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CIAO BROTHER

M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: N° COMMENTI PRESENTI: 1
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 11/6/16 DAL DAVINOTTI
Naturale trasferimento su grande schermo della facile comicità di Pablo & Pedro, coppia cabarettistica di buon successo televisivo a Zelig, CIAO BROTHER fa incontrare i due negli Stati Uniti. Qui Angelo (Nardi) scopre - osservando una foto sul giornale - di essere praticamente il sosia giovane di un ricco miliardario morto da poco. Elabora così un piano per sfruttare la cosa e si piazza in casa di George (Di Renzo), l'unico vero figlio del defunto, dopo essersi con lui spacciato per un suo fratello della cui esistenza nessuno era al corrente. George non gli crede, prevedibilmente, ma finisce con l'ospitare il sedicente fratello in villa dove naturalmente questi, invadente come pochi, farà il diavolo a quattro coinvolgendo nelle sue scorribande la grassissima cameriera, la moglie (Boccoli) del padrone di casa e - indirettamente - l'amica di quest'ultima (Mietta), spesso in visita lì. Tutti lo vorrebbero cacciare ma nessuno sa bene come farlo; se fosse davvero chi dice di essere ci vorrebbe coraggio per metterlo alla porta, proprio come nel film con Totò e Gino Cervi al quale in parte gli autori sembrano ispirarsi; e che al Principe della risata Nardi guardi con insistenza profondendosi in insistite citazioni è palese (addirittura si mette a dirigere un'orchestra inesistente in una scena totalmente avulsa dal contesto)... Naturalmente il parallelo tra Totò e Nardi si ferma agli omaggi (l'ossessionante “lasciati abbracciare” con costante rifiuto del fratello più serio era un'altra gag tipica del grande comico) e non solo perché uno è napoletano e l'altro romano. Agganciato a una sceneggiatura (di Giulio Base) che a fatica appiccica tra loro come può alcuni famosi sketch dei due, il film di Nicola Barnaba tenta di offrire qualche buon momento comico sostanzialmente fallendo nell'impresa, nonostante la buona vena di Nardi (Di Renzo è la spalla, quello serio e posato, non spetta certo a lui far sorridere il pubblico). Il problema è che il livello umoristico è basso, le battute vanno dal semplicisticamente rielaborato al biecamente riciclato e addirittura si ha l'impressione che si sia ricorsi all'ambientazione americana esclusivamente per dare la possibilità a Nardi di prodursi nella solita variante del "Noio volevam savuar", cioè una lunga sequela di equivoci linguistici semi-improvvisati che se non altro qualche timida risata storicamente la garantisce; per avere un minimo di base da cui partire insomma... Visto lo scarso budget si è puntato su un cast curioso: la rediviva Benedicta Boccoli è la più presente in scena esclusi i due protagonisti (e recita piuttosto bene, a dire il vero), Mietta fa capolino di tanto in tanto ma si parla di circa dieci minuti in tutto (se non altro canta per i titoli di coda a commento delle immancabili “paperissime”); l'indimenticato (dai fan) primo Thorne Forrester di BEAUTIFUL Clayton Norcross è il cliente texano, Roberto Ciufoli ha due interventi (il primo, al bar, è forse lo sketch migliore del film) e Massimo Ceccherini fa il consueto "amichevole" cameo di un minuto o giù di lì come tassista truffato da Angelo in apertura (un simpatico battibecco e niente più, buono giusto per far comparire il nome di Ceccherini in cartellone). A tenere su un film che dopo mezz'ora ha già il fiato corto ci pensa l'uso astuto di una colonna sonora ben ritmata, che ormai sta diventando sempre più fondamentale per aiutare il difficile lavoro del regista in casi così. Ancora una volta la sensazione è che in Italia non manchino gli attori ma i copioni e il risultato è che se in tv - per dieci minuti di esibizione - si può anche pensare di articolare il pezzo intorno a quattro battute, al cinema no; ci vuole una storia, ci vuole varietà, ci vuole la capacità di uscire dallo schema chiuso del cabaret perché non si può pensare di proseguire un'ora e mezza a buttar lì freddure da due soldi.
il DAVINOTTI

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Markus 12/6/16 18:15 - 2734 commenti

Ennesimo tentativo di passaggio dalla tv al cinema per una coppia di cabarettisti. Stavolta tocca a Pablo e Pedro, che in terra americana danno il via alla classica commedia degli equivoci. Purtroppo la vicenda dell'incontro - scontro tra due personalità diverse è già di per sé un canovaccio molto sfruttato; se poi oltre a questa ovvietà ci si aggiunge poco o nulla, si capisce che già al primo tempo si consumano tutte le buone cartucce e resta, spiace dirlo, la noia. Valida la Boccoli (forgiata dal teatro) e sexy Mietta e Della Ragione.
I gusti di Markus (Commedia - Erotico - Giallo)