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ATTACCO ALLA BASE MILITARE GLORIA

All'interno del forum, per questo film:
Attacco alla base militare Gloria
Titolo originale:The Siege of Firebase Gloria
Dati:Anno: 1989Genere: guerra (colore)
Regia:Brian Trenchard-Smith
Cast:R. Lee Ermey, Wings Hauser, Robert Arevalo, Mark Neely, Gary Hershberger, Clyde Jones, Margaret Gerard, Richard Kuhlman, John Calvin, Albert Popwell, Michael Cruz, Erich Hauser, Miguel Romero, Don Wilson, Nick Nicholson
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M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: n.d.N° COMMENTI PRESENTI: 0
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 29/7/16 DAL DAVINOTTI
Onesto war-movie che nella base militare del titolo confina uno degli ultimi avamposti americani nel Vietnam del Sud, attaccato dal nemico senza sosta, di tanto in tanto salvato dalle incursioni in elicottero dei rinforzi. Dopo il successo - premiato con gli Oscar - di PLATOON, che al tempo era il modello da seguire, i film sulla sporca guerra si sono moltiplicati a dismisura, spesso nel tentativo fallito di replicarne la formula vincente con varianti poco significative. THE SIEGE OF FIREBASE GLORIA non si fa ricordare per nulla in particolare, pur potendo contare su buone scene d'azione, battaglie piuttosto realistiche e riprese di una certa qualità. La coralità che però caratterizza i prodotti migliori nel campo qui è assente: al di là del sergente particolarmente umano di R. Lee Ermey e il Di Nardo cui dà il volto Wings Hauser, gli altri sono solo figure di nessuna consistenza cui spetta saltuariamente qualche scena di passaggio, in secondo piano rispetto pure allo scialbo antagonista in campo nemico. E' quindi in primis la scarsa tridimensionalità dei personaggi a togliere interesse a un film che invece avrebbe le carte in regola per poter ben figurare grazie a una lodevole spettacolarità, a suggestive scene in campo lungo, a battaglie cruente che sfociano nella consueta fiera delle atrocità (bastano le prime sequenze per capirlo, col rinvenimento di teste infilzate in cima alle canne, decine di corpi - anche di bambini - massacrati, cumuli di cadaveri...). Ermey - che in Vietnam combatté davvero - mantiene un invidiabile self control, non sbraita mai né si lascia andare agli eccessi comuni a tanti suoi "colleghi". La sua è una leadership silenziosa, ben diversa da quella del suo giovane "figlioccio" (Hauser) compagno di mille battaglie, che sa mostrare spietatezza e decisione ma anche affetto (nei confronti del piccolo vietnamita raccolto durante un'incursione). Rare le scene notturne: la guerra si combatte alla luce del sole, spesso in campo aperto; un campo devastato dalle esplosioni, solcato da migliaia di proiettili che s'incrociano e di attacchi sferrati in massa senza paura. Nessuna poesia, dialoghi deboli e un pragmatismo da pura serie B che sconfina in un'arida povertà concettuale (colpa anche del brutto doppiaggio italiano di Ermey, che appiattisce la narrazione). Poco interessante la figura della dottoressa, angustiata da prevedibili problemi di coscienza, ancor meno quella dell'ex comandante uscito di senno.
il DAVINOTTI