li interpretano fingendo di ricordare il "proprio" passato. Ecco che quindi davanti a noi sfilano idealmente, alternandosi nelle testimonianze, Ezio Barbieri (Francesco Sferrazza Papa), Paolo Casaroli (Sergio Romano), Pietro Cavallero (Aldo Ottobrino), Luciano De Maria (Paolo Mazzarelli), Horst Fantazzini (Andrea Di Casa) e Luciano Lutring (Luca Micheletti). Chi ha vissuto quegli anni non può non tornare con la mente alle scorribande armate che minacciavano la pace delle città del Nord (Milano, Torino e non solo), ma non ci si aspetti una ricostruzione attenta delle gesta di Lutring e compagni, perché in sostituzione dei filmati d'archivio (che comunque, pur se in piccola parte, non mancano) De Maria inserisce, montandole con cura e facendole accompagnare dalle azzeccate musiche di Lele Marchitelli, una gran quantità di brevi sequenze ricavate da film del periodo. Persi tra fotogrammi che documentano la realtà sociale di quegli anni riflessa al cinema vedremo quindi comparire di sfuggita Volonté, Ventura, Moschin, Merenda, la Bouchet e molti altri. I film di Di Leo, Tessari, Guerrieri ma anche di Antonioni e dei francesi Deray e Sautet vengono frullati in una sorta di ricostruzioni alternative che hanno tuttavia il difetto di scoprire presto il gioco tradendo l'origine "altra" dei filmati, quasi sempre realizzati dai loro autori non certo per commentare le azioni narrate qui dai sei gangster. Fortunatamente le sovrimpressioni delle prime pagine dei quotidiani o le registrazioni dei veri telegiornali d'epoca restituiscono un alone più documentaristico a un film che si propone comunque innanzitutto di svelare quanto più possibile i pensieri e gli obiettivi dei biechi personaggi analizzati; a far questo ci pensano gli attori, inevitabilmente un po' sopra le righe, sfacciatamente teatrali nell'impostazione ma in ogni caso tutti capaci di catturare l'attenzione. Il problema è che le sei interpretazioni sono piuttosto simili e si fatica a distinguere tra loro i singoli gangster; la cosa conferisce omogeneità al film, è vero, ma nello stesso tempo sovrappone troppo le sei diverse vite. Micheletti è il più divertente nella sua caratterizzazione di Lutring, Romano carica di filosofia le riflessioni di Casaroli, Mazzarelli sghignazza un po' troppo ma nel complesso i racconti sanno davvero visualizzare con le sole parole, le espressioni, le pause, alcuni momenti importanti nelle vite dei sei gangster. De Maria quindi (considerato anche il lavoro come co-sceneggiatore assieme a Federico Gnesini e Valentina Strada) assembla bene il materiale a disposizione e dirige un film singolare, che si muove tra teatro, documentario e fiction rischiando di essere un po' pedante ma fermandosi saggiamente prima dell'ora e mezza. Imperfetto ma intrigante.
il DAVINOTTI