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MI RIFACCIO IL TRULLO

M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: N° COMMENTI PRESENTI: 1
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 16/9/16 DAL DAVINOTTI
Commedia pugliese costruita senza gran fantasia puntando soprattutto sulla simpatica bonarietÓ dei protagonisti e sul confronto tra la cultura meridional-popolare e quella del nord rappresentata dalla bionda milanese in vacanza al trullo: altezzosa, moderna nel linguaggio, affogata in ogni luogo comune possibile associabile al capoluogo lombardo (il mestiere legato alla pubblicitÓ, l'aperitivo, l'amico gay, la fissazione per le nuove tendenze e via dicendo). Il titolo fa riferimento al furto subito da Michele (De Santis): il trullo - comprato col mutuo - gli Ŕ stato scoperchiato e portato chissÓ dove e chi ha prenotato lý le vacanze, ovvero la milanese Giada (Cacciatore), non accetta certo di essere sbattuta in una specie di prefabbricato che del trullo non ha niente, nonostante le maldestre rassicurazioni. A Michele non resta che ospitarla cosý nel suo, di trullo, cedendole la propria stanza e sistemandosi sul divano, rintuzzando contemporaneamente le pressanti richieste del direttore di banca (Masciarelli) che giustamente pretende il pagamento delle rate del mutuo e che del furto non sa nulla. Situazioni prevedibili per dar modo al protagonista di arrabattarsi come pu˛ e d'innamorarsi (ricambiato) della bella ospite. Qualche vaga reminiscenza del cinema di Troisi nell'atteggiamento sempre composto e rassegnato di Michele, frequente il ricorso a facili gag legate alla diversitÓ di linguaggio (si veda l'ASAP di Giada tradotto da Michele in "veloce veloce"). Uso intelligente e non troppo stretto dell'accento pugliese, furbo l'aver chiamato tra le seconde file il glorioso Gianni Ciardo, in zona una vera istituzione: fa il prete di buon cuore, si vede poco ma Ŕ sicura presenza di richiamo, per i nostalgici della comicitÓ made in Puglia. Fotografia dai colori sparati come si usa nelle commedie di oggi, qualche bello scorcio con trulli, sole a picco e aperture paesaggistiche piacevoli. Pi¨ che la brillantezza di una sceneggiatura piuttosto opaca, fitta di battute riciclate e talvolta rabbrividenti, funzionano le facce, le espressioni, l'indole complice di paesani che tendono ad aiutarsi quando serve (si veda il lungo stratagemma usato per impedire al bancario Masciarelli di arrivare in auto al trullo scoperchiato e scoprire l'inghippo), la spontaneitÓ del cast. La regia Ŕ sufficientemente spigliata, l'ambientazione insolita, la Cacciatore sa essere seducente quanto basta ma in fondo, a ben vedere, Ŕ solo una delle troppe operazioni nate senza idee tentando di rispolverare la formula dei primi successi pieraccioniani.
il DAVINOTTI

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Pessoa 29/1/19 21:15 - 1003 commenti

Seconda incursione cinermatografica per Uccio De Santis, eroe della barzelletta sulle emittenti locali pugliesi. Anche questa volta la regia Ŕ affidata al fido Cea, che lascia il protagonista libero di adattare lo scarno copione alla sua comicitÓ fatta di battute spesso "scorpionesche" (in cauda venenum). Non tutto per˛ gira per il verso giusto e qualche colpo va a vuoto, vittima della lungaggine di alcune scene, ma le risate convinte non sono poche e le strappa tutte De Santis con grande mestiere. Buono il cameo di Ciardo. Si lascia guardare.

• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La sostituzione dei fiori; Il famoso gruppo musicale degli Herpes ("Stavamo sulla bocca di tutti").
I gusti di Pessoa (Gangster - Poliziesco - Western)